Il secolo breve di Abramo, intervista con Luigi Stancati

La storia del mondo raccontata con gli occhi di una persona comune, o (è questo il caso) di più persone comuni. Il secolo breve di Abramo, di Luigi Stancati, Neos Edizioni, è in realtà la ricostruzione della storia della famiglia dell’autore. Una storia che ha molta parte a Torino, una storia che attraversa tutto il ‘900 e proprio per questo finisce inevitabilmente per incastrarsi con le Guerre Mondiali, con le migrazioni, con il boom economico. Il fascino quindi della storia del secolo breve dell’Europa raccontato con lo sguardo di persone normali. Trovate la recensione completa del libro qui.

Luigi Stancati ha risposto alle mie domande.

Il tuo libro è in fondo una saga familiare di una famiglia comune. Eppure anche le storie delle famiglie comuni hanno aspetti interessanti da raccontare…

Infatti, essendo una storia famigliare che di per se’ potrebbe avere scarso interesse, ho voluto contestualizzarla in relazione agli eventi storici, poiché da sempre sono un appassionato di storia.

Se poi la storia attraversa un secolo come il ‘900, pieno di eventi e trasformazioni, ecco che l’intreccio tra il privato e il pubblico è inevitabile. In che modo hai affrontato gli eventi storici nel racconto?

E’ la narrazione fedele dei miei famigliari a cui ho aggiunto riferimenti storici della Torino fra gli anni 30 e gli anni 90

Racconti, ricordi, documenti, fotografie… come hai ricostruito la storia della tua famiglia?

Sono partito dal flusso della coscienza dei ricordi e ho notato che c’era una rispondenza tra nomi e date che sembrano segnare un “destino”

Parenti vicini e lontani come hanno accolto il libro?

In modo contrastante, perché in parte il loro vissuto non coincideva con il mio o forse perché siamo sempre un po’ gelosi delle immagini genitoriali che conserviamo dentro di noi. Sono stato criticato da mia nipote, cattolica, per esempio, di trattare argomenti religiosi in modo troppo leggero.

Buona parte della vicenda (che pure attraversa mezzo mondo) è ambientata a Torino. Qual è il tuo rapporto con la città? Come è cambiata Torino in questi anni?

E’ cambiata profondamente poiché il boom economico e l’immigrazione massiccia hanno un po’ sconvolto i ritmi di una città austera e riservata, creando dei contrasti sociali. Negli anni recenti la città è di nuovo cambiata trasformandosi da città operaia in città del terziario e quindi più aperta, coi nuovi problemi ultimamente, della recente “immigrazione”.