Monsignor Nosiglia in videochat su Quotidiano Piemontese: la vera gioia è nel donare – video

Nel corso della videochat con Quotidiano Piemontese, il vescovo di Torino si è soffermato su alcuni aspetti fondamentali della vita sociale e del Natale. I problemi dell’integrazione, del lavoro, le cause di una crisi nata per una carenza di valori, la solitudine degli operai oggi e le possibili vie di uscita sono solo alcuni degli argomenti affrontati nel corso del dibattito.
La registrazione della videochat con Cesare Nosiglia
Il Messaggio per il Santo Natale 2012 di Cesare Nosiglia.

Una sintesi dei passaggi principali della videochat con Cesare Nosiglia.

“Quando il buio è più fitto vuol dire che il nuovo giorno sta per arrivare. Gesù Cristo è nato di notte perchè ci annunciava la fine delle tenebre. Per questo occorre essere fiduciosi”.

“La scuola è fondamentale per l’opera di integrazione che sta facendo fra i tanti piccoli allievi”.

“Dobbiamo conservare l’identità nazionale ma poi è fondamentale aprirsi al dialogo con le altre religioni perchè sotto certi aspetti ci danno veramente dei punti positivi su cui riflettere”.

“Se vogliamo avere una vita serena e fiduciosa bisogna ricordarsi che c’è sempre chi è più povero di noi ma che la vera gioia non consiste nel ricevere doni ma nel donare”.

“Oggi la gente ha bisogno di essere ascoltata, per cui quando si vede che nei centri di ascolto non ottiene cosa vuole mica lascia perdere. Torna ancora a chiedere perchè ha bisogno di parlare, perchè si sente sola”.

“La Caritas deve anticipare la domanda, andando sul territorio a capire e farsi carico delle persone che non hanno il coraggio di chiedere aiuto. Il problema è l’accompagnamento dei poveri al centro di ascolto”.

“L’Italia ha dentro di sè i valori per uscire dalla crisi”.

“La crisi è stata etica. Quando a Vicenza mi han detto che adesso siamo in un’epoca in cui i soldi si fanno i soldi mi son preoccupato perchè è il principio per cui si è perso di vista l’uomo, la persona ed è nato il Moloc della finanza. Sono venuti meno i valori della giustizia, della solidarietà e della gratuita”.

“La Chiesa non si cambia solo dall’esterno – dice rispondendo a chi lamenta un certo scollamento fra chiesa e vita quotidiana-. Se non ti piace qualcosa della tua parrocchia non devi stare fuori ma dentro, capirne i meccanismi e aiutare a cambiarli ma da fuori non si può fare”.

“Abbiamo attivato un gruppo di giovani che tramite altre strade aiutano a trovare lavoro per cui cerchiamo di essere sempre vicini alla popolazione. La Fondazione Operti è molto attiva in questo momento e ha permesso di creare 43 nuove persone”.

“Bisogna far crescere la cultura della prossimità, della società. Le persone si devono sentire più coinvolte nella società. Vedo però tanta voglia di reagire. Questa è una crisi di sistema ed etica. Bisogna ricostruire un nuovo sistema fondato sulla persona, sulla solidarietà e sulla voglia di reagire della società”.

“Non bisogna temere l’internazionalizzazione della Fiat perchè senza i mercati esteri oggi non avremmo più tutti gli stabilimenti dell’azienda in Italia. Marchionne è un manager abile e capace con una visione globale d’insieme e sa quanto sia importante Mirafiori per Torino. Ci sono le premesse per guardare avanti con fiducia”.

“Ho incontrato i lavoratori di Mirafiori e sono preoccupati dell’abbandono in cui si trovano, della solitudine che si trovano a vivere. E’ venuta meno la solidarietà del mondo operaio”.

“Se mi viene chiesto di fare il presidente della CEI non potrei tirarmi indietro, anche se la cosa mi fa paura. Del resto mi faceva paura fare il vescovo…Dio mi aiuterà”.

“Mi sarebbe piaciuto fare il macchinista. Ho sempre avuto l’idea di fare qualcosa di utile agli altri. La motivazione che ti spinge a lavorare deve essere fare ciò piace e che sia utile alla comunità”.

“Gli italiani non vogliono più fare certi lavori, per questo c’è spazio per tutti gli immigrati”.

“Ci vuole conoscenza e rispetto reciproco ed è fondamentale in questo campo la scuola che aiuti a conoscere e capire i valori di tutte le religioni e le etnie presenti sul territorio”.

“Bisogna imparare a fare squadra, tornare a ragionare insieme tutti quanti”.



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