Chiarezza sul rapporto Enea sulla Sindone

Query, il giornale digitale del CICAP,  fa il punto sul rapporto dell’Enea secondo il quale sarebbe escluso che la Sindone di Torino possa essere opera di un falsario medievale.

Il rapporto tecnico vero e proprio, dal titolo “Colorazione simil–sindonica di tessuti di lino tramite radiazione nel lontano ultravioletto. Riassunto dei risultati ottenuti presso il centro ENEA di Frascati negli anni 2005 – 2010” [1] è scaricabile qui dal sito dell’ENEA, uno dei più importanti enti pubblici di ricerca italiani.

Si tratta di un rapporto tecnico dell’ENEA, quindi non un articolo scientifico in senso stretto pubblicato su una rivista peer-review; in più, reca espressamente la dicitura «I contenuti tecnico-scientifici dei rapporti tecnici dell’ENEA rispecchiano l’opinione degli autori e non necessariamente quella dell’Agenzia». Abbiamo chiesto un parere a Luigi Garlaschelli, chimico dell’Università di Pavia e responsabile delle sperimentazioni del CICAP, oltre che uno dei massimi esperti di indagini critiche sulla Sindone.

Nel rapporto in questione gli autori, Paolo di Lazzaro e collaboratori, riassumono i risultati di loro esperimenti, peraltro già pubblicizzati in varie sedi negli ultimi cinque anni [2]. In esso non si dice esplicitamente che la Sindone non può essere un falso, anche se l’ipotesi è qualificata come «non ragionevole», né tantomeno è stata riprodotta l’immagine. Si tratta di prove eseguite su frammenti di tela di lino di pochi centimetri di lato esposte a brevi lampi di radiazioni per mezzo di un potente laser a luce ultravioletta.

Gli autori valutano le caratteristiche dell’immagine della Sindone e ne deducono che essa non può essere stata generata per contatto del telo con un corpo, in quanto priva delle inevitabili deformazioni geometriche e presente anche in zone nelle quali tale contatto non sembra possibile, come accanto alle mani o di fianco al naso. Ritengono quindi che l’immagine possa essere stata generata da qualche sorta di radiazione originatasi dal corpo stesso che agirebbe sul telo anche non a contatto; l’impronta lasciata sarebbe più o meno intensa a seconda della distanza tra telo e corpo. Questo renderebbe conto del caratteristico aspetto “sfumato” dell’immagine sindonica oltre che della mancanza dell’immagine laterale del corpo.

Gli autori si limitano a studiare le caratteristiche delle fibre di lino ingiallite che formano l’immagine antropomorfa sulla Sindone; non si fa cenno del fatto che tali fibre colorate si trovino anche al di fuori dell’immagine, o del fatto che sono state trovate nella zona dell’immagine microtracce di ocra. Secondo lo STURP, il team di scienziati che nel 1978 esaminò accuratamente la Sindone, l’immagine è generata principalmente dalle fibre ingiallite; la presenza di ossido di ferro, ovvero ocra, potrebbe al massimo rendere conto di circa il 10% dell’intensità dell’immagine stessa.



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