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AlessandriaCronaca

Smantellata una centrale della marijuana nell’Acquese: a tradire il coltivatore è il contatore della luce

L’allaccio abusivo alla rete pubblica ha permesso di tracciare gli ingenti consumi e di stanare il 23enne che gestiva la piazza di spaccio

Chiara Scerba

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ACQUI TERME – Un casolare all’apparenza abbandonato celava al suo inerno un vero e proprio polo industriale per la produzione di droga. Questo quanto scoperto dai Carabinieri della Compagnia di Acqui Terme che hanno smantellato una maxi piantagione indoor e sequestrando la bellezza di 135 chilogrammi di marijuana.

L’operazione dell’Arma ha permesso di “silenziare” uno dei principali centri di approvvigionamento per le piazze di spaccio dell’Acquese.

Quattro serre indoor smantellate

L’operazione è scattata nel pomeriggio dello scorso 21 aprile, quando i tecnici della rete elettrica hanno segnalato un consumo di energia del tutto sproporzionato proveniente da quello stabile teoricamente disabitato.

Una volta fatto irruzione nell’edificio, i Carabinieri si sono trovati di fronte a una struttura organizzata con logiche imprenditoriali; infatti i locali ospitavano ben quattro serre indoor perfettamente allestite, dotate di sofisticati apparati di ventilazione, potenti sistemi di illuminazione professionale e vasti quantitativi di fertilizzanti. Al centro della serra, una selva di piante di marijuana alte fino a due metri, in pieno stato di crescita ed essiccazione.

Arrestato un 23enne

A mandare avanti l’impianto c’era un giovane di 23 anni, colto in flagranza di reato. Per alimentare gli esosi sistemi di aerazione e illuminazione senza destare sospetti (e senza pagare le bollette), il giovane aveva realizzato un pericoloso allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica.

Per lui sono scattate immediatamente le manette con la duplice accusa di coltivazione di sostanze stupefacenti e furto aggravato di energia elettrica. Il 23enne è stato trasferito presso la casa circondariale Cantiello e Gaeta di Alessandria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Tutto il materiale tecnico e i 135 kg di stupefacente (che immessi sul mercato avrebbero fruttato decine di migliaia di euro) sono stati posti sotto sequestro.

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