Immaginari per viaggiatori, intervista con Alice Avallone

E’ partita da Asti Alice Avallone, per poi girare il pianeta avanti e indietro (inventarsi, tra le altre cose, Nuok) e diventare “donna di mondo” ed esperta comunicatrice. Da questo binomio di esperienze e competenze nasce Immaginari per viaggiatori, Franco Cesati Editore, un agile manualetto che spiega (direi più che altro mostra) come “raccontare territori, luoghi e storie al turista”.

Traducendo quello che ho scritto sopra, questo libro suggerisce una serie di tecniche per gestire il racconto di un territorio, di un luogo, ma anche di un’attività commerciale, online, con particolare attenzione ai social. Cosa scrivere, come farlo, cosa raccontare, cosa fotografare, come coinvolgere il potenziale turista e/cliente.

Chi vuole sviluppare la propria presenza negli spazi online dedicati a turismo e commercio trova qui le basi per farlo nel migliore dei modi. Suggerimenti, esempi, dimostrazioni… tutte spiegate e motivate. Si parte sempre dalla narrazione. Perchè, che sia scritta, fotografica o in video, stiamo comunque raccontando uno spazio. Poi si va nel dettaglio e l’autrice sciorina una serie di suggerimenti per le diverse tipologie di attività. Non manca un decalogo finale e perfino un eserciziario che spinge il lettore a darsi da fare in prima persona.

Alice Avallone ha risposto alle mie domande.

A chi è indirizzato questo libro?

L’idea del libro nasce per rispondere alle esigenze di scrittura di chi deve raccontare un territorio o un’attività, commerciale o culturale che sia: enti territoriali, istituzioni, destination manager, ristoratori, albergatori, commercianti. E perché no, anche travel blogger, che sul digitale accettano la sfida di farsi riconoscere tra la marea di contenuti già esistenti a tema viaggio.

Ci racconti come è strutturato?

La prima parte è introduttiva al significato di world building, dunque a come si costruisce un immaginario collettivo su una destinazione. Come mai se pensiamo ad Alba, istintivamente la associamo a vino e tartufo, e Ivrea all’Olivetti? Il capitolo iniziale indaga proprio gli elementi specifici di una località e come è possibile che questi diventino iconici. Dopodiché, si passa ai casi pratici. Il secondo capitolo è dedicato ai territori: come si racconta una nazione, una città, un quartiere, una strada, ma anche la campagna, il mare, la montagna e i corsi d’acqua. Il terzo capitolo parla di luoghi specifici, come hotel, B&B, ristoranti, caffetterie, negozi, mercati, musei e teatri. Il quarto, invece, di storie: quali sono gli elementi di un testo narrativo, come si sceglie un filo conduttore e come il tono di voce. L’ultima sezione è un eserciziario a colori da completare, con tanto di possibilità di correzione via social media.

Cosa vuol dire “raccontare” un territorio o un’attività commerciale?

Significa fare una doppia azione: da una parte individuarne le specificità, cosa rende unico un posto; dall’altra parte, invece, significa capire perché un territorio o un’attività può diventare speciale per il pubblico. Perché il turista dovrebbe scegliere proprio il mio agriturismo? In comunicazione si chiama insight: si tratta di un dato, una conoscenza, un’informazione sul nostro pubblico che ci permette di entrare in relazione con lui. Se so che il mio pubblico sceglie gli agriturismi perché vuole sentirsi coccolato e adora soprattutto la colazione con i prodotti locali, con i formaggi e le marmellate della casa, allora saprò quali storie raccontare per interessarlo e convincerlo a soggiornare da me. Tutto parte dall’ascolto.

I segreti per raccontare al meglio la propria attività commerciale cambiano a seconda della tipologia?

Sì, benché la premessa sia la medesima: capire quale esperienza cercano le persone quando sono fuori casa. Una cosa è sicura: tutti noi vogliamo essere stupiti. Già i Greci chiamavano questo stato d’animo thaumàzein, che unisce in una sola parola sia la gioia della novità sia l’angoscia delle cose sconosciute. Non è forse questa meraviglia per l’inaspettato alla base di ogni scoperta, che sia una per una nuova città o un ristorante mai provato? A noi narratori di viaggio il compito di rassicurare il turista, e dall’altra fargli esclamare ogni volta: wow!

Qual è, secondo te, lo strumento più potente in questo momento tra quelli disponibili online?

Dirò una cosa banale: Instagram, senza ombra di dubbio. Stiamo vivendo quella che chiamo “Instagram Season” e da questo racconto visivo non possiamo prescindere. L’estetica online ha un forte potere sulle scelte delle persone, tanto che spesso tra i metri di valutazione, i turisti considerano anche un indice di instagrammabilità, ovvero quanto un luogo si dimostrerà fotogenico. Sempre più spesso ci ritroviamo a scegliere una località in base alla geolocalizzazione o agli hashtag; oppure, prima di provare un nuovo ristorante, guardiamo le foto di chi ci è stato, magari ancora prima di andare su TripAdvisor. Allo stesso tempo, per chi lavora nel turismo, Instagram può diventare non solo piattaforma di condivisione dei propri contenuti, ma soprattutto un punto strategico per osservare quali sono i trend più ricorrenti e cosa le persone amano di più fotografare (e dunque condividere) di una certa realtà.

Ci anticipi tre suggerimenti fondamentali per chi vuole promuovere un territorio online?

Ascoltare il pubblico che si vuole raggiungere: quali sono le loro aspettative, che cosa stanno cercando. Far emergere cosa vi rende unici: cosa potete raccontare solo voi, quale dettaglio fa la differenza rispetto alla concorrenza. E soprattutto rimanere autentici, soprattutto sul digitale: meglio una foto imperfetta, ma vera, che una perfetta ma senza personalità. Le persone, e le nuove generazioni in particolare, oggi hanno bisogno di un rapporto più sincero. Senza patinatura e paesaggi da cartolina.