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Leo Bassi, la storia del clown che mette il potere alla berlina: a Settimo in scena il suo Mussolini

Nel 2006, durante una replica al Teatro Alfil di Madrid, un ordigno artigianale viene piazzato vicino al suo camerino. Non è una metafora teatrale: è realtà

Gabriele Farina

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SETTIMO TORINESE – Non è un artista che lascia indifferenti Leo Bassi. E probabilmente è proprio questo il punto. Nel panorama spesso prudente dello spettacolo contemporaneo, il suo lavoro continua a muoversi su un terreno instabile, dove il teatro smette di essere intrattenimento e diventa attrito, provocazione, rischio reale.

La storia di Leo Bassi

La sua storia è fuori scala. Nato nel 1952 a New York, ma cresciuto dentro una delle più importanti dinastie circensi europee, Bassi porta con sé una tradizione che attraversa sei generazioni di artisti. Un’eredità che affonda addirittura nelle origini del cinema, con alcuni membri della famiglia immortalati nelle prime riprese dei Fratelli Lumière. Eppure, invece di restare dentro quella tradizione, sceglie presto di sabotarla.

Dopo gli inizi nel circo familiare, abbandona il percorso classico e negli anni Settanta si reinventa con spettacoli di strada come Il circo più piccolo del mondo. È lì che prende forma la sua idea di clown: non più figura rassicurante, ma dispositivo critico, capace di smontare certezze e mettere in crisi lo spettatore.

Quando il teatro esce dal palcoscenico

Con il passare degli anni, soprattutto in Spagna, il lavoro di Bassi diventa sempre più esplicito. Non allude: attacca. Religione, potere, media, populismi. Tutto entra nel suo mirino.

Il punto di non ritorno arriva con La Revelación. Nel 2006, durante una replica al Teatro Alfil di Madrid, un ordigno artigianale viene piazzato vicino al suo camerino. Non è una metafora teatrale: è realtà. Da quel momento, il suo percorso si intreccia definitivamente con il conflitto. Minacce, proteste, tentativi di censura diventano parte integrante della sua attività.

Bassi non arretra. Anzi, incorpora tutto questo nella sua poetica. Il suo teatro vive proprio lì, in quella zona di frizione tra libertà artistica e reazione sociale.

Il “Paticano”: provocazione diventata luogo reale

Nel 2012 compie un gesto che sintetizza perfettamente il suo approccio: fonda a Madrid l’Iglesia Patólica, una religione satirica con tanto di spazio fisico nel quartiere Lavapiés.

Non è una semplice trovata. È un progetto concreto, aperto al pubblico, dove riti e simboli religiosi vengono reinterpretati in chiave ironica. Il simbolo? Un papero di gomma, elevato a icona universale della libertà di pensiero. Il cosiddetto “Paticano” diventa così un luogo di performance continua, tra parodia e riflessione.

Anche qui, la risposta è violenta: nel 2016 un incendio doloso colpisce lo spazio. Tra le macerie resta un papero annerito, trasformato poi in reliquia. Un gesto perfettamente bassiano: trasformare l’attacco in materia artistica.

Il clown come figura politica

Bassi si definisce “l’ultimo buffone”. Ma il riferimento non è nostalgico. Il buffone medievale era l’unico autorizzato a dire la verità al potere. E lui recupera esattamente quella funzione.

Il suo linguaggio nasce dal corpo – quello del circo, fatto di rischio e presenza – ma si completa nella parola, che diventa strumento diretto di intervento. Non cerca neutralità, e non offre rifugi allo spettatore. Piuttosto, lo espone.

“Io, Mussolini”: ridere per riconoscere

Questo percorso trova una sintesi potente in Io, Mussolini. In scena, Bassi dà voce a Benito Mussolini, riportandolo nel presente. Non come semplice caricatura, ma come figura che osserva il mondo contemporaneo e tenta di interpretarlo attraverso la propria ideologia.

Il risultato è un cortocircuito inquietante. Si ride, certo. Ma subito dopo emerge una domanda scomoda: quanto di quei meccanismi è davvero passato?

Lo spettacolo lavora proprio su questa ambiguità. Smonta il dittatore, lo ridicolizza, ma nel farlo lo rende anche riconoscibile. E quindi pericolosamente vicino.

Settimo Torinese: un’apertura che è già una dichiarazione

Il 30 aprile e il 1° maggio 2026, alle ore 21:00, Io, Mussolini arriva al Teatro Garybaldi, inaugurando il Nice Festival Settimo Torinese.

Non è una scelta casuale. Aprire un festival con Leo Bassi significa prendere posizione. Significa affermare che il circo contemporaneo – e più in generale lo spettacolo dal vivo – può ancora essere uno spazio di confronto reale, non solo estetico ma anche politico.

Un artista che non cerca consenso

In un contesto culturale spesso orientato a non disturbare, Bassi resta un’anomalia. Il suo lavoro non semplifica, non rassicura, non cerca approvazione.

Chiede qualcosa di più difficile: una presa di posizione.

Io, Mussolini non è uno spettacolo sul passato.
È uno spettacolo che usa il passato per mettere a fuoco il presente.

Ed è proprio per questo che continua a far discutere. E, nel bene o nel male, a essere necessario.

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