Opera Viva torna in Barriera a Torino con un nuovo curatore

L’ottava edizione di Opera Viva, il Manifesto, che anticipa la fiera d’arte Flashback di novembre, guarda lontano e arriva fino alle coste dell’Islanda con la sensibilità e lo sguardo del visionario artista islandese Jon Gnarr, nuovo curatore del progetto artistico ideato da Alessandro Bulgini che, dal 2015, ha portato in Barriera di Milano a Torino più di 40 artisti, italiani e stranieri, interpreti dello spazio pubblico di 6×3 metri in piazza Bottesini.

La scelta di un nuovo curatore per Opera Viva, il Manifesto nasce dalla volontà – sottolinea l’ideatore del progetto artistico Alessandro Bulgini – di lavorare ad un’edizione che insistesse sull’importanza di fornire soluzioni alternative alla nostra incapacità di risolvere i conflitti e che sottolineasse l’importanza del ruolo degli artisti nella società.

Attore, scrittore, comico e drammaturgo, autodefinitosi anarco-surrealista, Gnarr, nel 2009, ha sentito la necessità di mettersi a disposizione degli altri creando un nuovo partito politico Besti flokkurinn (dall’islandese: Il Partito Migliore) nel quale ha coinvolto tantissimi artisti islandesi nella convinzione che solo l’arte possa, in determinate occasioni, fornire un reale spunto per il cambiamento. Sorprendentemente, la lista di Jón Gnarr ha vinto le elezioni comunali di Reykjavík così dal 2010 al 2014 Gnarr è stato Sindaco della capitale dell’Islanda.

Sulla base di queste premesse, per Opera Viva, il Manifesto, Gnarr, attraverso il coinvolgimento di altri 6 artisti islandesi, ha lavorato per creare un capolavoro corale, come per il Partito Migliore, fornendo una visione pluralistica e unica grazie alla capacità visionaria della comunità di artisti coinvolti. Tutti, ognuno con le proprie peculiarità, collaborano per creare un organismo complesso, un’idea che Gnarr definisce “A new hope”.

Una nuova visione, quindi, – continua Bulgini – per uno spazio pubblico che, da otto anni, si propone di connettere, con opere diverse mese per mese, l’arte e la vita nello scorrere della sua quotidianità, e per il quale è stato scelto come nuovo curatore Gnarr che per primo ha legato indissolubilmente la propria arte alla vita.

Il primo artista con il quale parte Opera Viva, il Manifesto è un famoso fumettista islandese Hugleikur Dagsson, dall’umorismo urticante, più feroce di South Park, più scorretto di Borat, e conosciuto in Italia per il libro “Cazzo Ridi?”, una sorta di meraviglioso esorcismo contro le insidie del perbenismo e del politically correct. Il manifesto di Dagsson, che viene inaugurato mercoledì 18 maggio alle ore 18.30 in piazza Bottesini, non ha bisogno di ulteriori parole a commento perché possiede una chiarezza e immediatezza schiaccianti con il suo fondo giallo, i suoi tratti semplici e le sue tre parole: “What has Happened?”

Questo disegno – commenta l’artista – è qualcosa a cui ho pensato quando mi sono reso conto di essere diventato, dal nulla, un uomo di mezza età. Mi sono sempre sentito come se avessi vent’anni, ma poi ne ho compiuti quaranta e poi cinquanta e non me ne sono nemmeno accorto. La vita è la cosa più lunga che puoi sperimentare, ma è anche breve da morire. Dovremmo godercela finchè possiamo e, allo stesso tempo, non pensarci troppo. Questa è la condizione umana.



In questo articolo: