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CronacaTorino

Torino, maglie sportive false e soldi veri: maxi sequestro da oltre 700 mila euro

L’attività avrebbe generato, nell’arco di circa due anni e mezzo, profitti illeciti per oltre mezzo milione di euro

Gabriele Farina

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TORINO – Un giro d’affari costruito su migliaia di maglie sportive contraffatte, vendute online in tutta Italia (e non solo), e reinvestito per alimentare un sistema illecito sempre più strutturato. È questo il quadro emerso dall’operazione “Maglie larghe”, condotta dalla Guardia di Finanza di Torino e coordinata dalla Procura della Repubblica di Ivrea.

Al centro dell’indagine un imprenditore di Leinì, ritenuto – allo stato delle indagini e nel rispetto della presunzione di innocenza – protagonista di un’attività illecita su larga scala nel settore dell’abbigliamento sportivo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria, l’uomo avrebbe gestito la vendita di oltre 10 mila ordini di maglie “gara” contraffatte, riportanti i marchi di celebri squadre di calcio e basket, sia italiane che straniere, oltre ai loghi di noti brand internazionali.

Il sistema: e-commerce, Cina e spedizioni dirette

L’organizzazione si basava su un meccanismo tanto semplice quanto efficace. L’indagato gestiva tre siti di e-commerce sui quali pubblicava le immagini dei prodotti contraffatti. Una volta ricevuto l’ordine, la richiesta veniva trasmessa a fornitori esteri – principalmente in Cina – che si occupavano della produzione e della spedizione.

La merce viaggiava direttamente verso il cliente finale attraverso il sistema del drop-shipping, evitando così qualsiasi passaggio intermedio in Italia e rendendo più difficile il tracciamento della filiera. Un modello che ha consentito di distribuire capi contraffatti su tutto il territorio nazionale in modo capillare.

I guadagni e il reimpiego del denaro

L’attività avrebbe generato, nell’arco di circa due anni e mezzo, profitti illeciti per oltre mezzo milione di euro. Somme che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state reinvestite dallo stesso indagato in un meccanismo di autoriciclaggio: nuovi acquisti di merce contraffatta, estinzione anticipata del mutuo della propria abitazione e investimenti finanziari.

Proprio da queste operazioni di reimpiego il soggetto avrebbe ottenuto ulteriori guadagni stimati in circa 150 mila euro.

Il sequestro

Alla luce degli elementi raccolti – tra perquisizioni, analisi dei dispositivi elettronici e accertamenti bancari – il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ivrea ha disposto un sequestro preventivo per un valore complessivo superiore ai 700 mila euro.

Il provvedimento ha riguardato conti correnti, un immobile, un’autovettura e i tre siti internet utilizzati per la commercializzazione dei prodotti.

Un fenomeno in crescita

L’operazione si inserisce in un più ampio contesto di contrasto alla contraffazione nel settore dell’abbigliamento sportivo, fenomeno sempre più diffuso anche grazie all’utilizzo delle piattaforme digitali. Fondamentale, in questo caso, è stato il monitoraggio dei canali e-commerce e le segnalazioni delle aziende titolari dei marchi, che hanno contribuito ad avviare e sviluppare l’indagine.

Un’indagine che mette in luce come, dietro una semplice maglia “a prezzo stracciato”, possa nascondersi un sistema complesso e altamente redditizio, capace di muovere centinaia di migliaia di euro fuori dai circuiti legali.

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