Vinicio Capossela conquista il Flowers Festival di Collegno

Arriva al culmine il Flowers Festival, che nell’attesa frenetica dei Pixies, questa sera sul palco nel cortile delle Ex Lavanderie a Vapore, ci ha portato un Vinicio Capossela in grande forma, con il suo nuovo tour estivo “Polvere”.

Prima di lui, un opening act molto atteso, quello dei Mau Mau, reduci dalla pubblicazione del nuovo album “8.000 chilometri”. Luca Morino, Fabio Barovero, Bienvenu Tatè Nsongan e soci, scaldano il pubblico grazie anche alla Bandakadabra che si unisce sul finire della loro esibizione.

Ma è il suo momento. Reduce dal nuovo album “Canzoni della Cupa”, un lavoro durato anni e che raccoglie ben 28 brani, che come sempre sono una frutto di una ricerca, di un viaggio, che Vinicio compie ogni volta che produce qualcosa. Spazia dalla tradizione del Sud Italia, con ballate folk ai brani del bestiario delle creature della Cupa e alle processioni religiose.

Ne è l’incarnazione diretta “La bestia del grano” che apre il suo show, un dorso da istrice, corna da muflone e lunghi artigli, su un palco circondato da steli di grano, ispidi come lui.

Siamo abituati, a dire la verità, alle esibizioni ed alle personificazioni di Vinicio, artista straordinario, capace di mutare veramente forma e calarsi dentro, completamente nella sua arte. Lo ha sempre fatto, già per quel suo capolavoro che fu “Canzoni a manovella” o quando con la maschera da Minotauro impazza sul “Ballo di San Vito” o con la camicia di forza nelle “Lamentazioni di Michelangelo”, oppure con il cappello da marinaio per la “Santissima dei naufragati”. Sono solo alcune delle sue figure, simboli dei viaggi da lui intrapresi e anche ieri sera ne abbiamo vista una.

Un lungo viaggio dentro le “Canzoni della cupa”, voce, fisarmonica e chitarra per una quindicina di estratti, da “Femmine” alla “Notte di San Giovanni”, passando per “Pettarossa”, molti sono i riferimenti al mondo femminile. Dopo il “Camposanto”, finisce il primo atto con il “Veglione”. La pausa è breve, perché al suo ritorno sul palco Vinicio ha già cambiato pelle ed è quella che ci piace di più. Dal suo repertorio escono i pezzi che lo hanno consacrato come il miglior cantautore della sua generazione, ecco “Marajà” che lascia spazio al rey de la cantina in “Che coss’è l’amor” e poi a quello pazzo di gioia, “L’uomo vivo”. E’ un totale crescendo “Al Colosseo” prima del “Ballo di San Vito”, il momento più tribale del concerto con quella sua taranta irresistibile, dove Vinicio, indossati i panni di un istrionico minotauro, istiga la folla a scatenarsi con lui. “Ultimo amore” e “Il treno”, riportano il finale sulle note della melodia e del tex-mex che lui ama tanto, per finire con la “La Golondrina/Ovunque Proteggi” e quel pizzico di malinconia che rimane.Sarebbe finita, ma il gran vociare del pubblico ed il forte legame con Torino, sua città d’adozione, con continue citazioni e ricordi dei Murazzi, di Giancarlo e di quell’epoca che lui ha vissuto direttamente, lo riportano sul palco accompagnato alla fisarmonica da Fabio Barovero dei Mau Mau, per un finale corale davvero applauditissimo.

“Sono tempi duri” ricorda Vinicio, “ma non dimentichiamo mai di celebrare la vita” ecco perché “E’ pazzo di gioia, è un uomo vivo / Si butta di lato, non sa dove andare / E’ pazzo di gioia e è un uomo vivo / Di spalla in spalla di botta in botta le sbandate gli fanno la rotta “.

Stasera tocca ai Pixies, con apertura prestigiosa dei Ministri, per una delle serate più attese di tutta l’estate musicale torinese.