Nuovo approccio terapeutico per la leucodistrofia in una ricerca dell’Università di Torino pubblicata sulla rivista Brain

La dott.ssa Elisa Giorgio (Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino) si è basata per la sua ricerca sull’interferenza RNA (iRNA), un meccanismo fisiologico presente in tutte le nostre cellule che sfrutta piccole molecole di RNA a doppio filamento per regolare l’espressione genica e proteggerci dagli agenti patogeni. Giorgio ha seguito la traccia segnata dal lavoro dei professori Fire e Mello, che è valso loro il premio Nobel nel 2006. L’iRNA è stato sfruttato di recente per sviluppare strategie terapeutiche volte a ridurre o spegnere l’espressione di specifici geni, mutati nei pazienti, e causa di malattie genetiche come la corea di Huntington.

In questo caso lo studio è stato condotto sui pazienti con ADLD (Leucodistrofia autosomica dominante dell’adulto) una malattia neurodegenerativa con insorgenza nell’età adulta – caratterizzata dalla perdita della cosiddetta “sostanza bianca” del sistema nervoso centrale – che si manifesta con disturbi del movimento e gravi alterazioni del sistema nervoso autonomo, come incapacità a mantenere una corretta pressione sanguigna e temperatura corporea e incontinenza.

L’ADLD è estremamente rara, sono note infatti solo poche decine famiglie in tutto il mondo; si trasmette da genitore affetto ai figli con la probabilità del 50%, ed è al momento incurabile. La causa genetica è la duplicazione del gene che contiene le istruzioni per produrre la proteina lamina B1 (LMNB1), con conseguente accumulo nelle cellule e neurodegenerazione.

A sinistra il controllo (cellule dei pazienti sani); nel mezzo cellule dei pazienti con ADLD e a destra le cellule dei pazienti con ADLD dopo il trattamento

 

Per la prima volta l’iRNA viene proposto come strategia terapeutica per curare malattie genetiche associate alla duplicazione di un gene, ovvero alla presenza di tre copie di un gene, anziché le due fisiologiche, come avviene nell’ADLD, in cui spegnere in maniera specifica la copia “in eccesso” può rappresentare una cura.

Il risultato raggiunto dallo studio è valso al gruppo del prof. Alfredo Brusco (Università di Torino, Dipartimento di Scienze Mediche) in collaborazione con i laboratori delle prof.sse Annalisa Buffo (Dipartimento di Neuroscienze Rita-Levi Montalcini e Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi – NICO dell’Università di Torino) ed Elena Cattaneo (Università di Milano), e del prof. Pietro Cortelli (IRCCS, Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna e Università di Bologna) la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica di neurologia “Brain”.

“La dott.ssa Giorgio si è avvalsa di innovativi modelli cellulari per dimostrare l’efficacia del suo approccio: si tratta di cellule neuronali generate a partire da fibroblasti dei pazienti ADLD (cellule del derma), metodo anche noto come “malattia in piastra”. Questo innovativo modello – spiega il prof. Alfredo Brusco (Università di Torino) – ci ha permesso di dimostrare in laboratorio l’efficacia del trattamento su cellule simili a quelle colpite nel cervello dei pazienti”.

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“Il silenziamento per interferenza allele-specifica rappresenta quindi una possibile opzione terapeutica per l’ADLD e apre nuove prospettive di ricerca nel campo di malattie genetiche causate da duplicazione di gene – continua Brusco – anche se il passaggio a vere terapie per i pazienti potrà avvenire solo attraverso sviluppi specifici”. In parole povere si dovrà trovare un modo per far attivare questo meccanismo di silenziamento nel cervello dei pazienti e non solo in piastra. La ricerca della dott.ssa Giorgio, che è stata finanziata anche dalla Fondazione Umberto Veronesi, dovrà continuare per arrivare a una concreta terapia.

“Sebbene le malattie genetiche siano spesso causate da meccanismi patogenetici unici, le cause molecolari alla loro base son raggruppabili in una manciata di classi, in questo caso la duplicazione di un gene. Questo ci permette di focalizzarci su una specifica malattia, ma di ottenere risultati utilizzabili dalla comunità scientifica in diverse patologie genetiche. Nello specifico – conclude il prof. Brusco – la strategia terapeutica da noi ideata può essere sfruttata per tutte le malattie genetiche dovute alla presenza di tre copie di un gene, in cui spegnere la copia ‘in eccesso’ può rappresentare una cura”.