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Curiosità Torino Turismo

Largo solo 54 centimetri: perché tutti pensavano che l’edificio più strano di Torino sarebbe crollato

Per dimostrare che non sarebbe caduto, l’architetto Antonelli ci andò a vivere con la moglie. Storia di un miracolo architettonico che sfida i secoli.

Gabriele Farina

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TORINO – Immaginate un palazzo che, visto di profilo, sembra quasi sparire. Non è un effetto ottico da set cinematografico, ma una sfida architettonica che da oltre 150 anni lascia a bocca aperta chiunque passi per il quartiere Vanchiglia. È la “Fetta di Polenta“, il capolavoro della testardaggine torinese.

Il genio (e la rabbia) di Alessandro Antonelli

La storia di Casa Scaccabarozzi — questo il nome ufficiale — non nasce da un piano urbanistico, ma da una provocazione. Alessandro Antonelli, il geniale “papà” della Mole, si ritrovò tra le mani un minuscolo appezzamento di terreno trapezoidale all’angolo tra Corso San Maurizio e Via Giulia di Barolo. Era così piccolo e stretto che nessuno sapeva cosa farne.

Quando Antonelli propose di costruirci un palazzo, i suoi contemporanei risero. “Cadrà al primo soffio di vento“, sussurravano nei caffè di Torino. Ma Antonelli non accettava un “no” come risposta. Per tutta risposta, progettò un edificio altissimo e sottile, trasformando un limite in un manifesto di ingegneria.

I numeri dell’impossibile

Ciò che rende la “Fetta” un’anomalia mondiale sono le sue dimensioni, che sembrano sfidare la gravità:

  • Larghezza minima: Appena 54 centimetri sul lato del cortile.
  • Altezza: Ben 24 metri (9 piani, di cui due sotterranei).
  • La forma: Una fetta sottilissima che si allarga leggermente verso l’esterno.

Il segreto della moglie: Per dimostrare ai torinesi scettici che la casa era sicura, Antonelli ci andò a vivere davvero con la moglie, Francesca Scaccabarozzi (da cui il nome del palazzo). Se non è fiducia questa!

Più forte delle bombe e del tempo

La fragilità della Fetta di Polenta è solo un’illusione. Questo gigante di mattoni ha superato prove che avrebbero abbattuto edifici ben più massicci:

  • L’esplosione della polveriera di Borgo Dora (1852): Fece tremare l’intera città, ma la Fetta non si mosse.
  • Il terremoto del 1887: Anche qui, neanche una crepa.
  • I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale: Mentre i palazzi intorno venivano giù, lei rimase lì, a testimoniare che la tecnica vince sulla forza bruta.

Cosa c’è dentro oggi?

Dopo essere stata una residenza privata e aver rischiato l’abbandono, oggi la Fetta di Polenta ha trovato nuova vita. Gli interni, ottimizzati al millimetro con mobili su misura, ospitano una galleria d’arte e una residenza esclusiva. Salire quelle scale strette è come entrare in un’opera d’arte abitabile, dove ogni finestra è un quadro sulla città.

La prossima volta che passate tra i locali della Vanchiglia, fermatevi all’angolo di Corso San Maurizio. Fate un passo di lato, guardate il palazzo “sparire” e ricordatevi che a Torino, a volte, l’impossibile ha solo bisogno di un architetto molto testardo.

 

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