Scandalo sanità: tornano a casa tre indagati, mentre la Ferrero si difende davanti al gip

Tornano a casa tre degli indagati nell’inchiesta sulla sanità piemontese, in carcere dallo scorso 27 maggio. Oggi il tribunale della libertà di Torino ha disposto l’obbligo di dimora per Franco Sampò, sindaco di Cavagnolo, mentre ha dato gli arresti domiciliari a Vito Plastino, commissario dell’Asl To5 e a Pierfrancesco Camerlengo, legato a società private che operano nel settore sanitario. Restano per ora in carcere Piero Gambarino, braccio destro dell’ex assessore regionale Caterina Ferrero (agli arresti domiciliari da mercoledì mattina), e l’odontoiatra Marco Mozzati, le cui istanze di scarcerazione sono state discusse davanti al Tribunale della libertà questa mattina. La decisione del Tribunale dovrebbe arrivare entro il prossimo martedì.

LA FERRERO SI DIFENDE. L’ex assessore regionale è comparsa in aula di giustizia ieri pomeriggio. Per due ore si è difesa dalle accuse di turbativa d’asta e abuso d’ufficio, dando la colpa – davanti al gip Trevisan – al suo “braccio destro” Piero Gambarino: “Non ne sapevo nulla, io a quella riunione non c’ero. E ancora oggi non si è deciso come distribuire gli ausili per incontinenti. Il problema era che se fosse andata avanti la gara, si sarebbe dato l’appalto per tre anni a qualcuno, scegliendo così di servire gli incontinenti solo tramite un canale regionale. Noi cercavamo invece di capire se fosse possibile usare un canale di distribuzione diverso, più capillare sul territorio, come le farmacie e non volevamo precluderci una possibilità che ci sembrava più utile e vantaggiosa”. E sulla vicenda dell’emodinamica di Chivasso: “Nessuno mi ha detto, e tantomeno io ho mai chiesto a nessuno, di stipulare un accordo privato con una clinica privata  –  ha spiegato la Ferrero  –  tutte le forze politiche da tempo insistevano per poter dare risposta a un’esigenza del territorio: i macchinari del centro erano inutilizzati da tempo e i pazienti si spostavano per il Piemonte con medico e ambulanza quando poteva essere invece dato un servizio con costi equipollenti”.