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Cronaca

Il vescovo Nosiglia ai funerali di Alberto Musy: chi sa parli !

Redazione Quotidiano Piemontese

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alberto-musyAl santuario della Consolata si sono svolti i funerali di Alberto Musy. La chiesa era piena come pure il piazzale di fronte al Santuario. Presenti il sindaco Fassino, il presidente della Regione Cota, quello della Provincia Saitta, il vicesindaco Tisi, il procuratore Giancarlo Caselli e Marcello Maddalena. Il vescovo Cesare Nosiglia ha . «Preghiamo perché il Signore susciti in chi ha compiuto questo efferato delitto o chi non ha il coraggio di parlare di quanto è a conoscenza sul fatto, un sussulto di dignità e di rimorso di coscienza che sfoci nell’assunzione delle proprie responsabilità, riconosciute di fronte alla giustizia umana, condizione necessaria per ottenere la misericordia di Dio e vincere così il male con il bene”.

L’omelia del vescovo Nosiglia

I giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento li toccherà… Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati… Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli.

La parola della Bibbia ci parla di giustizia e la collega a chi lotta e lavora per un mondo più giusto e pacifico e per questo a volte viene perseguitano, rifiutato o addirittura ucciso, come è capitato a Cristo stesso. Ma la vita e l’opera di queste persone non si conclude nella morte, perché sono accolti con gioia nel regno dei cieli e vedono saziata la loro sete partecipando alla pienezza della giustizia e misericordia di Dio. «La loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro dipartita da noi una rovina, ma essi sono nella pace».

L’uomo giusto, per la Bibbia, è colui che vive onestamente, con verità e solidarietà, agisce per ciò che ritiene sia bene non solo per se stesso ma per la comunità e soprattutto i più deboli e soli. È colui che opera perché la società abbia leggi e norme che tengano conto di questo valore come primario per la vita di ogni cittadino e della cittadinanza intera.

Nell’ascoltare questa Parola di Dio e le Beatitudini in particolare e nell’accogliere la loro promessa, appare con evidenza quanto grande e impegnativo sia il compito di chi vuole seguirne la via nell’azione politica e sociale, sia esso cristiano, uomo e donna di buona volontà. Eppure non mancano persone che si sforzano di farlo e sarebbe ingeneroso puntare il dito senza guardare a se stessi perché questo invito del Signore riguarda ciascun cittadino e non solo chi svolge compiti di governo o di guida. Purtroppo capita spesso che solo quando persone come queste vengono a mancare ci accorgiamo di quanto esse ci hanno donato con il loro esempio e il sacrificio che hanno dovuto sostenere proprio per aver camminato su questa via del Vangelo: per questo li ricordiamo e la loro vita ci appare luminosa e ricca di speranza per tutti.

Abbiamo imparato, in questi 19 mesi dal tragico attentato ad Alberto Musy, a conoscerlo e a comprendere quanto egli stava dando alla nostra città e quanto la sua fede cristiana e il suo impegno civile e politico fosse orientato su questa via. Lo abbiamo scoperto grazie anche al coraggio e alla tenacia di sua moglie Angelica che ha stimolato tutti noi a farci presenti e attenti a cogliere la grave perdita che stavamo subendo a causa di un gesto folle e incomprensibile, che ha segnato nel dolore la nostra città, richiamando alla memoria un passato tragico che pensavamo ormai superato per sempre.

Le crescenti manifestazioni, anche pubbliche, di ricordo e di riconoscenza verso Alberto che la Diocesi, le Istituzioni locali e
nazionali hanno espresso, e la presenza oggi qui di tantissime persone, strette accanto ai suoi cari per l’ultimo saluto, rende
manifesto quel valore fondamentale per cui Alberto ha lavorato e si è speso: la comunità cittadina e la sua unità.

Il comune impegno che ora cementa la nostra preghiera di suffragio sia come il volano che dà slancio a un impegno serio e condiviso di fraternità fatto di gesti, scelte e comportamenti concreti, di rispetto di ogni persona, di promozione del bene comune, di solidale vicinanza per chi soffre, è solo o vive situazioni di grave difficoltà.

«In Te Signore ho posto la mia speranza», abbiamo recitato nel Salmo. Confermiamo dunque la nostra certa speranza nel Dio giusto e misericordioso e preghiamo perché accolga Alberto nel suo regno come ha promesso; preghiamo per i suoi cari, perché il suo ricordo li accompagni e sostenga nella fede in quella vita in Cristo che né la tribolazione, né l’angoscia, né la sofferenza e nemmeno la morte potranno mai privarci, perché il suo amore resta fedele e sicuro. È su questo amore di Dio che appoggiamo le nostre debolezze e troviamo forza per superare prove dure come questa, operando per il bene comune e mai venendo meno al dovere di perseguire la verità, la legalità e la giustizia.

