Processo Amiat ai nastri di partenza, sei gli imputati. Il Comune di Torino si smarca

Si è aperto giovedì al Palazzo di Giustizia di Torino il processo in cui sono imputate sei persone nella vicenda delle presunte tangenti all’Amiat, la municipalizzata che si occupa della raccolta e dello smaltimento rifiuti nel capoluogo piemontese. L’Amiat si è costituita parte civile nel procedimento per entrambi i capi di imputazione: tentata corruzione e turbativa d’asta. I fatti contestati risalgono al 2006.

Le indagini partirono nel 2007 dopo che Raphael Rossi (nella foto), all’epoca vice presidente del cda e che adesso si è costituito parte civile nel processo, denunciò alla magistratura un tentativo di corruzione. Imputati nel processo, in cui l’accusa è sostenuta dal pubblico ministero Carlo Maria Pellicano, sono il direttore degli acquisti di Amiat, Giancarlo Gallo, e i dirigenti dell’azienda alessandrina Vm Press, protagonisti del tentativo di corruzione, Giovanni Succio, Carlo Gonnella e il proprietario Giorgio Malaspina.

A processo, per la sola ipotesi di reato di turbativa d’asta, anche Leonardo La Torre e Salvatore Luberto, i due politici valdostani protagonisti di un filone dell’indagine legato all’appalto per il servizio di sicurezza dell’Amiat. L’ex presidente dell’Amiat, Giorgio Giordano, ha invece già patteggiato la pena di un anno. La Corte ha consentito alle televisioni di riprendere l’udienza dimostrando, secondo Rossi, la “rilevanza sociale” del processo. A infiammare la polemica politica la decisione del Comune di Torino di non costituirsi parte civile. Tom Dealessandri, vicesindaco con delega all’avvocatura, ha cercato di spiegarne le ragioni a ilfattoquotidiano.it: “Abbiamo chiesto un parere tecnico all’avvocatura perché Amiat è una S.p.a., un ente giuridicamente riconosciuto. Per chiedere la costituzione di parte civile e vedersi riconosciuta la richiesta bisogna dimostrare di aver subito un danno. Il danno d’immagine è contro l’azienda, che infatti si è costituita, e non contro il Comune. Se Amiat fosse stata un ente comunale e non una partecipata avremmo avuto tutte le carte in regola per entrare nel processo”.

LE PAROLE DI ROSSI. “Nelle parole dei giudici (sulla rilevanza sociale, ndr) c’è il compimento dello sforzo straordinario di tutti i Signori Rossi che hanno partecipato, negli ultimi due anni, a manifestazioni e dibattiti sulla corruzione e a iniziative sul Web e i social media. La legge è uguale per tutti e ora chiunque avrà il diritto di assistere a questo processo per fare luce sul fenomeno della corruzione in Italia e per sensibilizzare le Istituzioni, affinché il prossimo Signor Rossi abbia la possibilità di denunciare chi corrompe con meno ostacoli di quelli che ho incontrato io in questi lunghi cinque anni. Dalla raccolta delle prove all’udienza preliminare, che si era già conclusa con il patteggiamento dell’imputato principale, fino al rischio concreto della prescrizione se il processo si protrarrà oltre il 2014″