Al Mufant la mostra su Dino Buzzati e le stelle

Inaugura in occasione della Notte Europea dei Ricercatori 2022 al Mufant, il Museo del Fantastico di Torino, la mostra temporanea “Dino Buzzati e le stelle”.

Nell’anno in cui si celebra il cinquantenario dalla scomparsa, il Museo dedica una mostra a Dino Buzzati (Belluno 1906 – Milano 1972), scrittore, giornalista e pittore fra i più grandi esponenti del fantastico del Novecento italiano. Conosciuto al grande pubblico per Il Deserto dei Tartari, il suo romanzo più famoso incentrato sul tema dell’attesa, Buzzati scrisse moltissimi racconti di ambientazione fantastica, quasi metafisica, talvolta surreale e fantascientifica. E’ su questo ultimo aspetto, meno conosciuto ma non per questo meno significativo, che si sofferma la mostra. Se il Buzzati fantastico non è stato riconosciuto adeguatamente dalla critica, che per molto tempo lo ha confinato nell’ambito della letteratura “minore”, definendolo, in senso negativo, il “kafka italiano”, una sorta di imitatore dei modelli dello scrittore modernista, lo è stato ancor meno il Buzzati fantascientifico, anche a causa della generale diffidenza nei confronti del genere in Italia. Dino Buzzati e le stelle, si sofferma invece sull’inesplorato volto fantascientifico di Buzzati, con particolare attenzione a due dei suoi ambiti più rappresentativi, la “conquista del cosmo” e gli “avvistamenti di dischi volanti ed extraterrestri”. Buzzati ha vissuto nel pieno della space age, caratterizzata dalla corsa alla conquista dello spazio fra USA e URSS ma anche dalle ondate di avvistamenti nel cielo di oggetti non identificabili. Dino Buzzati ha raccontato l’era spaziale attraverso i tre linguaggi che per tutta la vita gli sono stati più congeniali: la narrativa, l’arte pittorica e la cronaca giornalistica (Buzzati ha lavorato per anni al Corriere della Sera stringendo con la testata un legame simbiotico).

Il suo profondo interesse per le questioni riguardanti la conoscenza del cosmo portò Buzzati a scrivere numerosi racconti di fantascienza e articoli giornalistici a tema ufologico e spaziale tra il 1947 e il 1971, molti dei quali possono essere considerati “inediti” perché mai ripubblicati in volume dopo la loro prima apparizione in sede di quotidiano o di rivista. A questi testi si aggiungono le opere pittoriche che testimoniano ancor più del fascino che i misteri dello spazio ignoto esercitavano su di lui e di come egli li rappresentò attraverso la sua fervida immaginazione.

Buzzati si occupò con interesse profondo e personale anche della questione dei “dischi volanti” che, originatasi negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta, arrivò anche nel nostro Paese grazie alla stampa, diventando, da un lato, un fenomeno “di moda” oggetto di cronache sensazionalistiche (ed anche di speculazione) e, dall’altro, un fenomeno serio da osservare come manifestazione psicologica del disagio collettivo di un’epoca. È il secondo di questi approcci, derivato anche dagli studi condotti da Carl Gustav Jung in materia, che il Buzzati-giornalista adottò nei suoi articoli sugli UFO apparsi tra il 1962 e il 1965. In questi scritti Buzzati propose riflessioni sulle tante testimonianze di avvistamenti di dischi nei cieli italiani e di contatti con forme di vita extraterrestre, osservandole come fenomeno sociologico, cercando perciò di fare ipotesi plausibili sulle sue cause e ricostruendo di volta in volta i tratti del complesso identikit dei cosiddetti “discofili” e “contattisti”.

“E’ da tempo che volevamo proporre una mostra sul “Buzzati fantascientifico” – dice Silvia Casolari, co-curatrice della mostra insieme a Valentina Polcini. Abbiamo fatto un’operazione simile con la fantascienza di Primo Levi e con quella di Emilio Salgari, l’occasione, in questo caso, è arrivata all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino quando abbiamo ospitato, da un’idea di Edoardo Russo, patron del Cisu – Centro Italiano Studi Ufologici – la presentazione di Buzzati e le stelle, il bellissimo saggio di Valentina Polcini per i Quaderni del Centro Studi Buzzatiani. La sfida è stata quella di adattare un saggio in un percorso espositivo capace di presentare la poetica di un grande autore come Buzzati senza tralasciare di affrescare un’epoca colorata, stupefacente e sensazionale come è stata l’era spaziale”.

La mostra – che espone prime edizioni, articoli giornalistici, opere pittoriche, materiali e toys da collezione, estratti di video-interviste dalle Teche Rai – è sostenuta dalla Fondazione CRT, patrocinata dall’Università di Warwick ed è frutto di una riuscita collaborazione fra il Museo, l’Associazione Internazionale Dino Buzzati e il Centro Italiano Studi Ufologici. Di particolare pregio i due dipinti buzzatiani “I marziani” e “I maghi d’autunno” e la splendida collezione di giocattoli d’epoca del collezionista torinese Paolo Fiorino.



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