Preghiamo inoltre perché il Signore susciti in chi ha compiuto questo efferato delitto o chi non ha il coraggio di parlare di quanto è a conoscenza sul fatto, un sussulto di dignità e di rimorso di coscienza che sfoci nell’assunzione delle proprie responsabilità, riconosciute di fronte alla giustizia umana, condizione necessaria per ottenere la misericordia di Dio e vincere così il male con il bene.

Ma preghiamo anche per la nostra città ferita affinché la perdita di Alberto susciti, in ogni suo cittadino e in chi ha più responsabilità della cosa pubblica, un forte impegno di ripresa morale fondata su quei valori cristiani e civili che tanti suoi illustri concittadini, santi e uomini e donne di buona volontà, le hanno lasciato in eredità.

Sì, il male, per quanto sembri potente e vittorioso, non è più forte del bene e alla lunga risulta sconfitto; la morte si riscatta donando vita a chi ne è privo nelle sue dimensioni più necessarie sia dal punto di vista fisico e materiale che morale; l’ingiustizia si combatte con l’onestà e la difesa di chi la subisce, la violenza si supera con un amore solidale. Il peccato più grande in questi casi è l’indifferenza o la rassegnazione e il non saper pagare un prezzo, anche personale, per alleviare uniti le ingiuste sofferenze di tante persone e famiglie che vivono nella nostra città, ma sono come invisibili agli occhi e al cuore di tanti.

La sofferenza e la morte di Alberto, il suo impegno civile e politico, ci sia di sprone per uscire dalle secche dell’individualismo e dalla ricerca affannata del proprio tornaconto personale; apra all’incontro con gli altri per cementare relazioni più sincere e disinteressate, contribuendo a rendere la comunità cittadina meno anonima e più ricca di fraternità, amicizia e solidarietà. Dia a voi giovani il coraggio di formarvi e impegnarvi ad assumere quelle responsabilità, anche in campo civile e politico, che sono necessarie per rinnovare e cambiare la nostra società, nella giustizia e nella pace.

Desidero infine rivolgere un ultimo pensiero a voi care Isabella, Maria Luisa, Bianca ed Eleonora e alle vostre compagne e compagni di scuola e di parrocchia che in questi mesi vi sono stati vicini e vi hanno manifestato la loro amicizia: i nostri cari che sono morti non soffrono più e vivono nella gioia e nella pace vicino a Gesù, perché
Lui ha preparato per ciascuno un posto accanto a sé e a sua madre, la Madonna. Dal cielo essi continuano ad amarci e a sostenere il nostro cammino sulla terra fino al giorno in cui potremo rivederli e stare insieme nel Paradiso, dove la morte sarà vinta per sempre dall’amore di Dio che vuole la vita di tutti i suoi figli.

Questa è la certezza che Gesù ci ha dato e che in questo momento ribadiamo con fiducia, tutti insieme, credenti e non, cittadini della stessa città che amiamo e vogliamo edificare sul fondamento di valori  condivisi, che mettono al centro ogni persona accolta e rispettata nelle sue diversità, amata e promossa nei suoi diritti e doveri, resa protagonista del proprio e comune futuro. A Maria Consolata, madre che comprende i drammi del cuore e le prove più profonde della vita e che sa asciugare le lacrime di chi è nel dolore e nel pianto affidiamo Alberto perché lo accompagni incontro al
suo Figlio Gesù e la sua famiglia perché la conforti e l’assista in questo particolare momento e confermi la sua speranza cristiana nella risurrezione assicurata a quanti uniscono la loro sofferenza a quella del suo Figlio crocifisso, per partecipare con lui alla gloria del Padre.

La commemorazione di Piero Fassino di Alberto Musy

Grazie di esservi uniti alla città che in questi quasi due anni ha portato nel cuore Alberto. Siamo qui a dargli l’estremo saluto.  Sono stati mesi strazianti per la famiglia e per Torino.

Da quella crudele mattina del 21 marzo, abbiamo sperato che Alberto si riprendesse, che potesse tornare a illuminarci con il suo sorriso e la sua non comune intelligenza. In tutti questi mesi strazianti la comunità torinese ha condiviso il nostro dolore e quello dei familiari, degli amici, di quanti l’hanno conosciuto, stimato e amato.

