Uffici postali nei piccoli comuni: Borghi (Uncem) lancia l’allarme e chiede l’aiuto di Chiamparino

on. Enrico Borghi, presidente Uncem
on. Enrico Borghi, presidente Uncem

Una lettera a Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, per chiedere il massimo impegno nel “favorire una concertazione tra la direzione di Poste Italiane Spa e le amministrazioni locali, al fine di scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei Comuni più piccoli del territorio Piemontese”. L’ha inviata l’on. Enrico Borghi, presidente nazionale Uncem e alla guida dell’Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della Montagna. “Come Parlamentari – scrive Borghi – stiamo attivando il Governo per un intervento che consenta di evitare che decisioni unilaterali assunte da Poste Italiane Spa arrechino disagi ai cittadini–utenti che non vedono garantita l’effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell’accordo siglato fra le Poste Italiane Spa e lo Stato e nel rispetto delle indicazioni dell’Autorità Garante per le Comunicazioni”.
Nella lettera, il presidente Uncem chiede al presidente della Regione Piemonte e – soprattutto, in questo caso – del Comitato delle Regioni un’azione congiunta con i Comuni che si sono già mobilitati per contrastare il piano di riorganizzazione presentato da Poste italiane. La società riceve ingenti contributi da parte dello Stato per consentire agli uffici postali periferici di garantire l’erogazione dei servizi postali essenziali, eppure il piano di riorganizzazione previsto dall’azienda, che dovrebbe diventare effettivo dal 13 aprile, prevede a livello nazionale la chiusura di 455 Uffici Postali e la riduzione degli orari di apertura in 608 uffici. In particolare nella sola Regione Piemonte la chiusura di 40 uffici e la riduzione degli orari di apertura in 134. “Questo – evidenzia Enrico Borghi – causa quindi notevoli difficolta? nella gestione operativa e genera una diminuzione della qualita? e della fruibilita? del servizio fornito alla clientela”. Borghi richiama nella sua lettera la delibera di giugno 2014 dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, richiamata poi in una lettera del Presidente Angelo Maria Cardani a gennaio. “In tale missiva – prosegue Borghi – il Garante esplicita chiaramente come ‘i divieti di chiusura tutelano situazioni individuate in base a parametri oggettivi: la natura prevalentemente montana e la scarsita? abitativa sono desunte da classificazioni Istat e da dati demografici’. La delibera AgCom obbliga Poste Italiane ad ‘avviare con le istituzioni locali un confronto sulle possibilita? di limitare i disagi per le popolazioni interessate, individuando soluzioni alternative piu? rispondenti allo specifico contesto territoriale’”.
“La razionalizzazione voluta da Poste – evidenza il presidente Uncem nella lettera – si tradurrebbe in gravi disservizi soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire con la dovuta comodita? di servizi essenziali quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficoltosi spostamenti”. “Un’azione di Chiamparino, come presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni – aggiunge l’on. Borghi – sarebbe importante per indurre Poste alla concertazione con la Regione, con le amministrazioni locali, con i sindaci, affinché Poste non adotti decisioni unilaterali capaci di compromettere il servizio nelle aree montane e marginali del Paese”.