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Ambiente

Asti rispolvera il vecchio progetto “Enolandia” di Galvagno che diventa “Asti Vino e Cultura”

Redazione Quotidiano Piemontese

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Da sinistra Cotto, Brignolo, Cerrato, Daneo.

Da sinistra Cotto, Brignolo, Cerrato, Daneo.

Asti diventa Enolandia o, almeno ci prova. Rilanciando la proposta di Giorgio Galvagno, ex sindaco di Asti, l’attuale Fabrizio Brignolo e gli assessori Roberto Cerrato e Massimo Cotto, insieme a Roberto Daneo, esperto in organizzazione di eventi, hanno presentato il progetto chiave per il rilancio della città e del territorio, incentrato proprio sul tema del vino e della cultura. “La prima notizia originale è che una volta tanto sindaco e minoranza non polemizzano, ma convergono su un’idea” commenta Brignolo. “In realtà le differenze sono tante – aggiunge – ma in questi tempi duri bisogna essere bravi a guardare quello che unisce e non quello che divide. Una differenza in realtà c’é, noi il progetto lo realizzeremo davvero, mentre Galvagno ha iniziato a parlarne nel 2005 con una proposta di legge, ma non sono mai conseguiti risultati concreti. Ovviamente dovremo scordarci l’orribile nome Enolandia, ma chiediamo a Galvagno di non farne una malattia, ricordando la citazione manzoniana per cui i nomi altro non sono che “puri purissimi accidenti”. 

vinoIl nome del progetto sarà scelto con metodo scientifico e scaturirà dallo studio commissionato con fondi Pisu per il posizionamento del “brand” Asti sul mercato del turismo e della cultura. Per ora, come avviene per i prodotti industriali che hanno un “nome tecnico” prima di ricevere quello commerciale, si parlerà semplicemente di “Asti Vino e Cultura”.

Il finanziamento: oltre alla rete dei territori Unesco che la Città di Asti sta già costruendo l’Amministrazione sta predisponendo il progetto “Asti Vino e Cultura” per accedere ai fondi Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo). Questa linea di finanziamento prevede una quota di fondi destinati alle Città capoluogo di provincia per la riqualificazione del patrimonio artistico e culturale e, in senso lato, di rilevanza ambientale. La prospettiva di avere il finanziamento è abbastanza certa. La decisione – conclude il sindaco – di puntare sulla cultura, oltre che sul vino, è legata alla convinzione che non si possano vendere prodotti, vino, enogastronomia, pacchetti turistici,  se non si vende un insieme di sensazioni e di esperienze, che solo la cultura può dare. Persino il tanto osannato Barolo, per promuoversi, deve far venire Bob Dylan e attirare i turisti con Collisioni“.

Un ruolo importante è riservato, secondo Brignolo, a istruzione, formazione e università in quanto è dimostrato scientificamente che il territorio è più povero di altri perché ha meno laureti, diplomati, scuole, etc., quindi occorre lavorare per mettersi, non solo al passo, ma all’avanguardia. L’assessore Cerrato ha illustrato i tre pilastri che costituiranno il progetto che persegue questo obiettivo.

Il primo filone è quello di incentivare l’attrazione turistica con un’enoteca dei vini mondiali e l’inserimento della tematica vino in tutta l’offerta commerciale e la vita quotidiana della Città. In secondo luogo l’aspetto della formazione scientifica: mettendo a sistema istituto agrario, istituto sperimentale per l’enologia e università si vuole consolidare il ruolo di Asti come centro degli studi vitivinicoli in Italia. In terzo luogo la collaborazione con il sistema industriale e imprenditoriale a partire dal settore eno-meccanico.Il “pilastro cultura”, illustrato dall’assessore Cotto,  si concentrerà sulla musica.

La scelta è dettata da due ragioni. La volontà di diventare attrattivi verso un pubblico più giovanile e meno accademico e, in secondo luogo, la possibilità di sfruttare, come ha precisato Daneo, la grande tradizione musicale astigiana che conta nomi grandissimi come Conte, Faletti, Basso e così via.  A sua volta la parte del progetto dedicata alla cultura musicale illustrata dall’assessore Cotto si divide in tre filoni: la scuola della canzone, che inizierà già da febbraio 2015 in Astiss; la casa della musica, vecchia idea di Angela Motta, con la quale si vuole offrire a quanti praticano musica nella nostra città, un luogo dove provare, dove registrare, ma anche solo dove incontrarsi per scambiare le reciproche esperienze; infine l’Arca della Musica, una sorta di museo della musica popolare moderna (dal cantautorato al rock, al jazz) dove si potranno trovare i dischi in vinile, i nastri d’un tempo e qualsiasi oggetto possa essere legato agli ultimi cento anni di storia della musica.

 

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