Vasco Rossi raddoppia al Grande Torino

Che Vasco non si sarebbe fermato a Modena Park era un po’ chiaro a tutti, troppo l’amore del suo pubblico, il popolo Vasco, che da quarant’anni lo accompagna ovunque in giro per l’Italia e anche fuori. Ieri ha bissato il primo concerto di Venerdì, con un secondo annunciato soldout allo stadio Olimpico di Torino. Puntuale ed in grande forma sale sul palco alle 21.15 e inizia subito forte con “Cosa succede in città”. In città c’è Vasco e quando succede è sempre un evento incredibile, traffico in tilt, spasmodica ricerca di biglietti all’ultimo, migliaia di persone che bivaccano attorno all’area della Stadio.
Lui, il Komandante e la sua band non si tirano mai indietro e ricambiano tanto affetto, dedizione e fatica, sotto un caldo già estivo, specie per chi si è fatto ore e e ore in piedi per poterlo vedere, sempre, ancora una “dannata” volta. Giacca di pelle, occhiali e cappellino d’ordinanza, palco sempre gigantesco, produzione ai massimi livelli.

Un mega show per inaugurare il “Non stop live tour 2018”, con dieci concerti che segnano il suo ritorno sulle scene, troppa voglia per lui e soci di calcare ancora il palco, la sua casa.

Oltre due ore e mezza di show su un palco di 70 metri, con una struttura post industriale, simile ad un gigantesco carro ponte. Basta pensare ai 600 metri quadrati di schermo più di 1000 luci, 50 sorgenti laser oltre ai numerosi punti di fuoco. Ma soprattutto lui, Il Blasco che non invecchia, come Stef Burns, ormai un veterano e Vince Pastano alla chitarra, Andrea Torresani, che ha sostituito il fedele Claudio “Gallo” Golinelli al basso, ricoverato per un malore e Alberto Rocchetti alle tastiere, il nocciolo duro della band, affiancato da Frank Nemola alle tastiere, Matt Laug allla batteria e con la novità di Beatrice Antolini che apre il concerto, con le sue percussioni , il synth e i cori.

Una cavalcata di oltre due, per quelli che ormai sono tutti superclassici della infinita discografia di Vasco, che gli ha fruttato milioni di dischi venduti e migliaia di concerti, sempre soldout dove ha infranto in Italia e anche all’estero record su record. E c’è stato il tempo per omaggiare i Metallica, che solo pochi mesi prima avevano eseguito un’improvvisata versione di “C’è chi dice no” , proprio nel palazzetto a fianco dello stadio, con il riff di “Enter Sandman”, per un concerto un po’ tutto rivisto in chiave molto metal, dai riff a giri di basso e ad alle percussioni.
E’ quasi mezzanotte, il concerto è finito, ma la voglia di andarsene è poca, nonostante il caldo e la fatica, troppa l’adrenalina in corpo e quello a cui si riesce a pensa è sempre: non vedo l’ora che il Blasco torni!

Foto e report Paolo Pavan/QP



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