Eternit, 16 anni di condanna per gli imputati. Guariniello: “Ipotesi omicidio per l’inchiesta bis”

La sentenza è finalmente arrivata, alle 13,22 del 13 febbraio 2012 si è chiuso il processo Eternit: condannati a 16 anni il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni. Per loro il giudice Casalbore ha anche deciso l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di numerosi risarcimenti.

“Ora, insieme ai sostituti Panelli e Colace, stiamo valutando di procedere per omicidio”. Lo ha detto il procuratore Raffaele Guariniello facendo riferimento all’inchiesta cosiddetta ‘Eternit bis’. “Sono molto importanti varie cose che ci dice la sentenza – ha aggiunto – la prima è che c’è stato un disastro non solo nei luoghi di lavoro ma anche negli ambienti circostanti, la seconda che è stato riconosciuto il dolo, come già al processo Thyssen, a carico di coloro che hanno deciso quanto si dovesse o non si dovesse spendere per la sicurezza”.

I RISARCIMENTI. La condanna vale per i reati commessi dal 1999 negli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato e Cavagnolo. Prescritti tutti i reati precedenti al 13 agosto di quell’anno, come i reati contestati negli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia). I giudici hanno condannato l’azienda al risarcimento di 100mila euro per Cgil, Cisl Piemonte e Torino, Feneal, Uil Piemonte e Alessandria, Ass. Vittime Amianto, 70mila euro per Wwf e Medicina Democratica, 4 milioni per il Comune di Cavagnolo, oltre a una provvisionale all’Inail di 15 milioni. In tutto per i familiari delle vittime si dovrebbe arrivare a 95 milioni.

25 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato. Nelle scorse settimane l’imputato svizzero aveva offerto all’amministrazione comunale un risarcimento di 18 milioni di euro con l’impegno a ritirare la costituzione di parte civile. Dopo un tira e molla il Comune guidato da Giorgio Demezzi aveva però rinunciato all’offerta: ”Una risposta esemplare al problema della tossicità dell’amianto – ha commentato oggi il primo cittadino – che inchioda alle proprie responsabilità chi ha gestito per anni questo problema con leggerezza”.

20 milioni di euro per la Regione Piemonte: “Sono soddisfatto per questa sentenza che rende giustizia alle famiglie delle vittime e a un intero territorio”, ha commentato il presidente Roberto Cota.

ROMANA, IL SIMBOLO DI CASALE. “E’ una bella vittoria anche se con molto dolore: non ho mai pianto, speravo di piangere oggi ma non ci riesco. Questa lista infinita fa troppo male, ma non dobbiamo dimenticare”. Con queste parole Romana Blasotti Pavesi (per lei 60mila euro di risarcimento), 83enne simbolo del movimento alla lotta all’amianto di Casale, ha commentato la condanna. Romana, che ha perso cinque parenti tra cui il marito e una figlia per mesotelioma, è arrivata al Palazzo di Giustizia di Torino questa mattina presto. “Anche se sappiamo che non abbiamo finito di soffrire – ha aggiunto – è una soddisfazione essere arrivati fin qua e spero che i giovani proseguano la nostra lotta”.

LE PRIME REAZIONI. Mentre i giudici hanno finito solo alle 16,30 di leggere la sentenza (interminabile la lista dei risarcimenti), già alle 13,30 erano arrivati i primi commenti dal mondo della politica e del sindacalismo. Per il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, si tratta di “una sentenza esemplare: la magistratura con questa sentenza dà giustizia alle migliaia di morti”. Per il senatore del Pd (nonchè magistrato) Felice Casson “la condanna è una tutela per i cittadini. Ora la politica deve perseguire l’azione avviata dalla magistratura”. Il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto: “Va aperta una riflessione seria sulla necessità di ampliare le competenze della corte penale internazionale in materia di protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente”. Gli fa eco il segretario del Pdci torinese, Mao Calliano: “La sentenza del caso Eternit sancisce una volta per tutte che chi pensa solo al proprio profitto è colpevole delle morti sul lavoro”.

