SaluteTorino
Vaccini, quasi un adulto su due è esitante: lo studio di UniTo fotografa le nuove fragilità della fiducia
Lo studio, dal titolo “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study”, è stato coordinato dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino
TORINO – Quasi un adulto su due in Italia manifesta una qualche forma di esitazione nei confronti delle vaccinazioni. Un dato che, da solo, basterebbe a spiegare perché il tema continui a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica. Ma dietro questa percentuale si nasconde un fenomeno molto più complesso, frammentato e influenzato da fattori sociali, culturali e relazionali. È quanto emerge da uno studio pubblicato dall’Università di Torino sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe, primo risultato della INF-ACT Vaccine Hesitancy Survey, una delle più ampie indagini mai realizzate in Italia sull’esitazione vaccinale.
La ricerca di UniTo restituisce una fotografia aggiornata e dettagliata del fenomeno, mostrando come l’atteggiamento verso i vaccini non dipenda più soltanto – o non principalmente – da timori legati alla sicurezza, ma sia sempre più connesso alla difficoltà di comunicare efficacemente il valore della vaccinazione e alla crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni.
Differenze di genere, identità ed etnia: un fenomeno tutt’altro che uniforme
Uno degli elementi più innovativi dello studio riguarda l’analisi delle differenze legate a genere, identità sessuale ed etnia, dimensioni raramente esplorate nelle precedenti ricerche italiane. L’esitazione vaccinale, infatti, non si distribuisce in modo omogeneo nella popolazione, ma assume caratteristiche diverse a seconda dei sottogruppi sociali, delle esperienze personali e del contesto di riferimento.
Un risultato che, secondo gli autori, evidenzia la necessità di disporre di dati sempre più granulari per costruire strategie di prevenzione realmente efficaci, inclusive e mirate, capaci di parlare a pubblici diversi senza ricorrere a messaggi generici o standardizzati.
Il ruolo chiave delle figure di riferimento
«L’esitazione vaccinale continua a rappresentare una delle principali sfide per i programmi di immunizzazione e per la tutela della salute pubblica», spiega Fabrizio Bert, professore ordinario e direttore del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino. «Ma oggi il fenomeno è cambiato: dipende meno dalla paura dei vaccini e più dalla difficoltà di comunicare il loro valore».
Un aspetto centrale che emerge dall’indagine riguarda il peso delle figure di riferimento all’interno delle comunità. L’esitazione risulta infatti più elevata tra le persone che non percepiscono un chiaro sostegno alla vaccinazione da parte di operatori sanitari, insegnanti o leader religiosi. Un segnale che indica come la fiducia non si costruisca solo negli ambulatori o negli ospedali, ma anche – e forse soprattutto – nei luoghi della vita quotidiana.
Ripensare la sanità pubblica oltre i contesti tradizionali
Alla luce dei risultati, gli autori dello studio sottolineano la necessità di ripensare le strategie di sanità pubblica, superando un approccio limitato ai soli contesti sanitari tradizionali. La comunicazione dovrebbe essere maggiormente adattata ai diversi sottogruppi della popolazione, affrontando la sfiducia istituzionale attraverso il coinvolgimento di reti comunitarie e figure di prossimità.
Rafforzare l’accessibilità e la qualità dei servizi vaccinali e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni rimane una priorità, insieme a una comunicazione depoliticizzata e fondata su solide evidenze scientifiche.
Lo studio e il progetto INF-ACT
Lo studio, dal titolo “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study”, è stato coordinato dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino e ha coinvolto Giuseppina Lo Moro, Fabrizio Bert e Roberta Siliquini, principal investigator della ricerca, con la collaborazione delle Università di Roma “La Sapienza”, Pavia, Cagliari e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
L’indagine, condotta tra settembre 2024 e marzo 2025 tramite interviste web e telefoniche, ha coinvolto 52.094 adulti residenti in tutta Italia, rappresentativi della popolazione per età, genere, livello di istruzione, area geografica e dimensione del comune di residenza. L’obiettivo è fornire una base solida per identificare i gruppi maggiormente esposti all’esitazione vaccinale e orientare politiche di prevenzione più efficaci.
La ricerca si inserisce nel progetto nazionale INF-ACT, finanziato dal NextGenerationEU nell’ambito del PNRR del Ministero dell’Università e della Ricerca, nato per rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti legati alle malattie infettive emergenti.
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