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AlessandriaCronaca

Bufera mediatica attorno al Vescovo di Alessandria Guido Gallese, il portavoce: «Il Vescovo ha timore che i commenti sui social si trasformino in gogna mediatica, basata su nulla di concreto»

Nell’intervista che ci ha concesso, il portavoce ha sottolineato le «falsità» raccontate a danno del Pastore e l’artificiosità del clamore mediatico

Marco Lovisolo

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Il Vescovo di Alessandria sul sagrato del Duomo cittadino durante il tradizionale saluto ai malati al termine di una celebrazione per la Madonna della Salve - Credits by Diocesi di Alessandria

ALESSANDRIA – Ha fatto molto scalpore la notizia che ha cominciato a circolare pochi giorni fa della cosiddetta “ispezione” della Diocesi di Alessandria da parte di un cardinale inviato dal Vaticano. Sotto la lente d’ingrandimento, il Vescovo della città Guido Gallese.

Dopo aver scosso la comunità locale, la notizia è diventata di dominio pubblico, e sulla vicenda si sono scatenate le più importanti testate nazionali. In merito, si è scritto un po’ di tutto, in particolare negli ultimi due/tre giorni: dall’ostentazione di uno stile di vita giudicato non consono al possesso di una Tesla per spostarsi abitualmente (anche a una cena organizzata per i poveri), dalla pratica del kitesurf (con annesso acquisto di alcune tavole da surf) a conti diocesani che, secondo qualcuno, presenterebbero dei buchi. Sul tema, i cittadini alessandrini sono divisi, e ieri pomeriggio nel programma Rai “La Vita in Diretta” diverse persone comuni intervistate hanno trovato da ridire sul loro Pastore. Imbeccate, forse, da qualche titolo “acchiappa like”…

Per saperne qualcosa in più sulla reale portata di questa «visita apostolica, non ispezione», e del peso del clima mediatico che si è creato, abbiamo intervistato nella mattinata di ieri, venerdì 23 gennaio, il portavoce del Vescovo, Vincenzo Governale, che è anche a capo delle Comunicazioni sociali della Diocesi di Alessandria. Ci riceve nel suo studio in un momento concitato, tra una visita a Sua Eccellenza, le telefonate di altri giornalisti e nuovi articoli “scottanti” che spuntano come funghi, online e su carta.

 

Governale, innanzitutto come si sente il Vescovo?

«È amareggiato, rattristato dai modi, dalle parole, dallo stile e dalle illazioni usate dai media per definire ciò che sta accadendo. Al contrario, è sereno rispetto alla visita apostolica del cardinale Giuseppe Bertello».

Non ha quindi timori sull’esito della visita?

«Ha timore che i commenti sui social si trasformino in ciò che abbiamo visto diventare le gogne mediatiche di questi anni, basate su nulla di concreto. Dicerie che sono state smentite fin dal primo minuto, raccontate e spiegate».

Oltre a portavoce del vescovo, sei anche responsabile delle Comunicazioni sociali della Diocesi. Da questo punto di vista, come pensi sia stata trattata questa vicenda dai media finora?

«Male, molto male. I termini usati nei titoli di molti articoli che ho letto in realtà non c’entrano nulla con i contenuti degli articoli stessi. È una scelta che si basa naturalmente sul clickbait e che prende in giro il lettore, finendo in realtà per allontanarlo dalla lettura del giornale stesso…».

Quali aspetti secondo te non hanno funzionato nel racconto che è stato fatto?

«Il primo aspetto sicuramente è che il racconto è stato basato su una buona dose di falsità, utilizzate per attaccare direttamente una persona che non può difendersi. Già questo costituirebbe di per sé una violazione del Codice deontologico dei giornalisti, che chiarisce questi aspetti nei primi due articoli. L’altra questione è che in alcuni casi non è stato concesso un diritto di replica serio alle dichiarazioni fornite: nonostante io in qualità di portavoce abbia chiarito alcune falsità, queste parole non sono state inserite nel contesto giusto, mettendo le mie dichiarazioni in fondo ad articoli in cui si sostiene per il resto il contrario rispetto alla posizione che difendo».

Per quale motivo il Vescovo non ha preso la parola direttamente?

«In questo momento il Vescovo se si esprimesse direttamente rischierebbe di lasciare altro spazio a illazioni, una volta che si abbasserà il tono e la visita apostolica avrà dato i suoi frutti sicuramente parlerà. In questo momento non c’è nulla di concreto nelle voci riportate sul suo conto».

 

La pratica del kitesurf in luoghi lontani da Alessandria e soprattutto il possesso di una Tesla per spostarsi sono tasti su cui un po’ tutti i servizi giornalistici usciti hanno battuto, lasciando intendere che la visita apostolica sarebbe avvenuta anche per tenere d’occhio queste presunte “spese pazze” personali. Che cosa c’è di vero di questa storia?

«Il nostro vescovo è genovese, ha la passione per il mare e ha fatto sempre sport, in particolare in mare; ovviamente in Alessandria non c’è il mare, quindi non si può praticare il kitesurf, e per fare sport si sposta sul lago, dove passa una giornata di svago quando gli impegni glielo permettono. La Tesla, che è ormai del 2020 e ha valore economico identico a moltissimi altri modelli, è stata una scelta fatta a suo tempo da Gallese per ragioni di risparmio economico – dovuto al non utilizzo di gasolio – sia ecologico – per non usare combustibili fossili».

Il punto però è: questi acquisti sono stati eseguiti a titolo personale?

