L’uomo che porta il cinema a Torino e dintorni. Intervista a Steve Della Casa

Giornalista, critico, conduttore radiofonico, direttore artistico di rassegne e festival, anche se Imdb, la Bibbia online della Settima arte, lo accredita prioritariamente come attore, anche se le sue comparsate nei film si infittiscono sempre più (è stato un alto ufficiale ne I demoni di San Pietroburgo, presentatore tv ne L’abbuffata e  operaio precario nel recente L’industriale), Steve Della Casa è, soprattutto, il più eclettico e vulcanico promotore del cinema subalpino nel nostro Paese. Una decina d’anni fa, nel periodo alla guida del Torino Film Festival, portò per la prima volta alla ribalta festivaliera il cinema di genere, i grandi ospiti d’Oltreoceano e i suoi amatissimi western, ora guida la Film Commission Torino Piemonte, la struttura che facilita il lavoro delle troupe che vogliono girare un film in Piemonte ma anche quelle che vogliono girare un film avendo meno problemi possibili e finiscono, di conseguenza, a Torino e dintorni, dove allestire un set è più facile che in qualsiasi altro luogo d’Italia.

Che cosa è cambiato dall’inizio a oggi? Come si è evoluta la Fctp da quando lei è presidente?

La creazione della Film Commission è frutto dell’idea e del lavoro di Marco Boglione e Giorgio Fossati che hanno seminato quello che sta dando i frutti ora: sono loro ad avere individuato questa sede e ad avere imbastito le prime relazioni con i produttori. Con il mio arrivo io ho cercato di portare una rete di relazioni con l’ambiente cinematografico costruita in decenni di lavoro. Qui non ci sono state svolte epocali ma la crescita è stata costante e graduale.

In questi giorni avete due film in uscita e altri sono annunciati nelle prossime settimane. Quali sono i programmi presenti e futuri?

Venerdì scorso è uscito L’industriale, film importante che ha visto Giuliano Montaldo per la seconda volta a Torino. Venerdì 20 gennaio uscirà Sette opere di misericordia dei fratelli De Serio che ha già vinto premi ai festival di Locarno, Marrakech, Annecy e Villerupt. A febbraio sarà il turno di Romanzo di una strage di Marco Tulio Giordana che racconta Piazza Fontana e può contare su di un cast molto importante. Alcune troupe di fiction televisive saranno impegnate a Torino nei prossimi mesi: su tutte quella di Adriano Olivetti che vedrà come protagonista Alessio Boni che a Torino è già “stato” Walter Chiari lo scorso anno. A dirigerla sarà Michele Soavi, nipote dello stesso Olivetti. Fra i film in programma c’è un thriller alla Mystic River di Mimmo Calopresti che vedrà come protagonisti Beppe Fiorello, Raul Bova e Luca Zingaretti. L’evento dell’anno è previsto per il 5 giugno quando Raiuno trasmetterà dalle Residenze Sabaude la Cenerentola di  Andrea Andermann con la regia di un grande nome internazionale.

In regione e in città non sono mancate grandi produzioni internazionali.

I titoli più noti sono Heaven con Cate Blanchett, I vestiti nuovi dell’imperatore con Ian Holm, Le valigie di Tulse Luper di Peter Greenway. Persino una sequenza panoramica di Torino in The Bourne Ultimatum l’anno dopo le Olimpiadi.

Noi credevamo è un po’ il simbolo del grande lavoro che avete fatto.   

Il film di Mario Martone ha ottenuto un successo strepitoso sia al cinema che in televisione, anche perché era stata pensata per entrambi i formati. Si è trattato di una produzione imponente che ha coinvolto numerose comparse e tecnici locali raggiungendo, quindi, le finalità del nostro progetto. Anche alcune serie tv sono diventate epocali e ci hanno fatto conoscere alle grandi realtà produttive nazionali.

Siete voi a scegliere le location?

Le produzioni hanno sul territorio i loro location manager, noi ne abbiamo tre che fanno da tramite fra la produzione e le istituzioni. Sostanzialmente noi siamo dei facilitatori con un ruolo di coordinamento. Quando si gira un film problemi ce ne sono sempre parecchi, noi cerchiamo di ridurli al minimo. E quando serve forniamo, temporaneamente, i nostri uffici a chi gira a Torino.

Dall’attività della Film Commission è nata la Fip, Film Investimenti Piemonte.

Fip finanzia le produzioni acquisendo una quota dei diritti del film tale da integrare i soldi anticipati. Si tratta di un fondo revolving le cui risorse devono ritornare sul territorio ed essere rimesse in circolo per favorire successive produzioni.

Anche il Piemonte Doc Film Found fornisce un importante sostegno alla produzione locale.

Questo perché il 90% delle produzioni presenti in Piemonte opera nel campo dei documentari.  L’Italia, però, fa storia a sé. In Europa le televisioni acquistano i documentari, da noi no. Quando presentavo i doc del programma La 25ª ora lo share era del 7-8%, quando vengono trasmessi nei festival le sale sono sempre piene, perché non dovrebbero funzionare anche nella televisione pubblica? Proviamo a fare un esperimento di sei mesi e poi vediamo. Io sono sicuro che la gente gradirebbe.

Cosa ne pensa del suo amico Alberto Barbera al Festival di Venezia?

Gli auguro buona fortuna. Il suo è un importante ritorno e spero che riesca nel difficile compito di dirigere sia il festival che il Museo del Cinema.

Cosa ne pensa della crisi che sta investendo alcuni festival cinematografici?

I festival sono strutture che appartengono al passato. Pensiamo al concetto di “anteprima”. Quando si fa un’anteprima mondiale, ci sono almeno una cinquantina di persone in sala che hanno già visto il film su Internet. Una volta i festival erano fondamentali per portare alla luce il cinema meno conosciuto ma oggi con i blog e le fanzine su Internet non so se abbia ancora un senso organizzare manifestazioni così costose.

Quindi fra vedere un film sullo schermo di un computer e nel buio della sala non c’è differenza?

Certo che sì ma il rischio è che i festival per garantirsi la sopravvivenza diventino sempre più giganti quando, invece, sarebbe ora di ridurli. Ce ne sono troppi e molti sono inutili. Il Festival di Venezia si chiama Mostra d’Arte Cinematografica ma davvero in laguna ci sono 300 film d’arte? Hanno più senso i festival tematici: hanno un profilmico più forte.

L’ultima domanda è al Della Casa spettatore: quali sono i tre film girati in Piemonte che un cinefilo deve assolutamente vedere?

Profondo rosso perché è il più bello, Il divo perché è un altro grandissimo film, I compagni che si svolge a Torino ricostruita, per l’occasione, a Savigliano e Cuneo.