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Il “declassamento” del lupo da specie rigorosamente protetta a specie protetta permetterà maggiori interventi di contenimento: «Ma nel Torinese sono ancora troppi gli attacchi al bestiame»

«È ormai saltato ogni equilibrio nella fauna selvatica. Mentre i cinghiali distruggono le coltivazioni, i lupi attaccano sempre di più i capi di bestiame» denuncia Coldiretti

Marco Lovisolo

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TORINO – Con un decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 gennaio, il governo ha “declassato” il lupo da specie rigorosamente protetta a semplice specie protetta. Saranno quindi possibili interventi di contenimento rispettando precise quote ripartite tra le regioni. Tuttavia, sottolinea il Wwf Italia, non si tratta di un via libera alla caccia al Canis lupus: per rendere il declassamento efficace occorre la modifica della legge 157/92 (ovvero la legge quadro sulla caccia) per la quale il lupo è ancora specie rigorosamente protetta.

Intanto, Coldiretti Torino denuncia altri attacchi al bestiame da parte di lupi. Negli ultimi due mesi si sono moltiplicate le aggressioni, soprattutto su ovini e caprini: colpite un po’ tutte le zone della provincia di Torino, con danni particolarmente pesanti nella Bassa valle di Susa. Tutti gli attacchi si sono verificati in zone urbanizzate e per nulla isolate.

«Regione e Città Metropolitana devono attuare programmi di riequilibrio delle popolazioni di lupo in provincia di Torino» – chiede il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – «Ma accanto a questa strada i nostri allevatori chiedono risarcimenti congrui e soprattutto tempestivi oltre che maggiore sostegno per le pratiche di difesa passiva del bestiame».

Gli agricoltori lamentano avvistamenti ovunque: nelle ore notturne accanto all’autostrada della valle di Susa e lungo le statali di fondovalle, mentre cresce la preoccupazione tra gli abitanti dei territori rurali dove da tempo si segnalano anche uccisioni di cani da parte di lupi che non trovano altre prede. Del resto, le prede naturali del lupo – per le quali ha svolto anche un ruolo di regolazione – oggi sono specie in forte contrazione a causa dell’eccessiva presenza di predatori. «È ormai saltata ogni forma di equilibrio nella fauna selvatica. Mentre i cinghiali si spostano dai boschi per distruggere le coltivazioni, i lupi attaccano sempre di più i capi di bestiame degli allevatori. Una situazione che, da tempo, è diventata insostenibile» aggiunge Mecca Cici.

Mancano ancora i dati per il 2025 ma nel corso del 2024 sono stati registrati dai Servizi Veterinari sul sistema informativo regionale ARVET 534 eventi predatori al bestiame domestico, per un totale di 1894 capi coinvolti (1092 morti, 81 feriti e 721 dispersi).  Anche gli ultimi dati dei censimenti del progetto di monitoraggio Life-Wolfalps registrano una presenza in aumento anche solo rispetto a due anni fa con una stima di 464 esemplari presenti in Piemonte.

«Apprezziamo che molti sindaci del territorio stiano prendendo posizione in difesa degli agricoltori e a favore di una regolazione di quelle specie di fauna selvatica con cui è sempre più difficile la convivenza. Ultima in ordine di tempo l’iniziativa del sindaco di Roure, che ha segnalato a Regione e Prefettura la situazione difficile che si vive nel territorio della val Chisone dove sono presenti decine di lupi. Nessuno vuole riportare all’estinzione specie di fauna selvatica come il lupo ma ci pare assolutamente legittimo chiedere che la fauna selvatica non scacci l’Uomo dalla montagna. La presenza del lupo deve cessare di essere una delle grandi difficoltà che sempre più scoraggiano gli allevatori a continuare a svolgere un lavoro prezioso che da 5.000 anni è in simbiosi con l’ambiente naturale alpino» sottolinea ancora Coldiretti Torino.

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