AstiCronaca
L’attivista piemontese della Global Sumud Flotilla Dina Alberizia rimane detenuta in Libia
Il Procuratore libico ha disposto per Dina Alberizia e Domenico Centrone la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza
LIBIA – Niente da fare per Dina Alberizia e Domenico Centrone: i due attivisti italiani rimangono detenuti in Libia.
La preoccupazione per la detenzione in Libia
Rimane l’apprensione per le sorti di Leonarda “Dina” Alberizia, l’insegnante in pensione e attivista piemontese trattenuta in Libia.
La novità più importante sul fronte internazionale era arrivata giorni fa direttamente dal console generale d’Italia, Filippo Colombo, riuscito a far visita in carcere a Bengasi a Dina Alberizia e al suo compagno di delegazione, Domenico Centrone.
“Gli attivisti stanno bene”, aveva rassicurato il diplomatico al termine dell’incontro durante il quale il console è intervenuto formalmente chiedendo alle autorità locali di migliorare le condizioni della loro detenzione, in attesa che un giudice locale si pronunci sul decreto di espulsione.
Oggi la nota della Farnesina che annuncia che i due italiani rimarranno ancora in carcere.
La nota della Farnesina
I due connazionali partecipanti alla Flottilla di terra e trattenuti in Libia sono apparsi oggi davanti al Procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Il Console Generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare ai due italiani.
La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile. Le famiglie dei connazionali sono informate dello stato della detenzione e dei passi diplomatici effettuati per la tutela dei due familiari.
Perché Dina Alberizia è prigioniera in Libia?
Per comprendere la gravità e la natura della vicenda, bisogna fare un passo indietro. Dina Alberizia, originaria di Albugnano, si trovava in Nord Africa come parte integrante della Global Sumud Flotilla, la carovana umanitaria internazionale, composta da circa 400 attivisti, il cui obiettivo era raggiungere la Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah per consegnare ambulanze, case mobili e aiuti di prima necessità alla popolazione civile.
Il convoglio è però rimasto intrappolato nella complessa morsa geopolitica libica, dove la carovana è stata prima bloccata in una zona neutra tra la Libia ovest e la Libia est, e successivamente respinta.
Alberizia e Centrone sono stati successivamente fermati dalle autorità della Cirenaica (Libia est) con la pesante accusa di ingresso clandestino, motivata dalla mancanza di uno speciale permesso di sicurezza.
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