Presente in aula anche il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta: “La lettura di quei cognomi provenienti da tutta Italia ci hanno fatto rivivere un dramma collettivo a cui l’esemplare sentenza emessa dal Tribunale di Torino ha finalmente contribuito a rendere giustizia, dopo che per decenni l’allarme amianto è stato sottovalutato”.

“Una sentenza importante che deve servire a sviluppare in tutto il mondo una campagna di denuncia contro l’uso dell’amianto”. Con queste parole Nicola Pondrano, ex operaio Eternit e leader del movimento di lotta all’amianto di Casale ha commentato la condanna.

“Sedici anni di condanna dimostrano la consapevolezza del disastro e il dolo”, ha affermato a caldo Bruno Pesce, rappresentante Afeva: “E’ una sentenza che dimostra anche la permanenza della causa del disastro ancora in corso. Bisogna smettere di continuare a far soldi a costo della vita di chi lavora”. Durissime le madri di due operai morti nel rogo Thyssen: “Siamo contente che la condanna sia stata di 16 anni. Speriamo che ora vadano davvero in galera. Non c’è nessuna pietà per queste persone”. “La cosa che mi colpisce di più – ha aggiunto Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto di quell’incendio – è questo elenco infinito di parti civili. Questa è un’ulteriore vittoria dopo quella ottenuta convincendo il Comune di Casale a non accettare la proposta di risarcimento di Schmidheiny”.

LE PAROLE DEL MINISTRO BALDUZZI. “E’ una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici. Sotto il profilo sociale corona una lunga battaglia che ha visto fianco a fianco la Repubblica, nel senso di tutti i livelli istituzionali da quelli locali a quelli nazionali, e il pluralismo sociale, in particolare le forze sindacali e l’associazionismo dei familiari delle vittime. E’ stata una battaglia comune, e ad essa si deve l’aver tenuto desto il problema, anche quando sembrava finire sottotraccia. Ma la battaglia contro l’amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una sentenza esemplare, ma continua nell’attività amministrativa e nell’impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale.La sentenza di Torino conferma che l’Italia sta facendo la sua parte”.

GLI AVVOCATI. “Sono soddisfatto. Finalmente c’è l’accertamento di una situazione che denunciamo da 30 anni: quello che è avvenuto è accaduto per responsabilità di qualcuno: si è passati da una voce alla certezza giuridica”. Lo ha detto l’avvocato Sergio Bonetto, che assiste circa 300 parti civili.

Il commento dell’avvocato di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato: “Un punto che emerge drammaticamente è che un capo di una multinazionale che ha stabilimenti in tutto il mondo, con una sentenza del genere viene reso responsabile di quello che accade in tutti gli stabilimenti” e quindi “un ampliamento della responsabilità di tale fatta è certamente un problema per gli investimenti che dovessero avvenire per la multinazionale in Italia”.

L’AMAREZZA DEL WWFPatrizia Fantilli, responsabile ufficio legale-legislativo Wwf Italia: “Un responso che conferma la gravità del disastro ambientale e sanitario che ha comportato un danno inenarrabile, non solo vicino allo stabilimento ma in un’area molto vasta che interessa 48 comuni attorno a Casale Monferrato e agli altri tre stabilimenti italiani, il tutto aggravato dal fatto che il numero dei morti non è calcolabile visto che continuerà a salire anche a distanza di anni”. Il Wwf ha ricordato che l’amianto è stato messo al bando in Italia solo dal 1992 e soltanto dal 1998 sono state individuate le prime aree da bonificare, ovvero “oltre 20 anni dopo la sua massima diffusione sia negli insediamenti industriali che civili. Questo lascia una pesantissima eredità, tanto che il picco di forme tumorali dovute all’amianto, secondo la letteratura scientifica, in Italia ci sarà tra il 2015 e il 2020”.