«Sì, sono state tutte spese sue, la Diocesi non c’entra. I momenti di sport o svago, l’automobile stessa e i viaggi che fa in automobile, a meno che non siano per compiti di rappresentanza, sono tutti spesati da lui».

Sono state messe quindi in giro soltanto voci non confermate dai fatti?

«Sono voci che si basano su una visione superficiale della situazione: è vero che lui fa sport e pratica il kitesurf e ha una Tesla, ma ciò che ne è stato derivato sulla persona stessa del Vescovo da certi titoli, su giornali anche importanti, è totalmente falso».

Si è letto da più parti il termine “ispettore” riferito al cardinale giunto qui dal Vaticano. È il termine giusto? Qual è l’obiettivo di questa azione coordinata dalla Santa Sede?

«No, il termine non è giusto, quella in corso è una visita apostolica, uno strumento che è usato per conoscere meglio le dinamiche che accadono in una Diocesi. Il buon senso ci dice che in Vaticano siano arrivati lamentele o suggerimenti, e giustamente il Papa da “buon padre di famiglia” ha deciso di andare a verificare, inviando un cardinale che – parole sue, pronunciate quando è stato accolto dal Vescovo – è venuto nell’ambito di una “visita fraterna”. Ciò significa che Gallese non conosce le motivazioni reali di questa visita, e che il cardinal Bertello ascolta e ascolterà tutte le voci che contribuiscono all’azione della Diocesi, sia quelle più tecniche sia quelle, diciamo così, pastorali. Dopodiché, il cardinale scriverà una relazione che verrà consegnata al dicastero. Probabilmente, la visita si concluderà in tempi brevi».

Un aspetto che mi pare più rilevante in quanto emerso sinora per capire le motivazioni della visita apostolica è l’ipotesi di una verifica della Santa Sede sui conti diocesani. Può essere questo il reale motivo della visita? Si è parlato per esempio dei fondi ingenti usati per il collegio Santa Chiara e per l’acquisto di Casa San Francesco…

«Ci sarà certamente un passaggio sulla gestione economica della Diocesi, ma non ci sono motivi di preoccupazione per questi controlli. Santa Chiara era già un immobile di proprietà della Diocesi e sono stati fatti dei lavori per creare il collegio, che ospita studenti universitari che pagano una retta, destinata alla gestione dell’immobile e ai servizi offerti. Per quanto riguarda Casa San Francesco, qualche anno fa i frati hanno deciso di andare via e il rischio era che rimanesse un vuoto su un servizio legato ai poveri [la mensa, ndr]: è stato proprio il Vescovo a voler continuare il servizio. Siccome i frati hanno compreso bene la necessità, hanno donato il complesso alla Diocesi al prezzo simbolico di 1 euro. A essere comprato è stato lo storico teatro presente nel complesso, a un costo di 150 mila euro. La questione dell’appartamento del Vescovo che qualcuno ha tirato fuori semplicemente non è una questione, perché non c’è un appartamento del Vescovo: lui vive in due celle a Casa San Francesco, insieme ad altri sacerdoti e laici».

Nelle ultime ore si sono aggiunti ulteriori elementi dalla stampa: il possesso di un monopattino elettrico e di orologi tecnologici da parte del Vescovo. Come commenti? Sono aspetti rilevanti per la visita?

«Sono cose che si aggiungono alla lista di elementi che cercano di costruire l’immagine di un uomo che non corrisponde, in realtà, all’immagine proveniente dagli anni ’70 che forse la gente ha in mente, ovvero quella di un Vescovo austero, pronto a giudicare, nascondendo la sua umanità. Gallese non nasconde la sua umanità. Penso che questo sia uno degli aspetti che più infastidiscono i detrattori, se vogliamo chiamarli così».

 

Pensi che questa bolla mediatica locale si spegnerà a breve oppure potrebbe degenerare?

«Spero si possa spegnere a breve ma realisticamente non credo che succederà, nel senso che pur avendo già fatto emergere le falsità la bolla mediatica continua ad ingrandirsi. Questo perché è desiderio di chi gestisce i social e la comunicazione che si parli in questo modo di una persona, perché come sappiamo le emozioni più forti come la rabbia o l’odio sono quelle che spingono maggiormente al commento e allo scrolling. Questo, dal punto di vista economico, è un vantaggio per tutti…».

Secondo te Alessandria aveva bisogno di uno scoop?

«Sì sono d’accordo, non riesco a capire se questo è perché ad Alessandria veramente non succede niente, o se lo scoop ci sia perché le cose belle e interessanti non ti capitano sulla testa…o non ti bussano alla porta della redazione».

Allora raccontaci qualcosa di buono che di recente ha riguardato la Diocesi alessandrina.

«Quantomeno ricorderei la riorganizzazione non solo amministrativa e tecnica di tutto l’apparato caritativo: l’attenzione verso il problema della povertà e della fragilità è aumentata, e per attenzione intendo dire lo strutturare l’intervento caritativo in maniera più precisa, con i report e i servizi effettivamente utili per le persone più povere. Aggiungerei anche la soluzione, fortemente voluta dal vescovo, alla “questione dei frati” [il problema di cui si parlava prima, quindi la decisione dei frati francescani alessandrini di lasciare la storica sede, con annesso pericolo di non poter riproporre le attività caritative, ndr]».

L’ultimo report della Caritas alessandrina è uscito da poco, sbaglio?

«È uscito da poco, come di consueto nel mese di dicembre. Il servizio offerto dalla Caritas diocesana sta funzionando, ma purtroppo il numero dei bisognosi sta aumentando».

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