Piccole e poco propense ad aprirsi ai finanziatori esterni, le imprese piemontesi faticano a crescere

Il Piemonte è traino dell’economia italiana sia nei momenti di recessione, sia nei momenti di ripresa. E’ quanto emerso nel convegno “La nuova finanza d’impresa per la crescita del Piemonte” dove Unioncamere Piemonte, Confindustria Piemonte, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno presentato un’analisi della struttura patrimoniale delle aziende piemontesi. Nel 2105, 443 mila sono state iscritte al Registro delle Camere di Commercio piemontesi, con una densità di 122 ogni mille abitanti, evidenziando un panorama frastagliato con scarsa propensione all’aggregazione e all’ingresso di terzi, siano acquirenti o investitori. Peraltro il 95,8% delle imprese ha meno di 9 dipendenti, con una media di quattro dipendenti. Sono 12 in Germania e 10 nel Regno Unito.

Nel 2015 il Piemonte ha contribuito all’8% del Pil nazionale, con 118 miliardi di euro. Negli ultimi quindici anni, quando, indicato 100 il PIL dell’anno 2000, gli USA crescevano del 130%, la Germania del 118 e l’Area euro del 115%, il Piemonte ha perso invece il 6% a situazione nazionale rimasta invariata, dopo il crollo del 2008-2009 e la risalita nel 2011.

Positivi i dati sui distretti e il manifatturiero piemontese, le cui esportazioni sono cresciute rispettivamente del 19% e 15%, in netto vantaggio rispetto alla concorrenza tedesca cresciuta del 7,8% e del 2,7% e dello stesso manifatturiero italiano, cresciuto del 6,3%.

Delle imprese piemontesi, il 28% sono artigiane, il 22,3% sono femminili, il 9,8% sono giovanili e il 9,2% sono straniere. Quanto ai settori il 23,6% si occupa di commercio, il 15,5% di costruzioni, i 12,4% di agricoltura e il 27% di altri servizi. Solo il 10% è costituito da produzione industriale in senso stretto a ulteriore conferma di quanto sia cambiata la struttura del sistema imprenditoriale della nostra regione.

Il rilancio passa dal rafforzamento degli investimenti e dal ricorso alla finanza alternativa per rendere le imprese meno dipendenti dal credito bancario. In particolare nel periodo 2008-2014 il debito bancario si è ridotto significativamente del 32%. Questi interventi aiuterebbero a superare il ritardo italiano e piemontese accelerando il potenziale di crescita e sviluppo per le imprese.