Incendio al campo rom, Amnesty bacchetta le istituzioni: “Alle parole seguano i fatti”

“Amnesty International ha sollecitato le autorità italiane ad assicurare che le vittime dell’incendio appiccato in un campo rom non autorizzato, domenica scorsa a Torino, ottengano una riparazione e che i responsabili siano portati di fronte alla giustizia”. Lo comunica in una nota la stessa organizzazione umanitaria. Il giorno prima dell’accaduto “erano stati diffusi volantini – si legge nella nota – in cui si invitavano gli abitanti del quartiere a ‘ripulire’ la zona dove era presente l’insediamento rom. Secondo gli organi d’informazione, 30 dei circa 500 partecipanti alla manifestazione avrebbero preso parte al raid, in cui non è stata ferita alcuna persona poichè la polizia aveva fatto precedentemente evacuare l’area”.

“Amnesty International – prosegue la nota – ha apprezzato le dichiarazioni di condanna dell’accaduto da parte di autorità nazionali e locali, ma ha rammentato che alle parole devono seguire i fatti. Le autorità devono prendere misure concrete per affrontare tutte le forme di discriminazione, compresi gli atti di violenza discriminatoria motivati da odio razziale o etnico. Devono, inoltre, assicurare i responsabili di atti di violenza razzista siano sottoposti a indagine penale e che ricevano pene commisurate alla gravità di quanto commesso”.

L’UDIENZA. Si è svolta martedì mattina al tribunale di Torino l’udienza di convalida per Guido Divito e Luca Oliva, i due uomini fermati dopo l’assalto al campo rom della Continassa. “Abbiamo partecipato alla manifestazione – si sono difesi – ma non siamo entrati nel campo rom. Quando siamo arrivati davanti all’ingresso, ci siamo fermati mentre una cinqauntina di persone è entrata e ha lanciato bombe carta e molotov”.  Il gip  Silvia Salvadori ha ritenuto comunque fondati gli indizi di colpevolezza nei loro confronti, e ha convalidato il loro fermo emettendo la misura cautelare del carcere. Sono stati inoltre trasmessi alla procura dei minori gli atti del procedimento contro la 16enne che, per paura di confessare di aver perso la verginità, aveva raccontato di essere stata violentata mercoledì  pomeriggio: gli inquirenti stanno decidendo se procedere o meno con l’accusa di simulazione di reato.