Caso Csea: consiglio comunale a porte chiuse, le opposizioni lasciano l’aula: fotografata la malapolitica torinese

csea-lavoratoriIl bubbone Csea è esploso in maniera deflagrante in consiglio comunale a Torino. Dopo la relazione del presidente della Commissione d’indagine sul consorzio Csea, Enzo Liardo, l’opposizione  in Sala Rossa, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Alleanza per Torino, ha deciso in massa di abbandonare l’aula  e di non partecipare al dibattito in polemica con la scelta dei capigruppo gestire a porte chiuse il dibattito sulla relazione finale. In pratica si è deciso di rendere segreta la discussione sulla relazione Csea, impedendo di raccontare pubblicamente quello che è emerso dall’indagine.  La decisione è stata presa secondo dei codicilli del regolamento, che prevede discussione senza pubblico quando fatti e giudizi riguardano persone esterne all’amministrazione. Uno dei principali responsabili del dissesto di Csea è l’ex vicesindaco Tom Dealessandri, su cui ricadrebbero le  responsabilità per il mancato controllo sui conti  e sull’attività degli amministratori.
Le mozioni che dovranno essere votate in consiglio sono tre: una di minoranza, una di maggioranza con Pd e Sel e una el capogruppo Michele Curto che chiede la revoca delle deleghe a Tom Dealessandri.

La relazione della commissione è deflagrante

“Il paradigma di un rapporto distorto fra politica e presunta impresa”. Questo è stata Csea secondo il giudizio contenuto nelle conclusioni della commissione di inchiesta che arriva in Consiglio comunale. Iindagine su come sia stato possibile che il consorzio di formazione professionale partecipato al 20 per cento dal Comune di Torino e dichiarato fallito il 12 aprile del 2012, sia stato svuotato del suo patrimonio, “bruciando in quindici anni parecchie decine di milioni di euro di origine pubblica”. Csea era stato dotato nel 1997 dalle casse comunali di un fondo di 30 miliardi di lire, dilapidato nel giro di dieci anni, tanto che “nel 2007 sarebbe stato già in uno stato di dissesto irreparabile “. Dissesto che è stato tenuto nascosto fino al 2012 quando è stato dichiarato fallito con un passivo ad oggi non definitivo di quasi 40 milioni.

Il paradigma è fatto di assunzioni di amici e parenti, consulenze affidate agli amministratori della società, valigette piene di soldi che prendono il volo per la Tanzania, bilanci certificati “in casa”, l'”inerzia da parte delle istituzioni che dovevano controllare” (di Csea si occupava direttamente e personalmente l’ex vicesindaco Tom Dealessandri). La politica poteva insomma intervenire, non lo fede “per evitare il danno di immagine e la perdita dei posti di lavoro”. I commissari denunciano nelle 166 pagine della relazione finale, che sarà discussa oggi pomeriggio in Sala Rossa, una “contiguità e commistione  tra enti locali e centri di formazione, azienda e sindacato”, con “una costante abitudine allo scambio di ruoli, di favori e talvolta di vantaggi personali tra chi le amministra e le rappresenta, spesso unito da una comune appartenenza politico-sindacale “. Tanto che “in Csea, e fra Csea e Comune, si sono compiuti reiterati gravi comportamenti in alcuni casi presumibilmente illegittimi, finalizzati a svariati interessi, che hanno provocato la perdita di risorse fino a causare il fallimento del consorzio”.

 



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