Curiosità Cultura Piemonte
Alessandro Antonelli, il genio visionario che cambiò il volto di Torino e del Piemonte
Antonelli fu uno degli architetti più innovativi dell’Ottocento italiano, un progettista capace di immaginare edifici che sembravano sfidare le leggi della fisica
TORINO – Quando si pensa ad Alessandro Antonelli, il primo pensiero corre inevitabilmente alla Mole Antonelliana, il simbolo per eccellenza di Torino. Eppure ridurre la sua figura al celebre monumento sarebbe un grave errore. Antonelli fu uno degli architetti più innovativi dell’Ottocento italiano, un progettista capace di immaginare edifici che sembravano sfidare le leggi della fisica e un uomo che, con le sue intuizioni, anticipò di decenni l’architettura moderna.
La sua eredità è ancora oggi visibile in tutto il Piemonte, tra chiese, palazzi, cupole e piani urbanistici che raccontano la storia di un professionista tanto geniale quanto discusso.
Le origini: da Ghemme agli studi tra Milano e Torino
Alessandro Antonelli nacque il 14 luglio 1798 a Ghemme, nel Novarese, da una famiglia benestante. Figlio del notaio Costanzo Antonelli e di Angiola Bozzi, mostrò fin da giovane una particolare inclinazione per il disegno e l’architettura.
Dopo gli studi liceali a Milano frequentò l’Accademia di Brera, per poi trasferirsi a Torino dove studiò sotto la guida dell’architetto Ferdinando Bonsignore, conseguendo nel 1824 il diploma di ingegnere-architetto. Nei primi anni lavorò negli uffici tecnici demaniali del Regno di Sardegna, esperienza che gli consentì di confrontarsi con importanti opere pubbliche.
Il viaggio a Roma che cambiò la sua visione
La svolta arrivò nel 1828, quando vinse un prestigioso concorso dell’Accademia Albertina che gli consentì di trascorrere un lungo periodo di perfezionamento a Roma.
Nella capitale studiò approfonditamente la geometria descrittiva, osservò da vicino i grandi monumenti dell’antichità e maturò un’idea di architettura molto personale. Pur restando formalmente legato al linguaggio neoclassico, iniziò infatti a concepire edifici nei quali tecnica e struttura diventavano protagoniste tanto quanto l’estetica.
Fu proprio durante questi anni che nacque quella ricerca sulle costruzioni slanciate e sulle grandi altezze che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva.
Professore, politico e architetto
Rientrato in Piemonte, Antonelli divenne nel 1836 professore di Architettura, Ornato e Prospettiva presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, incarico mantenuto fino al 1857.
Parallelamente intraprese anche un’intensa attività politica. Fu deputato del Parlamento Subalpino nel 1849 e per molti anni sedette sia nel Consiglio comunale di Torino sia nel Consiglio provinciale di Novara, partecipando attivamente al dibattito sullo sviluppo urbanistico delle città piemontesi.
Un architetto sempre in anticipo sui tempi
Antonelli non era un semplice costruttore di edifici: era un innovatore.
In un’epoca in cui l’architettura era ancora fortemente legata alla tradizione, iniziò a sperimentare nuove tecniche costruttive e un uso sempre più importante del ferro per alleggerire le strutture, pur mantenendo la muratura come elemento principale.
La sua concezione dell’architettura privilegiava la funzionalità della struttura rispetto alla decorazione. Per questo motivo molti suoi contemporanei giudicarono le sue opere eccessive, sproporzionate o addirittura irrealizzabili. Col tempo, però, quelle stesse caratteristiche sarebbero state riconosciute come il segno della sua straordinaria modernità.
Le grandi opere in Piemonte
Prima ancora della Mole, Antonelli aveva lasciato un segno profondo nel territorio piemontese.
Tra le sue opere più importanti figurano la straordinaria Cupola della Basilica di San Gaudenzio a Novara, alta circa 121 metri, una delle più ardite realizzazioni in muratura dell’Ottocento europeo.
Firmò inoltre il progetto del Santuario del Santissimo Crocifisso, della celebre Casa Scaccabarozzi, meglio conosciuta come “Fetta di Polenta”, della Casa delle Colonne, della Casa Antonelli e di numerosi edifici civili e religiosi tra Novara, Torino e il resto del Piemonte.
Molti suoi cantieri durarono decenni, spesso a causa delle continue modifiche progettuali introdotte dallo stesso architetto, sempre alla ricerca della soluzione perfetta.
La Mole Antonelliana: un progetto diventato simbolo d’Italia
L’opera che rese immortale il suo nome iniziò nel 1863.
La Mole Antonelliana nacque inizialmente come tempio destinato alla Comunità ebraica torinese. Antonelli, però, non riuscì a limitarsi al progetto originario: modificò più volte i disegni, aumentando progressivamente l’altezza dell’edificio.
I costi crebbero enormemente e anche i tempi di costruzione si allungarono. Le tensioni con la Comunità israelitica portarono infine alla cessione dell’edificio al Comune di Torino, che decise di completarlo trasformandolo in un monumento cittadino.
Con i suoi 167,5 metri di altezza, la Mole divenne il più alto edificio in muratura del mondo e ancora oggi rappresenta uno dei simboli più riconoscibili dell’Italia.
Un visionario anche nell’urbanistica
Meno noto al grande pubblico è il contributo di Antonelli come urbanista.
Elaborò un ambizioso piano di trasformazione del centro storico di Torino che prevedeva interventi radicali, tra cui lo spostamento di edifici storici come Palazzo Madama. Il progetto non venne mai realizzato perché ritenuto troppo rivoluzionario, ma molti studiosi riconoscono oggi la modernità della sua impostazione, capace di anticipare alcune idee della pianificazione urbana contemporanea.
Gli ultimi anni e la morte
Antonelli continuò a seguire personalmente i propri cantieri fino a un’età molto avanzata. Nonostante gli oltre ottant’anni, saliva ancora sulle impalcature per controllare lo stato dei lavori, dimostrando una dedizione assoluta alla professione.
Morì a Torino il 18 ottobre 1888, senza vedere completamente concluse alcune delle sue opere più importanti. Sarà il figlio Costanzo a seguire gli ultimi lavori della Mole Antonelliana.
L’eredità di Alessandro Antonelli
Per decenni Antonelli fu considerato un architetto eccentrico, persino ostinato. Oggi la sua figura è stata completamente rivalutata.
La sua capacità di spingere la muratura oltre i limiti conosciuti, l’impiego innovativo delle tecniche costruttive e la ricerca costante della verticalità lo hanno reso uno dei protagonisti assoluti dell’architettura italiana del XIX secolo.
La Mole Antonelliana continua a dominare lo skyline di Torino, ma il suo lascito va ben oltre quel profilo inconfondibile. Dalle cupole di Novara agli edifici civili disseminati in Piemonte, Alessandro Antonelli ha lasciato un patrimonio architettonico che ancora oggi racconta il coraggio di un uomo capace di immaginare ciò che gli altri ritenevano impossibile.
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