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Giandujotto IGP di Torino, non è ancora fatta: Lindt ricorre al TAR. Le precisazioni di Caffarel
Ora la parola passa al TAR del Lazio, chiamato a valutare la legittimità del provvedimento ministeriale
TORINO – Lindt & Sprüngli S.p.A., che dal 2022 ha incorporato la storica azienda dolciaria Caffarel, ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio contro il provvedimento con cui il Ministero dell’Agricoltura ha disposto l’invio alla Commissione europea del disciplinare per il riconoscimento dell’IGP “Giandujotto di Torino”.
Il provvedimento, firmato il 23 marzo 2026, aveva concluso la fase nazionale della procedura di opposizione, aprendo di fatto il passaggio del fascicolo a Bruxelles per l’esame comunitario. Proprio questo passaggio è ora al centro dell’iniziativa giudiziaria della multinazionale svizzera.
Ricorso a sorpresa
La decisione di ricorrere al TAR arriva in modo inatteso. Nel corso dell’iter amministrativo, infatti, Lindt & Sprüngli aveva inizialmente lasciato intendere di non voler ostacolare il percorso di registrazione dell’indicazione geografica. Tuttavia, la società ha successivamente scelto di contestare il provvedimento, sollevando tra i punti principali la presunta sovrapponibilità tra la denominazione protetta e il proprio marchio registrato “Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino”.
Il ricorso riprende le stesse argomentazioni già avanzate in sede amministrativa, che il Ministero aveva però respinto con il decreto del 23 marzo 2026. In quella sede, le controdeduzioni presentate dal Comitato Giandujotto di Torino — che riunisce oltre quaranta imprese piemontesi del settore cioccolatiero — erano state ritenute sufficienti a superare le obiezioni della multinazionale.
La nuova azione legale potrebbe avere effetti anche sui tempi della procedura europea. L’articolo 16 del Regolamento UE 2024/1143 prevede infatti la possibilità che la Commissione sospenda l’esame della domanda di registrazione in attesa della decisione del giudice nazionale.
Ora la parola passa al TAR del Lazio, chiamato a valutare la legittimità del provvedimento ministeriale. L’udienza non è ancora stata fissata.
La posizione di Caffarel
Riceviamo e pubblichiamo con piacere la precisazione di Caffarel relativa al ricorso al Tar.
“Caffarel ribadisce di non voler contestare il riconoscimento dell’IGP del gianduiotto. L’azienda, che è unanimemente riconosciuta come l’inventrice del gianduiotto e che ancora oggi produce presso lo storico stabilimento di Luserna San Giovanni in provincia di Torino, ha sempre sostenuto che tale percorso debba tuttavia convivere con la piena tutela del proprio marchio “Gianduia 1865. L’autentico Gianduiotto di Torino”.
Poiché il provvedimento attuale prevede soltanto una tutela limitata del marchio denominativo per 15 anni, Caffarel ha presentato ricorso al TAR al solo fine di ottenere certezza giuridica su una protezione piena e stabile del proprio marchio, registrato nel 1972 e regolarmente rinnovato.
Il ricorso non intende rallentare né ostacolare il processo dell’IGP, ma assicurare una convivenza chiara tra il riconoscimento dell’IGP e il marchio di Caffarel.”
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