CronacaCuneo
Finto vescovo a Mondovì, assolto Claudio Goglio: “Il fatto non sussiste”
La difesa ha evidenziato come la Chiesa anglo-cattolica non fosse un’invenzione degli imputati ma una realtà religiosa esistente
MONDOVI’ – È stata accolta la linea difensiva di Claudio Goglio, l’ultimo imputato rimasto a processo nell’inchiesta nata da una segnalazione della diocesi di Mondovì su due uomini che si presentavano come appartenenti alla Chiesa anglo-cattolica. Questa mattina il Tribunale di Cuneo lo ha assolto dall’accusa di sostituzione di persona in concorso con la formula «perché il fatto non sussiste».
La vicenda risale al 2020, quando il vescovo di Mondovì segnalò ai carabinieri la presenza di due persone che si qualificavano come autorità ecclesiastiche anglo-cattoliche e che, secondo la diocesi, avrebbero potuto indurre in errore fedeli e sacerdoti simulando la celebrazione di sacramenti. Da quella denuncia presero avvio le indagini coordinate dalla Procura di Cuneo e concluse nel gennaio 2021.
Al centro dell’inchiesta vi era un episodio avvenuto nel marzo del 2020, quando Goglio e Luca Zarù si presentarono alla casa canonica di Mondovì indossando abiti religiosi. Goglio vestiva come un vescovo, mentre Zarù si presentò come frate. I due si erano resi disponibili a collaborare nelle attività religiose del territorio, suscitando però i sospetti del vicario don Flavio Begliatti, ascoltato in aula durante il processo.
Il sacerdote aveva raccontato che i due gli avevano riferito di vivere a Pianfei e di voler offrire la propria disponibilità per alcune celebrazioni. A insospettirlo erano stati alcuni dettagli del loro comportamento e il modo in cui si presentavano, oltre alle condizioni degli abiti che indossavano.
Nel corso del procedimento, la Procura ha sostenuto l’esistenza di un progetto comune finalizzato a qualificarsi come esponenti di una confessione religiosa per ottenere credibilità e accesso ad ambienti particolarmente delicati. Per Goglio il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a quattro mesi di reclusione, ritenendo che condividesse le finalità attribuite al coimputato.
Diversa la posizione di Luca Zarù, operatore sociosanitario, che aveva scelto il rito abbreviato ed era stato condannato. Successivamente è deceduto. Secondo l’accusa, Zarù avrebbe creato una propria congregazione religiosa e utilizzato il ruolo di frate per accreditarsi in diversi contesti. La Procura aveva inoltre ipotizzato che l’obiettivo fosse quello di inserirsi in una casa di riposo del Monregalese per ottenere informazioni sugli anziani ospiti e sui loro patrimoni.
La difesa di Goglio, rappresentata dall’avvocato Roberto Tesio, ha invece sostenuto che non vi fosse alcuna volontà di sostituirsi a ministri della Chiesa cattolica né di ingannare fedeli o sacerdoti. Il legale ha evidenziato come la Chiesa anglo-cattolica non fosse un’invenzione degli imputati ma una realtà religiosa esistente, sottolineando inoltre l’assenza di prove relative a comportamenti fraudolenti o a tentativi di ottenere vantaggi economici.
Una ricostruzione che il Tribunale ha ritenuto fondata, arrivando all’assoluzione di Goglio con la formula più ampia.
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