Tav, la ‘ndrangheta aveva il suo investigatore privato ”con aderenze nella polizia”. E in politica volevano ”far eleggere un Cetto Laqualunque”

arresti-carabinieriNon si spegne l’eco del grande blitz effettuato ieri all’alba dai carabinieri su ordine dell’Antimafia torinese, che ha portato a molti arresti ma che ha pure – a prescindere dalle dichiarazioni che ostentano serenità – destabilizzato parte dei mondi imprenditoriale e politico della regione. Non si spegne, perchè emergono particolari nuovi, alcuni decisamente inquietanti come quello legato a Giovanni Ardis. Costui, investigatore privato, fungeva da “sentinella” per i soggetti coinvolti negli affari mafiosi: li avvisava, li proteggeva, e  – secondo il gip – è un elemento che “acquisisce informazioni riservate circa eventuali investigazioni nei loro confronti (dei boss, ndr)” e “vanta aderenze nell’ambito delle forze di polizia e polizia locale”. Si dice sia in ottimi rapporti col maresciallo dei Carabinieri di Beinasco. Ma anche che un ispettore della Municipale di Torino lo aiutasse a rimuovere le microspie piazzata dagli investigatori.

E sulle ombre di corruzioni tra le forze dell’ordine si innesta il discorso che riguarda quella sulla politica, ovviamente. Le intercettazioni telefoniche mettono in una posizione difficile Domenico Verduci, candidato nel centrosinistra con i Moderati al comune di Grugliasco, e di Antonino Triolo, parimenti in corsa per quello di Bruzolo. Entrambi, pizzicati a cena con alcuni imprenditori mafiosi arrestati ieri mattina, risulteranno poi regolarmente eletti. Uno degli ‘ndranghetisti più interessato a mettere le mani sulla “torta” del Tav, Giovanni Toro, uscendo da uno degli appuntamenti con i due politici dirà “Ci vuole anche qui un Cetto Laqualunque, dobbiamo farne eleggere uno”. E – mentre già riprendono i probabili vandalismi ai danni delle imprese che lavorano sulla Torino-Lione – il movimento NoTav freme di indignazione al pensiero dei quattro arrestati, in carcere da mesi con l’accusa di terrorismo, per avere danneggiato un compressore della Italcoge; già, perchè il titolare della stessa, Ferdinando Lazzaro, risulta pur’egli tra gli indagati (trattasi di smaltimento illeciti di rifiuti all’interno di cave).