CronacaTorino
Tra Borgaro e Caselle strage di piccioni, uccisi a colpi di arma da fuoco o lasciati agonizzanti
Abbattimento richiesto da Coldiretti e approvato dalla Città Metropolitana, ma è stato fatto in maniera corretta?
TORINO – Un piano di abbattimento dei piccioni, richiesto da Coldiretti e approvato dalla Città Metropolitana, con uno stanziamento di circa 2,5 milioni di euro di fondi pubblici. Un provvedimento che mira a contenere – tramite “personale qualificato” (ovvero cacciatori), con l’impiego di armi da fuoco – la presenza di questi animali nei pressi degli allevamenti, dove si nutrono anche di granaglie destinate al bestiame, ma ha portato di fatto a una strage di piccioni nell’area tra Caselle e Borgaro.
Cosa è successo
Gli animali, secondo quanto riferito alle associazioni intervenute, sono stati colpiti da arma da fuoco in prossimità di un centro abitato. A sparare sarebbe stata una persona, senza alcuna segnalazione o delimitazione dell’area. Alla richiesta di spiegazioni, avrebbe dichiarato di essere in possesso delle necessarie autorizzazioni: circostanza che dovrà naturalmente essere verificata dalle autorità competenti.
Quando, intorno alle 13:30 di ieri, i volontari dell’associazione Ali Urbane e di Carrots Power sono riusciti a raggiungere il luogo segnalato, si sono trovati di fronte a una situazione grave: numerosi piccioni risultavano morti e 21 animali sono stati trovati agonizzanti e bisognosi di cure veterinarie: alcuni presentano ferite gravi, altri lesioni lievi che ne compromettono comunque la capacità di volo. Sono stati recuperati e affidati alle cure di tre diversi ambulatori veterinari.
Secondo una testimonianza raccolta sul posto, numerosi animali sarebbero stati rimossi e introdotti in sacchi neri, senza alcuna certezza che fossero già morti al momento della raccolta.
Tutti i costi delle cure veterinarie saranno sostenuti da Ali Urbane (Progetto Picci). Trattandosi di una piccola realtà, composta da circa quaranta volontari attivi sul territorio piemontese, l’associazione ha avviato una raccolta fondi per far fronte all’emergenza.
Al di là dell’accertamento delle responsabilità e delle circostanze che dovranno essere oggetto di puntuale verifica, resta la gravità di una scena che ha profondamente colpito volontari e cittadini. Anche nei casi in cui siano previsti interventi di contenimento faunistico, è essenziale che ogni attività si svolga nel pieno rispetto delle norme, delle autorizzazioni eventualmente necessarie, della sicurezza pubblica e della tutela del benessere animale.
Per questo motivo, le associazioni stanno raccogliendo elementi e si stanno coordinando per presentare un esposto, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto, sull’eventuale esistenza di autorizzazioni, sulle modalità operative adottate e sulle responsabilità per le sofferenze patite dagli animali.
Dichiarano le associazioni.
La posizione di Oipa
Secondo quanto appreso dall’Oipa, le operazioni si sarebbero svolte sul territorio del Comune di Borgaro, all’insaputa dell’amministrazione comunale.
Quanto accaduto è inaccettabile, riteniamo che le operazioni condotte in questo modo possono integrare maltrattamento di animali, più che rappresentare un piano di contenimento, che chiaramente l’OIPA non ha mai approvato. Pare che gli abbattimenti con fucile da caccia siano stati eseguiti sul tetto di un’azienda agricola situata all’incrocio di tre strade.
Ci si chiede quindi se siano state effettuate le valutazioni preventive previste dal punto 9.1.2 del Piano di controllo della Città metropolitana di Torino, laddove sussistano criticità legate alla sicurezza. In questi casi, è previsto l’impiego di metodi diversi dallo sparo, come reti o gabbie-trappola.
Le parole di Alessandro Piacenza, responsabile tutela Fauna Selvatica OIPA Italia.
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