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Il quadro di Carlo Bossoli che racconta la marcia verso Vercelli: la Seconda guerra d’indipendenza vista dal Museo del Risorgimento di Torino

L’artista non immaginava le scene nei suoi atelier, ma spesso seguiva direttamente gli eventi militari, prendendo appunti, schizzi e osservazioni dal vivo

Gabriele Farina

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L’esercito sardo passa la Sesia a Vercelli, C. Bossoli, tempera su carta, 1860

TORINO – Ci sono dipinti che non mostrano soltanto un paesaggio o una scena militare, ma riescono a fermare un momento decisivo della storia italiana. È il caso di L’esercito sardo passa la Sesia a Vercelli, l’opera di Carlo Bossoli conservata al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, che proprio oggi il museo ha voluto ricordare con un post dedicato agli eventi del 29 e 30 maggio 1859.

Il quadro racconta infatti uno degli episodi cruciali della Seconda guerra d’indipendenza, quando l’esercito piemontese attraversò il territorio vercellese per unirsi alle truppe francesi di Napoleone III nella campagna contro l’Austria. Un passaggio militare fondamentale, ma anche un momento simbolico del cammino verso l’Unità d’Italia.

Il contesto storico: il Piemonte e la guerra contro l’Austria

Siamo nella primavera del 1859. Il Regno di Sardegna guidato da Vittorio Emanuele II e da Camillo Benso conte di Cavour entra in guerra contro l’Impero austriaco con l’appoggio della Francia di Napoleone III. È la Seconda guerra d’indipendenza, destinata a cambiare la geografia politica della penisola.

Tra il 29 e il 30 maggio, tre delle quattro divisioni piemontesi stanziate a Casale Monferrato attraversano il Po su un ponte di barche e si dirigono verso Vercelli. Qui, già dal giorno precedente, erano arrivate le truppe francesi, mentre Napoleone III aveva stabilito il proprio quartier generale nel Palazzo del Vescovado.

Sono giorni frenetici e decisivi: pochi giorni dopo si combatteranno battaglie fondamentali come Palestro e Magenta, che apriranno la strada alla liberazione della Lombardia.

Il quadro di Carlo Bossoli: una fotografia dell’Ottocento

A fissare quel momento ci pensò Carlo Bossoli, artista svizzero naturalizzato italiano e tra i più importanti pittori del Risorgimento. Le sue opere sono celebri per la straordinaria precisione nel rappresentare paesaggi, città, uniformi militari e movimenti delle truppe.

Nel dipinto conservato al Museo del Risorgimento di Torino, Bossoli immortala il passaggio dell’esercito sardo sul fiume Sesia tra il 30 e il 31 maggio 1859. Non si tratta soltanto di una scena di guerra: osservando attentamente l’opera emergono dettagli che trasformano il quadro quasi in un documento storico.

Sul fondo della composizione si riconosce infatti il profilo di Vercelli. Da destra a sinistra si distinguono chiaramente:

  • la cupola del Duomo di Sant’Eusebio con il campanile;
  • la basilica di Sant’Andrea, capolavoro medievale del XIII secolo;
  • il castello cittadino.

Bossoli non dipinge soltanto soldati in movimento, ma restituisce anche il volto della città ottocentesca, creando una sorta di “istantanea” storica ante litteram.

Una curiosità: Bossoli seguiva davvero gli eserciti

Uno degli aspetti più affascinanti dell’opera riguarda proprio il metodo di lavoro di Carlo Bossoli. L’artista non immaginava le scene nei suoi atelier, ma spesso seguiva direttamente gli eventi militari, prendendo appunti, schizzi e osservazioni dal vivo.

Per questo motivo i suoi quadri sono oggi considerati preziose testimonianze visive del Risorgimento italiano. In un’epoca in cui la fotografia era ancora agli inizi, opere come quella conservata a Torino rappresentavano quasi dei reportage di guerra.

La tempera su carta realizzata nel 1860 riesce così a unire arte, cronaca e memoria storica, raccontando non solo la strategia militare ma anche l’atmosfera di quei giorni decisivi.

Dove si trova il dipinto

L’opera è esposta nella Sala 21 del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, dedicata al periodo compreso tra il 1859 e il 1861: gli anni della Seconda guerra d’indipendenza, delle annessioni e dei plebisciti che portarono alla nascita dell’Italia unita.

È una delle sale più evocative del museo torinese, perché accompagna i visitatori dentro il momento in cui il progetto risorgimentale smise di essere soltanto un’idea politica e iniziò a trasformarsi concretamente in una nuova nazione.

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