Enrico, 43 anni, racconta le problematiche giornaliere da rider

Rider

Fino a pochi anni fa la parola Rider non era di uso quotidiano (la traduzione dall’inglese è cavaliere) e non era nostra abitudine ordinare pranzo e cena a domicilio, magari capitava di commissionare la pizza il weekend. Da qualche anno invece sempre più persone e sempre più frequentemente ricorrono al servizio di “delivery”, consegna, per la propria spesa, i medicinali, le pietanze presso la propria dimora o l’ufficio.

Infatti non c’è momento durante la giornata in cui non si vedano queste ragazze e ragazzi in bicicletta e con lo zaino in spalla mentre sfrecciano in strada. Con la pioggia, la neve, il freddo e il caldo torrido d’estate, loro lavorano e pedalano per venire incontro alle nostre esigenze. Se, negli ultimi anni la domanda per questo servizio continuava a crescere velocemente, con la pandemia COVID-19 le prestazioni dei rider sono diventate essenziali per anziani, madri con figli in DAD e tante persone che non ne avevano mai avuto bisogno. Un’indagine di GfK Sinottica, azienda leader di ricerche di mercato, ha rilevato che nei mesi di marzo e aprile 2020 l’utilizzo di servizi di Food Delivery è cresciuto del +70% rispetto al periodo precedente il lockdown.

Sono anche loro gli eroi silenziosi della pandemia. Ma oltre lo zaino, la bici e il caschetto hanno una storia da raccontare e la voglia di battersi per i loro diritti: oggi si fermano per il #nodeliveryday e chiedono il supporto anche agli utenti delle piattaforme per “richiedere diritti e tutele piene per tutti i riders”.

In Piazza Statuto a Torino, ho ascoltato la testimonianza di Enrico, 43 anni, di professione rider.

Ciao Enrico,  posso chiederti quale percorso ti ha portato a fare il rider? Da quanto tempo lo fai?

La mia avventura di rider inizia 3 anni fa dopo la perdita del lavoro. Purtroppo, avendo già un’età avanzata, mi sono trovato fuori dal mercato del lavoro e così mi sono rimboccato le maniche facendo consegne a domicilio

Che rapporto hai con i dirigenti dell’azienda per cui lavori? Riesci ad avere un dialogo e a comunicare le istanze dei rider?

Con i dirigenti non abbiamo nessun rapporto. L’ unico modo per comunicare con le applicazioni di delivery è tramite chat o email, ma succede spesso che non ci rispondano.

Come funziona esattamente la vita di un Rider? Puoi raccontarmi la tua routine quotidiana con tutte le criticità?

Esco di casa e mi prenoto nei punti più gettonati, dove ci sono più ritiri, mi metto on-line e aspetto gli ordini. L’orario di lavoro dipende dalle ore disponibili o dal tempo disponibile per il free login.

Puoi spiegare che cosa è il free login?

Ti metti on-line quando vuoi e non sei condizionato da un calendario. Il free login lo usano Uber e Deliveroo.  Glovo, diversamente, ha un calendario condizionato e per lavorare bisogna prenotare gli slot temporali. I corrieri con il Punteggio di Eccellenza più alto avranno il calendario di disponibilità prima degli altri.

Quanto tempo passa tra una consegna e l’altra?

Complice la pandemia, la chiusura di molti locali e il continuo reclutamento di rider, il tempo tra un ordine e un altro è di circa 20 minuti, se sei fortunato.

Quanto venite pagati a consegna?

Il guadagno della consegna è variabile in base ai Kilometri e dipende molto dalla compagnia con cui si lavora: ad esempio Glovo ha dei parametri ben precisi mentre Uber e Deliveroo no.

Durante le giornate di pioggia, quindi le più pericolose per le condizioni dell’asfalto, avete paghe migliori?

Come da contratto, durante le giornate di pioggia alcune compagnie danno una sorta di ricompensa rispetto alla solita paga per la consegna, ma, ad esempio, Uber non la applica

Vari rider hanno fatto incidenti anche molto gravi, cosa è successo in quel frangente? 

Le aziende riconoscono gli infortuni solo se il rider ha un ordine in corso.

La pandemia Covid19 ha reso sempre più necessario il food delivery, ma fare questo lavoro in questo momento quanto vi espone al contagio? 

Glovo e Uber non consegnano dispositivi di sicurezza mentre Deliveroo li consegna sporadicamente e dà la possibilità di richiedere i dispositivi tramite app dando del liquido disinfettante e quattro mascherine che non hanno nessuna certificazione.

Alcuni rider hanno raccontato di episodi di confisca delle mance, come mai?

Abbiamo riscontrato questo: alcuni clienti ci hanno fatto vedere dal loro dispositivo i loro ordini e  la mancia lasciata peccato che molte volte sia capitato di non vedersele accreditare. Uber, quando si ricorda, le attribuisce e le tassa.

Qualche anno fa venne fuori una polemica riguardo gente ricca e famosa che non lasciava la mancia. Tra i clienti ci sono stati casi invece di generosità?  

Purtroppo le mance sono sempre meno frequenti anche a causa della crisi economica e della perdita di lavoro di molte persone.

Lamentate di essere sotto ricatto degli algoritmi che decidono chi lavora e chi resta fermo ad aspettare. Perché gli algoritmi puniscono alcuni rider? quali sono i criteri per punirvi?

Li definiamo discriminatori e punitivi poiché siamo costretti seguirli e basta. Pur essendo considerati lavoratori autonomi, quando ci si ribella a questi parametri ci si trova penalizzati.

Avete intavolato un discorso con il nuovo governo?

Il ministro Orlando ha chiesto una nuova apertura del tavolo con asso delivery. Vedremo.

Se potessi parlare con Mario Draghi cosa gli diresti o chiederesti?

Chiederei a Mario Draghi di farci assumerci come subordinati e di cancellare il contratto autonomo occasionale, visto che con questo contratto lavorano migliaia di lavoratori precari. E poi gli direi di dare ascolto alle vertenze che stiamo portando avanti con i nostri sindacati perché il nostro lavoro è di aiuto per molte persone, specialmente adesso.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi testimonianza sul mondo del food delivery da entrambe le parti.



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