Agguato Musy, Caselli: “Non si esclude nulla, ma prevale la pista privata”

”Le prime indagini portano a dire che non si può escludere nulla, ma la pista allo stato attuale meno probabile sembra proprio quella politica”: questa la dichiarazione del procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli in merito all’agguato di mercoledì mattina ad Alberto Musy. Gli inquirenti starebbero valutando la posizione di due persone: con uno il consigliere avrebbe avuto un rapporto legato a una consulenza mentre con l’altro sarebbe entrato in contatto su questioni fallimentari.

L’AGGUATO. Dopo avere accompagnato due delle sue quattro figlie a scuola e all’asilo Musy sarebbe ritornato a casa, in via Barbaroux 35, verso le 08:05 per prendere l’iPad, precedentemente dimenticato, prima di recarsi nel suo studio di via Mercantini. Lì un uomo alto circa 1,75 con un casco e un trench nero o blu scuro avrebbe estratto una calibro 38 facendo fuoco. Quattro colpi a segno fra la scapola sinistra e la spalla destra. Musy avrebbe tentato di proteggersi e di sfuggire al suo aggressore accasciandosi ferito al centro del cortile di casa. Il primo a soccorrerlo è il vicino, successivamente arriva sua moglie e, poi, il 118 che lo conduce all’Ospedale Molinette.

LE TELECAMERE. Le telecamere situate in prossimità dell’abitazione di Musy hanno consentito di registrare l’immagine di un uomo con un casco chiaro e un trench scuro: sia un sistema di videosorveglianza di via Stampatori, sia altri videosistemi della zona.

LE IPOTESI. Caselli giovedì aveva confermato come all’inizio non ci fosse nessuna pista sia preclusa dagli inquirenti: né quella politica, né quella professionale. Anche sull’ipotesi di un agguato terroristico il procuratore capo di Torino aveva preferito muoversi con cautela: se la sparatoria nell’androne di casa evoca le modalità d’azione di Brigate Rosse e Prima linea, l’aggressione perpetrata da un singolo e non da una coppia rappresenta una deviazione dalla norma. Inoltre l’aggressore avrebbe fatto troppi errori (come, ad esempio, farsi riprendere dalle telecamere) per far pensare a un killer addestrato. Il movente politico ha destato qualche perplessità proprio per la posizione centrista e moderata di questo politico considerato da tutti – famigliari, colleghi e amici – una persona pacata e aperta al dialogo. Musy oltre a insegnare Diritto privato all’Università di Novara, opera come avvocato civilista nello studio ereditato dal padre dove segue molte cause fallimentari.

LE CONDIZIONI MEDICHE. Alberto Musy “resta in pericolo di vita e qualsiasi previsione è prematura, ma bisognerà attendere almeno sette giorni per formulare qualche ipotesi attendibile”. A sottolinearlo Mario Illengo, direttore del reparto di neurianimazione dove il consigliere comunale dell’Udc è ricoverato da mercoledì sera. “Per i primi giorni in pazienti di questo genere – ha aggiunto il medico – la situazione è particolarmente instabile e per questo viene continuamente monitorato”. Quanto alle possibilità di recupero futuro, il direttore della neurorianimazione ha ricordato che “la letteratura medica va dal completo recupero dell’autonomia a un recupero parziale fino a ipotesi più drammatiche, ma è troppo presto per fare qualsiasi previsione”.

Nelle ultime 24 ore, si legge ancora nel bollettino dei sanitari delle Molinette, “le condizioni neurologiche permangono stabili perdurando la loro gravità. Si continua il controllo quotidiano delle lesioni con tac ed elettroencefalogramma e la valutazione della pressione intracranica. I parametri vitali cardiorepiratori mantengono al momento valori normali grazie al supporto farmacologico per il circolo e alla ventilazione meccanica”.