Bilancio, scontro Appendino – Fassino su una nuova pronuncia della Corte dei Conti

La sindaca di Torino Chiara Appendino torna ad accusare la giunta che l’ha preceduta, guidata da Piero Fassino, di aver lasciato un bilancio in “squilibrio strutturale”. Lo fa con un post su Facebook e in relazione ad una nuova pronuncia della Corte dei Conti datata 12 giugno 2017.

La giunta Piero Fassino ha lasciato al 31/12/2015 il bilancio della Città di Torino in una situazione di squilibrio strutturale: lo sancisce la Corte dei Conti nelle proprie conclusioni a termine della fase istruttoria.

Cade così, definitivamente, il falso mito di aver lasciato a me e alla mia squadra una città con i conti in ordine. La realtà dei fatti si dimostra molto distante da quanto propagandato fino ad oggi.

Ora toccherà a noi l’onere di rimettere i conti in equilibrio. Come prescritto dalla Corte dei Conti, entro il 30/9 illustreremo il piano con i provvedimenti che dovremo adottare.

Non si è fatta attendere la replica dell’ex sindaco Piero Fassino che, analizzando il medesimo documento della Corte dei Conti ne da una lettura completamente diversa e accusa Appendino

Appendino stravolge ancora una volta la realtà dei fatti

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, proverbio che calza a pennello per la sindaca Appendino che continua a raccontare cose non vere e ad attribuire ad altri le proprie responsabilità.

Per mesi la Sindaca ha cercato di far credere che la Giunta Fassino avrebbe lasciato debiti fuori bilancio: nella relazione della Corte dei Conti non ve ne è traccia.

Adesso cerca di far dire alla Corte cose che in realtà essa non dice. La Corte riconosce, infatti, che nel 2014 si è conclusa un’attività straordinaria di riaccertamento dei crediti di difficile esigibilità e se ne è programmato il rientro per quota annuale in 30 anni, applicando correttamente la legge.

Appendino fa finta di non sapere che l’esposizione debitoria della città è inferiore a quella del 2011 di oltre 400 milioni e che gli stessi magistrati contabili hanno ritenuto “certamente apprezzabile il continuo miglioramento della gestione corrente” operato dalla giunta Fassino.

E’ trascorso un intero anno di governo della giunta Appendino che ha evidenziato la completa mancanza di una politica delle entrate e – come dice la Corte stessa – nell’ultimo anno è considerevolmente peggiorato l’andamento di cassa ed è aumentato il ricorso al debito.

Se oggi l’amministrazione è sotto tutela lo si deve a mesi di inazione e scelte finanziarie senza prospettiva. Ci domandiamo cosa dirà la Corte dei Conti quando esaminerà lo sfrenato uso di entrate una tantum utilizzate per chiudere il 2016 e pareggiare il 2017.

A dar manforte a Fassino arriva anche Gianguido Passoni, che in quel periodo era l’assessore al bilancio

Negli ultimi mesi Torino non è stata governata: accecata dal tramonto negli occhi e intralciata dall’erba alta fino alle ginocchia, la Giunta Appendino non ha preso nessuna decisione strategica sui conti. Anzi, per mesi ha confuso le idee ai torinesi con dichiarazioni ad effetto risultate prive di fondamento alla prova dei fatti.

“Nel 2016 la spesa corrente risulta in diminuzione e la riscossione in competenza nel 2015 risulta accettabile e in miglioramento. Ciò dimostra l’impegno dell’amministrazione nel risanamento della situazione ed i primi tangibili risultati”.

In questa frase della Corte dei Conti si riassumono anni di impegno e di lavoro senza clamore che ha consentito di: ridurre il debito, quasi dimezzare l’ammontare dei contratti derivati, più che dimezzare residui attivi e passivi e il debito verso le partecipate, mantenere l’anticipazione di tesoreria ad un livello controllato.

Nel giorno in cui si certifica la non esistenza di debiti fuori bilancio verso le società di trasporto, la stessa Corte dei Conti afferma anche che “in conclusione, la Sezione ritiene certamente apprezzabile il continuo miglioramento della gestione corrente”.

Non solo, la magistratura contabile da atto che a partire dal 2015 il comune è stato in grado di recuperare in misura più che doppia rispetto alle attese le quote di disavanzo conseguenti il riaccertamento straordinario dei residui e ha previsto un cospicuo stanziamento per il Fondo Crediti Dubbia Esigibilità.

Inoltre, sono solo 2 su 10 i parametri di deficitarietà strutturale non rispettati, quando il consuntivo di Appendino in aula in questi giorni li ha già portati a 4.

Le chiacchere stanno a zero. Non abbiamo trascorso il nostro tempo a recriminare, ad attaccare il Governo di turno, a scaricare su altri le nostre responsabilità, ma abbiamo avviato un percorso concreto di risanamento e mantenuto in piedi i servizi.

Se la Corte dei Conti conclude la sua pronuncia chiedendo un monitoraggio semestrale dei conti – cosa mai successa prima – è perchè le incertezze sul futuro sovrastano qualsiasi eredità del passato.

Qui di seguito la relazione della Corte dei Conti cui si fa riferimento