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Biella

Aprile 1971 nasce Telebiella, la prima “libera” in Italia

Redazione Quotidiano Piemontese

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Non furono  Milano, Roma, Bologna  o Torino le  sedi della prima Tv libera in Italia. Siamo all’inizio degli anni Settanta e nella località di Biella, provincia profonda del NordOvest, prendeva vita l’esperienza che avrebbe cambiato il sistema televisivo italiano. Il Cavaliere Silvio Berlusconi era impegnato nella costruzione di Edilnord e Milano 2, Adriano Galliani era un antennista tifoso juventino…..

Insomma un altro mondo. Al circolo della Stampa di Torino di questa vicenda si è parlato nella presentazione del  bellissimo saggio “Telebiella e niente fu come prima”, ed. Centro Documentazione Giornalistica, pp. 176, 2011 di Silvano Esposito, direttore de Il Biellese, cronista di razza che ha ricostruito con grande pazienza tutti i passaggi e le condizioni storiche che portarono alla costruzione della prima televisione libera o privata. Insieme all’autore, presentato da Alessandra Comazzi, segretaria della Stampa Subalpina, sono intervenuti il grande artefice della sfida di Telebiella Peppo Sacchi, e i giornalisti Paolo Girola (Rai) e Beppe Gandolfo (Mediaset).

Dal 29 aprile 1971 fino al giugno del 1973, Telebiella fu un laboratorio incredibile finché  un funzionario del ministero delle Poste taglia e sigilla i cavi dell’ emittente, divenuta fuorilegge con un decreto del ministro Giovanni Gioia. Da quell’ infausto giorno, la bandiera del localismo sventola sull’ Italia. Il regista ex Rai Giuseppe Sacchi (per gli amici Peppo) aveva creato un progetto con coraggio e lungimiranza  e all’inizio dei Settanta, via cavo, aveva ottenuto dal tribunale la registrazione del proprio notiziario come «giornale periodico a mezzo video». Le trasmissioni cominciavano solo il 15 dicembre 1972, allo scadere della convenzione tra lo Stato italiano e la Rai per la concessione in esclusiva dei servizi radiotelevisivi. Tra i suoi volti la tv di Biella poteva contare su Daniele Piombi, il giovane Ezio Greggio, Fatma Ruffini,  Tortora e Vanna Brosio, per citare alcuni nomi. I pochi utenti erano collegati via cavo (3.000 metri di cavi trasportavano i programmi agli apparecchi installati nelle strade, in piazza, sotto la galleria, in bar, ristoranti e abitazioni di privati) e la programmazione consisteva esclusivamente in brevi notiziari. La Rai inizialmente sembrava non dare importanza al fenomeno; ben presto, però, sull’ esempio di TeleBiella altre stazioni via cavo vennero attivate in Italia. La chiusura per decreto non piegò Sacchi, che accolse il funzionario che avrebbe dovuto bloccare la messa in onda negli studi, con il pubblico presente e le telecamere in funzione, attribuendo all’ intervento del governo la valenza ideologica di un attentato alla libertà di informazione. Non si diede per vinto e coinvolge avvocati e testimonial illustri come uno dei suoi più validi collaboratori, il volto notissimo della Tv nazionale Enzo Tortora, nella difesa della sua emittente; si appellò alla Corte costituzionale, al Tribunale della libertà e al Tribunale europeo del Lussemburgo. Dopo un anno, nel luglio del 1974, una sentenza della Corte costituzionale autorizzava le trasmissioni via cavo e TeleBiella riprendeva a trasmettere. La vera e propria liberalizzazione delle televisioni private sarebbe stata sancita solo nel 1976, ma senza TeleBiella nulla sarebbe stato più come prima. Poi scese in campo l’imprenditore di Arcore che riuscì in poco tempo a sbranare la concorrenza (Rizzoli, Rusconi, Telemontecarlo ecc.). La Legge Mammi del 1990, costruita sull’asse Craxi-Berlusconi, sanciva il duopolio televisivo. Poi tangentopoli e il 1994….

 

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