Giovani autori crescono, al Torino Film Festival il meglio del cinema che verrà

La presentazione del ventinovesimo Torino Film Festival

Da sempre osservatorio privilegiato su quanto c’è di nuovo nel mondo della Settima arte, qualche anno a questa parte, da quando, cioè, fu Nanni Moretti a prenderne in mano le redini, il Torino Film Festival è tornato alla sua vocazione originaria di manifestazione per il pubblico. E la differenza si è notata soprattutto nei film presentati nel concorso lungometraggi che è tornato a proporre film autoriali non privi di un appeal commerciale. Se prima pochi arrivavano alla distribuzione in sala, l’anno scorso il “salto” lo hanno fatto in due, il vincitore Winter’s bone e Four Lions. Il merito? Tutto di un regista appassionato e competente come Gianni Amelio e del suo braccio destro Emanuela Martini, una vera e propria enciclopedia di cinema passato, presente e (potenzialmente) futuro, che hanno saputo indirizzare il prezioso lavoro del collaudato staff della kermesse festivaliera.

Proprio al futuro guarda e ha sempre guardato questo festival, vera avanguardia italiana che sta a Venezia come Cannes sta a Rotterdam in ottica europea. Qui, a Torino, sono sbarcate le avanguardie orientali (Hong Kong e Taiwan prima, la Corea del Sud dopo), qui si è sempre dato spazio al Sud America che vive ora una fase di magnifico rinascimento cinematografico, qui si è sempre privilegiato il cinema indipendente. Anche quest’anno il concorso lungometraggi Torino 29 proporrà alcuni titoli di grande interesse, alcuni dei quali (si spera) approderanno in sala nei mesi successivi. Scorrendo i titoli dei film in concorso spicca 50/50 di Jonathan Levine con Joseph Gordon-Levitt che torna alla commedia, genere che l’ha reso noto con 500 giorni insieme, con la storia di Adam, 27enne cui viene diagnosticato il cancro e il 50% delle possibilità di farcela. Dagli States arriva anche Win Win (Mosse vincenti) con l’iper-impegnato Paul Giamatti (cinque film all’attivo nel 2011!), mentre dalla Francia ecco il provocatorio 17 Filles delle sorelle Delphine Muriel Coulin. Anche Ganjeung/A confession di Park Su-min promette di stupire mescolando le atmosfere dei noir orientali con una profonda riflessione religiosa. Dalla Gran Bretagna (da sempre una delle cinematografie care a Emanuela Martini) arrivano due action movie: Attack the block di Joe Cornish e Ghosted di Craig Viveiros. Due i film italiani in concorso. Il primo è Ulidi piccola mia di Mateo Zoni, l’altro è I più grandi di tutti di Carlo Virzì che rimette insieme, a quasi quindici anni dal fortunatissimo Ovosodo di suo fratello Paolo, parte di quel cast (Claudia Pandolfi, Marco Cocci) e di quelle atmosfere.

L’altra sezione ricchissima di sorprese è Festa Mobile. Fra le prime proiezioni di venerdì 25 novembre spiccano George Harrison: living in the material world, il documentario (di 208’) diretto da Martin Scorsese e dedicato al chitarrista dei Beatles, e Le Havre, anteprima nazionale dell’ultimo film del finlandese Aki Kaurismaki. Alla sera grande festa al Regio con un’altra anteprima nazionale, quella di Moneyball, film sul mondo del baseball con Brad Pitt grande protagonista. Il menu di Festa mobile è ricchissimo: si spazia da Into the abiss, l’ultimo documentario di Werner Herzog a Midnight in Paris, lo strampalato divertissement di Woody Allen con Owen Wilson proiettato nella Parigi di Hemingway, Picasso, Dalì, Bunuel e Fitzgerald, dagli horror Intruders (con Clive Owen) e Mientras duermes (con Luis Tosar) all’intimista Hanezu no tzuki di Naomi Kawase. E poi dopo i riconoscimenti raccolti ai Festival di Locarno e di Pusan arriverà finalmente nella città natale dei due registi (Massimiliano e Gianluca De Serio) e dell’attore protagonista (Roberto Helitzka) il pluripremiato Sette opere di misericordia. In Lés biens-aimés di Christoph Honoré Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni, madre e figlia, recitano al fianco degli emergenti Ludivine Sagnier e Louis Garrel e di un mostro sacro della regia come Milos Forman. Un programma come sempre molto eterogeneo in grado di soddisfare tutti: dagli amanti del cinema d’autore ai cultori di quello di genere. In ogni caso il pubblico prima di tutto.