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Voleva vendere una finta Ferrari 250 GTO su base giapponese: 78enne condannato
La Cassazione conferma la condanna di 14 mesi di reclusione per falsificazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale
TORINO – Il mito della Ferrari 250 GTO non ha prezzo. O meglio, ce l’ha, ed è inarrivabile: basti pensare che lo scorso gennaio un collezionista californiano si è aggiudicato all’asta una rarissima versione “Bianco speciale” per ben 38 milioni di euro. Ma c’è anche chi, a Torino, ha pensato di poter lucrare sulla leggenda di Maranello spacciando per “nuova” una replica decisamente meno nobile.
Il tentativo è costato caro a un 78enne torinese, definitivamente condannato dalla Corte di Cassazione a 14 mesi di reclusione per falsificazione e commercio di beni realizzati usurpando marchi di proprietà industriale.
Un “capolavoro” di carrozzeria
La vicenda affonda le sue radici nel 2017, quando l’imputato si era procurato un’automobile pesantemente rimaneggiata e grazie ad un sapiente lavoro di carrozzeria aveva trasformato le linee di una normalissima vettura di una casa giapponese, facendole assumere le inconfondibili e sinuose forme della GTO.
Sebbene il libretto di circolazione riportasse la vera origine nipponica del telaio, la vettura sfoggiava orgogliosamente il marchio del Cavallino Rampante e negli annunci di vendita recuperati dagli inquirenti, l’auto veniva proposta presentata addirittura come “nuova”.
Quale la sentenza della Cassazione?
La difesa del 78enne aveva provato a smontare l’impianto accusatorio sostenendo che l’acquisto fosse destinato all’uso personale (circostanza che avrebbe fatto scattare solo una sanzione amministrativa) e che Ferrari avesse ormai perso il diritto di privativa sul modello.
La Cassazione ha però respinto il ricorso, rilanciando un principio fondamentale per il mondo delle auto storiche e del collezionismo: a far scattare il reato penale non è il semplice acquisto della replica, ma il proposito di messa in vendita all’interno della catena commerciale.
La sentenza conferma inoltre l’intoccabilità del mito e, già nel 2019, il Tribunale di Bologna aveva blindato il design della 250 GTO, stabilendo che le sue linee debbano essere tutelate dal diritto d’autore e considerate a tutti gli effetti come una vera e propria “opera d’arte”.
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