CronacaSaluteTorino
Sanità piemontese, pronte le mobilitazioni del personale del privato e del sistema regionale
Infuria intanto il dibattito politico: per il Pd «chi governa alimenta la propaganda invece di risolvere i problemi», non si fa attendere la risposta di FdI
TORINO – Aprile si preannuncia un mese di fuoco per le rivendicazioni del comparto sanitario. Lo stato della sanità piemontese (e non solo) rimane al centro del dibattito sia sindacale che politico.
La mobilitazione per i lavoratori della sanità privata e delle RSA
Le sigle Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp Piemonte rilanciano la mobilitazione per i lavoratori della sanità privata e delle RSA in vista dello sciopero nazionale del 17 aprile 2026, proclamato a livello nazionale dalle tre organizzazioni sindacali contro lo stallo nel rinnovo dei contratti Aris e Aiop (fermi rispettivamente da 8 e 14 anni). Sul tavolo c’è la disparità di trattamento tra lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico, nonostante i primi abbiano le stesse competenze e studi dei secondi. «Il mancato rinnovo sta già producendo effetti concreti come la fuga di personale verso altri datori di lavoro, difficoltà crescenti nella tenuta delle strutture, rischio di desertificazione professionale in un settore che è pilastro essenziale del sistema sanitario regionale» – spiegano i segretari regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp Piemonte, Francesca Delaude, Sergio Melis, Michele Nessenzia – «Inoltre, alcuni grandi gruppi della sanità privata in Piemonte hanno già introdotto in autonomia bonus e misure economiche per trattenere il personale. Questo dimostra che le risorse ci sono. Manca la volontà politica di ARIS e AIOP di tradurle in un rinnovo contrattuale collettivo e strutturale. Il budget c’è, la volontà del rinnovo no».
Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp chiedono che l’accreditamento pubblico delle strutture sia condizionato al rispetto dei contratti collettivi, con il rinnovo dei contratti privati automaticamente sincronizzato a quello del pubblico.
Per queste ragioni lunedì 13 aprile Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp Piemonte saranno sentiti dalla IV Commissione Consiliare “Sanità, assistenza, servizi sociali, politiche degli anziani”. A partire dalle ore 14 e fino alle 17, si svolgerà anche un presidio regionale davanti alla sede del Consiglio Regionale del Piemonte, Palazzo Lascaris, a Torino. La mobilitazione culminerà con lo sciopero nazionale di venerdì 17 aprile e la manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma, con la partecipazione delle delegazioni piemontesi.
Infermieri e personale del sistema sanitario regionale in agitazione
Scontenti anche gli infermieri. I sindacati Cisl, Fials, Nursind e Nursing Up hanno incontrato oggi la Regione, ma non si è giunti a un’intesa. «Di fronte all’assenza di soluzioni concrete per la cronica carenza di personale e il taglio delle risorse finalizzate a retribuire turni aggiuntivi, tenuto conto dell’apertura di nuovi servizi a solo impatto assistenziale» scrivono, hanno convocato uno stato di mobilitazione, con iniziative di protesta annunciate nei prossimi giorni se non giungeranno risposte a breve.
Le organizzazioni sindacali denunciano più carico di lavoro, meno personale con particolare drammaticità per quanto riguarda gli infermieri e un dimezzamento delle risorse economiche finalizzate a garantire la tenuta dei servizi. Sottolineano in particolare che il numero di alcune figure professionali, gli infermieri in primis, è diminuito su scala regionale e in quasi tutte le realtà aziendali, come evidenziato anche dai dati sugli andamenti occupazionali. E le previsioni future sono ancora più funeste: a fronte di poche centinaia di infermieri che potrebbero arrivare nel servizio pubblico ogni anno ne usciranno migliaia. A preoccupare i sindacati è anche il piano di riorganizzazione in atto che prevede l’apertura delle nuove strutture previste dal PNRR (Case e Ospedali di Comunità): starebbe avvenendo senza l’innesto di nuove risorse, ma drenando il personale già in servizio e numericamente insufficiente. «È matematicamente impossibile aprire nuovi servizi garantendo gli standard previsti con meno personale e meno risorse senza incidere negativamente su quelli esistenti. Si sta cercando di moltiplicare i pani e i pesci sulla pelle dei lavoratori» affermano. A rischio c’è anche la sicurezza delle cure a causa di un rapporto infermiere/paziente ormai «lontano dai livelli di guardia in molte realtà».