Ho davanti a me l’immagine di quelle prime dopo l’agguato quando Alberto  è giunto, gravissimo, in ospedale, alle Molinette. Quando ancora, i medici ci davano la speranza in una ripresa che poi non c’è stata.

In quelle prime ore convulse non ci si capacitava e, non mi capacito tuttora, sulla barbarie che si è abbattuta su un uomo così mite come lui, garbato, compassato.

L’attentato ha lasciato sgomenta la città.  Ci eravamo lasciati la sera prima al termine di una piacevole chiacchierata, uno di quei costruttivi momenti in cui si immagina di poter assumere una decisione a beneficio della città. Un’occasione in cui Alberto aveva riaffermato quello spirito propositivo e collaborativo che lo caratterizzava.

Mi ha chiesto un giornalista se, in Consiglio Comunale,  egli fosse un rappresentante della maggioranza, o dell’opposizione. Musy rifuggiva dagli stereotipi. In questa sala svolgeva il suo ruolo a beneficio della città. Votava di volta in volta a seconda che ritenesse adeguato o meno quel provvedimento. Era un uomo che privilegiava la funzione istituzionale. Esprimeva il  miglior spirito di questa terra sabauda.

Come è stato possibile? Era un uomo di 46 anni che non conosceva spirito polemico, astio e asperità. Esempio di rigore etico. Un marito, un avvocato, un padre adorabile che quella mattina aveva accompagnato con l’allegria che gli era solita, le sue bambine a scuola. L’assassino le ha private per sempre delle sue carezze, di quel lessico intimo, affettuoso, che accompagna l’adolescenza, causando una profonda nostalgia.

Mi ha emozionato rileggere sui giornali di questi giorni le parole della Signora Angelica in Tribunale: “piango Alberto, un uomo giusto che ci insegnava a non avere paura del futuro, che era capace di dare speranza. L’avevo scelto come padre per le nostre figlie per una lunga vita insieme.”

Alberto sedeva qui accanto a noi, negli scranni riservati  al Terzo Polo, in qualità di capogruppo. Sempre attento, propositivo. Capace sempre di ascoltare tutti. Ora ci troviamo a rendergli omaggio. E al termine di questo saluto lo accompagneremo nel Santuario della Consolata per la messa di commiato.

Le parole non sono in grado di lenire il dolore di questi mesi , ma abbiamo il dovere di testimoniare la nostra vicinanza alla famiglia affinché il dolore non sia aggravato dalla solitudine. Lo avevo conosciuto durante la campagna elettorale per le Amministrative. Alberto era uomo mite, equilibrato, prudente, aperto al dialogo e al confronto: chiunque l’abbia conosciuto sa che non era in grado di avere nemici. Ciò rende ancora più oscuro quello che è successo.

Non possiamo fare a meno di pensare a quanto questa vicenda appaia tragica e assurda. Questa città ha conosciuto in anni non troppo lontani la tragedia degli attentati, dei soprusi, degli atti di violenza, ma ha saputo debellare quel tempo oscuro con una grande mobilitazione della coscienza civica.

Anche oggi non dobbiamo rassegnarci e conoscere la verità. Da questa dolorosissima tragedia in cui siamo precipitati occorre risalire. Ne va della civiltà, dell’orgoglio di questa città, democratica, che ha sempre avuto la capacità di rispettare tutti. Continueremo a perseguire verità e giustizia e a batterci contro ogni forma di violenza.

Siamo tutti siamo consapevoli del peso enorme della sofferenza che è caduto sulla famiglia di Alberto. In tutti questi 579 giorni abbiamo ammirato il rigore umano e civico con la Signora Angelica ha sopportato un dolore così pesante. Anche per questo il Consiglio Comunale il 29 aprile ha approvato all’unanimità la costituzione della Città di Torino parte civile nel processo penale che si svolge contro gli aggressori.

Una scelta voluta all’unanimità dai consiglieri comunali di tutti gli schieramenti.

Oggi ha un valore, purtroppo solo simbolico, ma di grande rilevanza, l’onorificenza che la scorsa estate il Quirinale ha conferito ad Alberto. Una scelta, quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per testimoniare dell’impegno civile e politico profuso dall’Avvocato Musy, insigne professore, stimato professionista, padre amorevole.  Così come il Presidente della Repubblica, ancora una volta voglio esprimerLe la più affettuosa solidarietà e vicinanza della città e mia personale.

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