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Caso Pfas: la Procura dice no allo sconto di reato, il processo ex Solvay slitta ancora
La difesa ha chiesto di derubricare il reato in “inquinamento ambientale colposo”
ALESSANDRIA – A due anni dall’avvio dell’udienza preliminare, iniziata nel marzo del 2024, il delicato procedimento giudiziario sul presunto disastro ambientale legato al polo chimico ex Solvay (oggi Syensqo) di Spinetta Marengo torna a scuotere Alessandria.
Il rinvio delle udienze preliminari alla giornata di oggi, mercoledì 3 giugno, ha segnato un momento di forte tensione dentro e fuori le mura del Tribunale, dove tentativi di intese economiche, nodi procedurali e la ferma protesta della comunità locale sono venuti al pettine.
L’ombra degli “inquinanti eterni” sul territorio
La vicenda affonda le sue radici nell‘inquinamento da Pfas, i composti chimici pericolosi noti come “inquinanti eterni”.
L’intera inchiesta è scaturita da un esposto presentato nel giugno del 2020, promosso dall’avvocato Vittorio Spallasso, per denunciare la mancata impedizione della diffusione di queste sostanze nell’ambiente circostante. Due anni fa, il gruppo chimico si era difeso depositando una nota in Procura ad Alessandria, sostenendo che l’acqua della città fosse sempre rimasta potabile, che i dati fossero conformi ai parametri di legge e che l’azienda stesse collaborando agli interventi di bonifica e messa in sicurezza. Una posizione rassicurante che però si scontra con le preoccupazioni mai sopite della popolazione, costretta a convivere quotidianamente con gli effetti della contaminazione.
Il processo in aula
Davanti alla giudice dell’udienza preliminare Arianna Ciavattini, gli avvocati della difesa di Stefano Bigini e Andrea Diotto (i due ex dirigenti dello stabilimento accusati di disastro ambientale colposo) hanno tentato la carta della riduzione del capo d’imputazione.
La difesa ha infatti chiesto di derubricare il reato in “inquinamento ambientale colposo”, ma ha trovato il netto rifiuto del pubblico ministero Enrico Arnaldi di Balme. Durante l’udienza odierna sono stati inoltre depositati gli assegni circolari contenenti le offerte reali per proporre nuovi risarcimenti economici. Tuttavia, la Gup ha fissato il termine ultimo al 10 giugno per richiedere eventuali riti alternativi, mentre l’udienza preliminare è slittata ufficialmente al prossimo 25 giugno, data in cui le parti civili rimaste (tra cui Wwf, Legambiente nazionale e il circolo di Ovada) esprimeranno il loro parere sulle transazioni.
La protesta fuori dal Tribunale: «L’inquinamento non si monetizza»
Mentre all’interno dell’aula si discuteva del futuro del procedimento e di accordi economici, la piazza esterna ha accolto una massiccia mobilitazione popolare.
Cittadini, comitati e associazioni, supportati anche da esponenti politici di Sinistra Italiana e Alleanza Verdi e Sinistra, si sono riuniti in un presidio organizzato dal movimento «Ce l’ho nel sangue».
I manifestanti hanno contestato duramente la trasformazione del danno sanitario in una trattativa economica tra istituzioni e azienda, gridando a gran voce lo slogan: «Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano». I comitati hanno infine denunciato l’immobilismo degli enti pubblici e il blocco del rinnovo dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello stabilimento, scaduta ormai dal lontano 2022, chiedendo che le responsabilità penali vengano accertate fino in fondo senza sconti o accordi al ribasso.
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