Scontro politico
Intanto, il Pd attacca l’operato della giunta Cirio: «Siamo di fronte a un sistema che assomiglia a un edificio pericolante da cui in tanti cercano una via d’uscita: un’emorragia costante di competenze e professionalità». Così il vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale Daniele Valle, il consigliere regionale e segretario del Pd Piemonte Domenico Rossi, e la capogruppo Dem a Palazzo Lascaris, Gianna Pentenero, commentando l’annuale rilevamento dei dati su assunzioni e cessazioni del personale sanitario piemontese.
«Nel 2025 il 55% dei medici e il 43% degli infermieri che hanno lasciato il servizio sanitario pubblico si sono dimessi. È il segnale evidente di un disagio profondo. Si può “discutere” sui numeri totali, ma è innegabile che sotto il governo del presidente Cirio stiamo assistendo a un vero e proprio esodo: dal 2019 al 2025 il saldo del personale è negativo per 1.843 unità, con 1.036 medici e oltre 1.100 infermieri in meno. Lo denunciamo da anni, così come fanno i sindacati, ma la verità è che questo fenomeno è semplicemente ignorato. La giunta si comporta come se fosse normale ma non lo è» evidenzia Rossi. «In un momento storico in cui si fa fatica a veicolare nuovi ingressi nel sistema pubblico» – prosegue – «diventa strategico saper ‘trattenere’ chi già c’è per non disperdere competenze ed esperienza e per valorizzare lavoratrici e lavoratori. Per farlo serve intervenire sui contratti, così come sulle condizioni di lavoro e sul benessere organizzativo considerando, peraltro, che l’età media è alta e i ritmi di lavoro spesso insopportabili».
Secondo il Pd, si delinea un contesto in cui parlare di riduzione delle liste d’attesa è irrealistico: «Senza personale, i servizi non possono funzionare e sempre più cittadini sono costretti a rivolgersi al privato per ottenere cure in tempi accettabili: una possibilità che non tutti possono permettersi. Serve un cambio di passo immediato, prima che il sistema pubblico perda definitivamente la capacità di garantire il diritto alla salute. La crisi è nazionale, è vero, ma in Piemonte i dati sono preoccupanti e chi governa si occupa di alimentare la propaganda invece di gestire e provare a risolvere i problemi. La Giunta indaghi le cause di questo esodo e metta in campo azioni serie volte a trattenere il personale» argomenta Rossi.
Piccata la risposta di FdI, affidata al capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Riva Vercellotti:
«Criticare senza proporre nulla è un esercizio molto comodo e facile. Diverso è dover amministrare e pianificare. L’assessore Riboldi, nei fatti, sta facendo un ottimo lavoro nel razionalizzare le spese sanitarie, tagliando i costi improduttivi, aumentando il personale e riducendo le liste d’attesa. È un lavoro lungo e difficile, svolto in un contesto assolutamente complicato e, perciò, ancor più meritorio. Le polemiche, spesso strumentali, del Pd rappresentano comunque un pungolo per fare ancor meglio, anche se provengono dal partito che predica spesso ma razzola assai male, visto che, quando ha avuto le redini della Regione, non ha saputo far niente di meglio che chiudere ospedali e reparti, tagliando strutture e servizi» ha replicato. «Sappiamo tutti benissimo che il sistema sanitario non è perfetto e che il tema del personale è in cima alle priorità dell’assessorato, tanto che sono stati avviati progetti pilota con università straniere per acquisire nuove professionalità. Non capiamo però la posizione del PD, che un giorno leva alti lai, vaticinando il collasso economico della Regione e il commissariamento della sanità in virtù di un presunto buco di bilancio, e il giorno dopo critica perché non si assumono abbastanza infermieri, medici e OSS: con quali risorse la Regione dovrebbe incrementare il personale delle ASL, visto che, secondo loro, saremmo sulla soglia del baratro? E poi, la loro ricetta per risolvere la situazione quale sarebbe, visto che non ne hanno parlato? Meglio non saperla, visti i disastrosi risultati ottenuti nel mandato Chiamparino e le “acrobazie” finanziarie targate Bresso» conclude Vercellotti.
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