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Economia

La Stampa lascia per buona parte Publikompass per raccogliere la pubblicità con Rcs

Redazione Quotidiano Piemontese

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pkNuova rivoluzione nella galassia editoriale di Fiat: La Stampa rompe per buona parte il sodalizio con la concessionaria di pubblicità Publikompass, a sua volta di proprietà del giornale della famiglia Agnelli, e passa a Rcs Mediagroup a cui fa capo il Corriere della Sera. RCS. In un comunicato ha spiegato che a partire dal primo febbraio 2014 la raccolta pubblicitaria nazionale per il quotidiano LaStampa e per il sito LaStampa.it sarà gestita dalla concessionaria del gruppo RCS mentre la raccolta della pubblicità locale resta continuerà ad essere gestita da Publikompass che però vive una difficile situazione dopo che nei nei mesi estivi ha avuto  un drastico piano di ristrutturazione.

La scelta strategica è letta da qualcuno come l’inizio della fine della Stampa mentre per altri Corriere e Stampa rimarranno brand indipendenti. La situzione in via Lugaro è grave dato che si parla di una perdita nel bilancio 2013 di 16 milioni di euro, mentre si sta cercando di cedere le partecipazioni come quella in Radio Nostalgia.

L’analisi del Giornale

 Le rispettive società editoriali, a dispetto di chi scommetteva su una integrazione piena, restano quindi al momento distinte. La strada della «collaborazione» tra le due testate dell’orbita Fiat – il Lingotto è da sempre azionista unico della Stampa e, dopo l’ultimo aumento di capitale, è diventato anche il primo socio del Corriere con il 20,5%- appare però segnata: la Stampa dal primo febbraio affiderà infatti ai «cugini» di Rcs il compito di raccogliere la sua pubblicità nazionale, sia per il giornale in edicola sia per il sito web. E nei corridoi del quotidiano di via Lugaro non ci si stupirebbe se emergessero rapidamente anche altre «sinergie» con il Corriere, per esempio sul fronte dei centri stampa, della carta o della stessa diffusione.
La prima a rendersene conto è la Borsa dove il titolo Rcs,sulla scia dell’annuncio dell’accordo, ha chiuso in progresso del 7,9% a 1,44 euro, trainando l’intero settore dei media.
Dopo l’aggressiva ristrutturazione dei Periodici e le polemiche che hanno accompagnato la vendita della sede, gli occhi degli analisti restano puntati sull’effettiva sostenibilità del piano industriale approntato dall’ad Pietro Scott Jovane, a partire dal destino della seconda tranche della ricapitalizzazione (200 milioni), per cui il cda ha già in tasca la delega a procedere dell’assemblea dei soci.
Quanto invece alla Stampa non era facile ammortizzare in bilancio i 14 milioni di rosso che Publikompass ha portato in dote nel 2012. Ora la concessionaria, peraltro da tempo in cura dimagrante, si occuperà invece delle sole inserzioni «locali», che per La Stampa significa seguire Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, il core business del quotidiano. Da quanto trapela il riassetto è accompagnato da 87 esuberi tra i venditori, attivi soprattutto nel centro-sud. Inizialmente sarebbe stata invitata al tavolo anche Repubblica ma poi, come era facile prevedere, ha prevalso l’asse con la Rcs di Jovane, che ha trovato in Jaki il suo difensore anche durante la battaglia sferrata da Diego Della Valle per il controllo del Corriere.

L’analisi di Dagospia

Il segnale del “liberi tutti”, a Torino, era arrivato a fine luglio e l’avevano dato John e Lapo Elkann. Avevano lasciato partire per Genova, destinazione ‘Secolo XIX’, un loro grande amico personale come il direttore generale di Publikompass, Maurizio Scanavino. L’ingegnere appena quarantenne aveva ultimato la cura dimagrante della concessionaria di pubblicità, che aveva perso 14 milioni di euro nel 2012, e alla vigilia della sparizione della poltrona era stato consigliato a Carlo Perrone come Ad del giornale ligure. In piena estate si era favoleggiato per qualche settimana di una fanta-fusione a tre fra Corriere, Stampa e Secolo – una specie di monumento alle perdite di bilancio e al crollo delle copie – ma si è visto presto che si tratterebbe di un’idea troppo autolesionista anche per le banche creditrici più ottuse.

Adesso, con il passaggio della raccolta pubblicitaria della Stampa a Rcs, torna però d’attualità il cosiddetto “dossier sinergie” sull’asse Milano-Torino. “Non ha senso che Stampa e Corriere, entrambi in mano alla Fiat, non unifichino il più possibile la pubblicità, le attività di stampa e la distribuzione”, spiega un manager editoriale milanese. In effetti, già nei prossimi mesi ci potrebbero essere novità importanti sulle tipografie, mentre alcune, ridotte, sperimentazioni di distribuzione “in tandem” sarebbero già partite in sordina nelle ultime settimane. La fusione delle testate invece sembra poco più che uno spauracchio. E’ vero che la redazione del Corriere della Sera ha la forza per opporsi in ogni modo a un’operazione che registra la netta contrarietà perfino del direttore Ferruccio de Bortoli, ma è lo stesso John Elkann (primo azionista di via Solferino con il 20,5%) ad aver ammesso con una serie di interlocutori finanziari che si tratterebbe di una manovra “totalmente irragionevole”.

Del resto i due marchi rappresentati dalle testate sono forti e sono forse l’asset principale rimasto in pancia alle rispettive società industriali. Farne sparire uno per sempre, sull’altare di qualche sinergia dettata dalla crisi dell’editoria, sarebbe uno storico autogol. Inoltre è stato lo stesso Sergio Marchionne a far notare a Elkann che la fusione con Chrysler ha bisogno di un Corriere che, almeno all’estero, sia percepito da investitori e analisti come un giornale non di diretta emanazione della Fiat.  L’accordo annunciato ieri da Rcs e Stampa è stato preso bene in Borsa e anche in via Solferino, com’era facile prevedere. A Torino, nel giornale diretto da Mario Calabresi, se l’aspettavano ma non è piaciuto a tutti che sia finita a Milano anche la raccolta della pubblicità sul web.