Inceneritore del Gerbido (Torino): Arpa Piemonte illustra i controlli su emissioni e qualità dell’aria

Arpa Piemonte ha presentato la centralina di monitoraggio della qualità dell’aria installata a Beinasco, prossima  all’inceneritore del Gerbido. La centralina è già in funzione da metà settembre ed è stata presa in gestione dall’Arpa il 4 ottobre scorso. Nel corso della presentazione i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente hanno anche illustrato il funzionamento dei controlli sulle emissioni dell’inceneritore.

La nuova centralina installata a Beinasco (giardino Aldo Mei nella frazione Fornaci) è dotata di strumentazione in grado di  misurare in continuo ossidi di azoto, benzene, toluene, xileni, mercurio, PM10 e PM2.5, e di un sistema di campionamento  finalizzato alla successiva analisi in laboratorio di metalli, idrocarburi policiclici aromatici e diossine nel particolato e  nelle deposizioni atmosferiche.

La cabina è stata installata e consegnata all’Agenzia da TRM, la società che gestisce il termovalorizzatore del Gerbido, a seguito di una specifica prescrizione contenuta nella Determina di Valutazione di Impatto Ambientale della Provincia di  Torino.

Oltre al monitoraggio con la centralina, sarà effettuato anche il controllo “a camino” per monitorare le emissioni dell’impianto  del Gerbido. «Il controllo di ciò che esce dal termovalorizzatore (controllo a camino) verrà fatto secondo due modalità:  controllo in continuo e controllo discontinuo a seconda dei parametri – ha spiegato Stefano Carbonato, tecnico Arpa -. Il  controllo in continuo verrà fatto attraverso uno strumento che si chiama SME (Sistema di Monitoraggio delle Emissioni). Il  vantaggio di questo sistema è quello di avere un riscontro in tempo reale delle emissioni a camino e allo stesso tempo di mettere in opera delle azioni correttive in caso di problemi. In particolare, qualora si dovesse verificare un superamento di  uno qualsiasi dei valori limite, viene in automatico bloccata l’alimentazione del rifiuto al processo di incenerimento».

Per quanto riguarda le diossine, il tecnico Arpa ha dichiarato che «purtroppo al momento non esiste sul mercato un  analizzatore in grado di effettuare allo stesso modo analisi in continuo. Per ovviare a questo problema si è adottata una  soluzione diversa, che prevede un campionamento in continuo di lunga durata: una sonda acquisisce un campione per la durata  di quattro settimane, la diossina eventualmente presente nell’emissione viene fissata, intrappolata in un supporto che al  termine delle quattro settimane viene portato in laboratorio per effettuare le analisi. Alla fine si ha a disposizione un dato di diossina medio riferito al periodo delle quattro settimane, dopodiché nelle successive quattro settimane avremo un  nuovo dato paragonabile perché nel frattempo sarà stato attivato un altro campione».

«Infine abbiamo i controlli di tipo discontinuo che rappresentano un po’ i controlli classici e tradizionali, laddove non è  disponibile un analizzatore in continuo – ha aggiunto Stefano Carbonato – Il controllo viene effettuato tramite delle campagne di misurazione spot con una certa frequenza che sono rappresentative di un dato emissivo riferito al campionamento  (es. alcune ore). Queste misure verranno fatte sia da TRM sia da Arpa Piemonte con controlli a sorpresa».

Attualmente l’impianto non è ancora in funzione. Ma quanto dovrebbe durare il monitoraggio prima dell’accensione del forno?  Secondo alcuni il campionamento dovrebbe essere di un anno. «La prescrizione della Provincia di Torino non prevedeva un anno  – ha risposto Francesco Lollobrigida, Responsabile Qualità dell’aria del Dipartimento Arpa di Torino -. E’ chiaro che maggior  tempo c’è pre-accensione è meglio è da un punto di vista statistico. Se però come stato annunciato, l’esercizio inizierà ad  aprile, avremo almeno sei mesi di monitoraggio nella stagione invernale che per gli inquinanti atmosferici è la più critica e  quindi la più rappresentativa. Si tratterà quindi di una situazione statistica accettabile per fare dei confronti».

«Questa è la situazone rispetto alla nuova stazione – ha precisato Silvano Ravera, Direttore Generale dell’Agenzia -.  Rispetto al complesso dell’area vasta gli studi Arpa durano da più di due anni, quindi la situazione cosiddetta “bianca” è  stata studiata indipendentemente da questa stazione aggiuntiva (collocata qui perchè è stata ritenuta dalle analisi il luogo  dove la ricaduta diretta del camino è maggiore). La conoscenza ambientale dell’aria e anche epidemiologica è un lavoro che è  stato fatto tra Arpa e ASL molto prima e durante la fase di messa a punto della Valutazione di Impatto Ambientale
dell’impianto. Questo lavoro resta il riferimento per valutare tra un po’ di tempo la situazione, perché ci vuole almeno un  anno e un’altra situazione ambientale per capire se è cambiata oppure no a seguito della realizzazione dell’impianto».