Festival Glbt, il patrocinio della Carfagna mette in imbarazzo Cota. E la Regione, per evitare equivoci, insiste: non abbiamo finanziato

Detto, fatto. Se c’è una promessa che Roberto Cota ha mantenuto di fronte al suo elettorato, è stata quella di togliere il patrocinio della Regione al festival del cinema gay, in programma a Torino dal 28 aprile. Lui, il leghista duro e puro, le sue idee in merito le aveva espresse già tempo fa, addirittura nel febbraio del 2010: “Se diventerò governatore, non ci saranno matrimoni gay, non ci saranno registri o altre iniziative simili. La famiglia è monogamica ed eterosessuale, composta da un uomo e una donna”. Anche il cinema, evidentemente, deve essere monogamico ed eterosessuale, certo per non turbare la coscienza del presidente e del suo assessore alla Cultura Michele Coppola (sì, proprio lui, il candidato sindaco per il centrodestra alle prossime amministrative). Il problema è che il festival di Torino non è una piccola manifestazione di nicchia, ma la più importante rassegna Glbt d’Europa, la terza nel mondo.

LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO. La nuova eroina del mondo variegato della diversità sessuale è sicuramente Mara Carfagna, che partì in quarta contro omosessuali et similia per poi convertirsi (grazie anche alla deputata lesbica del Pd Paola Concia) sulla via di Damasco, con tanto di scuse pubbliche e qualche lacrimuccia. È stato dunque proprio il ministro delle Pari opportunità, appena saputo della scelta della Regione Piemonte, a far ventilare l’idea di concedere ministerialmente il patrocinio al festival torinese. Una scelta forte, che attende solo un piccolo passo burocratico: la richiesta, da parte degli organizzatori, del timbro governativo. La procedura richiederebbe un mese, ma la sostanza è chiara e politicamente infiammabile: Cota sarebbe messo in un angolo, con il paradosso che uno dei festival settoriali più importante del mondo riceverebbe il patrocinio governativo e non quello della regione ospitante. Anche Piero Fassino, candidato sindaco per il centrosinistra (e dunque sfidante di Coppola) ha attaccato duramente Cota: ” È paradossale che nel giorno stesso in cui la Corte costituzionale dichiara, per una legge regionale in Liguria, la piena legittimità dell’impegno delle istituzioni contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale, che in Piemonte la giunta di centrodestra assuma una decisione di questo tipo proprio a Torino, che è da sempre e continuerà ad esserlo capofila nella lotta per i diritti e contro le discriminazioni”.

IL FESTIVAL. Organizzato dal Museo del cinema come il Torino film festival e il Festival cinemambiente, è giunto alla 26esima edizione. L’anno scorso ha radunato 40mila spettatori da tutto il mondo, con un costa di circa 550mila euro, pagati per metà dal Comune, per il 40% dalla Regione e per la quota restante dalla Provincia, dal ministero dei Beni culturali e dai vari sponsor. In un quarto di secolo, la regione lo ha sempre patrocinato, anche negli anni di Ghigo (governatore berlusconiano). L’anno scorso gli ospiti d’onore furono Claudia Cardinale e James Ivory. Quest’anno sarà presentato in anteprima il documentario d’autore “Veruschka”, diretto da Paul Morrissey e Bernd Böhm, sulla contessa-modella dalla vita leggendaria. Un genere che evidentemente non attira Cota: “Quella della Regione ci pare una scelta insensata – ha detto Giovanni Minerba, il direttore della rassegna – non vorrei preludesse a un disimpegno economico”. Il soccorso ministeriale certo non dispiace agli organizzatori: “Il patrocinio della Carfagna sarebbe il benvenuto”. Chissà come lo prenderanno dalla parti del palazzo della Regione.

LA PRECISAZIONE CHE AGGRAVA. In serata, dall’assessorato alla cultura della Regione Piemonte, fanno sapere che: è il Museo del Cinema a finanziare le varie iniziative del settore e quindi, a sua discrezione, anche il Festival Cinema gay. Non è perciò corretto ed anzi improprio dire che I fondi per il 2011 per questa iniziativa siano stati confermati dalla Regione Piemonte.

Caso mai qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio: il Festival non lo vogliono proprio…