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Pronti a fermarsi gli autotrasportatori in Piemonte: «Le nostre richieste senza risposta da parte del Governo»

Il comparto invoca misure per ovviare alla grave crisi dovuta all’aumento dei prezzi del carburante

Marco Lovisolo

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PIEMONTE – Dopo settimane di richieste «rimaste senza risposta da parte del Governo» l’autotrasporto merci si fermerà anche in Piemonte. La decisione è stata presa da Unatras, l’Unione delle Associazioni nazionali più rappresentative dell’autotrasporto, di cui fa parte anche Confartigianato Trasporti, in un contesto economico sempre più critico per cittadini e imprese.

Nei prossimi giorni verranno definite le giornate e le modalità attuative del blocco che saranno stabilite nel rispetto dei tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore. Alla base della mobilitazione ci sono l’aumento dei costi operativi, la volatilità dei prezzi energetici, la compressione dei margini e gli squilibri nei rapporti di filiera, ma soprattutto l’assenza della politica. A meno di risposte chiare e immediate da parte del governo, che gli autotrasportatori denunciano non esserci ancora state, camion, tir e ogni altro mezzo impegnato nella distribuzione dei beni e delle derrate alimentari, spegneranno i motori nelle prossime settimane.

Confartigianato Imprese Trasporti Piemonte ricorda come il carburante, arrivato a 2,13 euro per litro, incida per il 35% dei costi operativi che nel totale, insieme alle tasse e una numerosa serie di imposizioni, arrivano quasi al 90%. Il carburante, quindi, torna a rappresentare un fattore di instabilità strutturale per il comparto, riproponendo una dinamica che negli ultimi anni gli imprenditori dell’autotrasporto hanno già dovuto affrontare più volte.

A incidere sulla decisione, spiegano, l’assenza di risposte da parte dell’Esecutivo: nessuna convocazione, nessuna misura urgente, nessun segnale concreto rispetto alla gravità della situazione. Tra i nodi pesa anche il DL Carburanti (Decreto-Legge 18 marzo 2026, n. 33), già in vigore, che prevede uno stanziamento di 100 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta per il settore. Risorse annunciate ma non ancora operative, mentre le imprese continuano a sostenere costi eccezionali senza strumenti di compensazione, in un settore, l’autotrasporto, tanto essenziale quanto fragile: la marginalità media del comparto resta sotto il 3% del fatturato, tanto che in molti casi il solo rincaro del carburante è sufficiente ad azzerare gli utili.

Il fermo avrà un impatto rilevante sul sistema produttivo, in particolare in Piemonte, snodo strategico della logistica nazionale ed europea. Qui lo stop rischia di tradursi nella paralisi delle filiere. «Molte imprese dell’autotrasporto non sono più nelle condizioni di sostenere economicamente alcuni servizi» – spiega Giovanni Rosso, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti – «arrivando a considerare più conveniente lasciare i mezzi fermi nei piazzali. La nostra posizione è, dunque, coerente: attendiamo un ultimo incontro con il Governo ma se non arriveranno risposte e soluzioni immediate in materia di riduzione delle accise sul gasolio commerciale, non ci rimarrà che spegnere i motori».

«Crediamo sia necessario fermarsi» – conclude Rosso – «non perché ci sia la volontà di arrecare un danno ma perché, al contrario, non è più conveniente far viaggiare i camion. Voglio ricordare che quando un mezzo pesante intraprende un viaggio, il trasportatore anticipa il costo del gasolio e dei pedaggi mentre i bonifici per le fatture emesse vengono saldate a distanza di tempo».

Secondo le associazioni, non si tratta di chiedere sconti, ma almeno ripristinare e attuare misure necessarie per garantire l’equilibrio economico del comparto. Per scongiurare i devastanti effetti economici che questa decisione può comportare, il coordinamento Unatras ritiene fondamentale che il Governo agisca urgentemente per l’emanazione dei decreti attuativi sul credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistati. L’organismo di rappresentanza richiede anche interventi a sostegno della liquidità delle imprese, quali la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali, l’attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise, l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo.

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