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Auto rubate e clonate sul web: smantellata la rete della truffa, coinvolti due piemontesi
I veicoli venivano rivenduti online a prezzi economici, ma con una finta taraga. L’indagine della Procura di Brindisi
VOLPIANO – Compravano vetture usate online su piattaforme specializzate convinti di fare un ottimo affare, per poi ritrovarsi senza auto e un veicolo sequestrato dalla polizia.
È questo il bilancio della maxi inchiesta denominata “Taurus”, coordinata dai pubblici ministeri Alfredo Manca e Sonia Nuzzo della Procura di Brindisi, che ha smantellato un’associazione a delinquere (in cui sono coinvolti anche due piemontesi) specializzata nel riciclaggio e nella clonazione di autovetture tra la Puglia e il resto d’Italia.
L’ordinanza di custodia cautelare ha fatto scattare sei misure cautelari e ha evidenziato la dimensione spiccatamente “professionale” dell’attività illecita. Il sodalizio, infatti, non ha interrotto i propri affari nemmeno dopo aver appreso dell’esistenza di un’indagine a proprio carico.
C’è la cellula torinese
L’inchiesta, condotta sul campo dagli investigatori della Polizia Stradale, ruota attorno alla figura del presunto promotore del gruppo, il 44enne brindisino Dario Nardelli, capace di tessere legami criminali ben oltre i confini pugliesi. Tra le cellule operative della rete, infatti, figurano anche due piemontesi, per i quali la gip ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Si tratta di Antonino Pennisi, 37 anni di Torino, e di Michele Monteleone, 33 anni, anch’egli torinese ma residente a Volpiano. Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura, i due piemontesi avrebbero partecipato attivamente all’associazione a delinquere nel ruolo di formali intestatari dei mezzi riciclati oppure come intermediari diretti nelle trattative.
Come funzionava il sistema?
Il “marchingegno” messo a punto dal sodalizio criminale era collaudato e particolarmente redditizio, tanto da fruttare centinaia di migliaia di euro. Prevedeva il furto di veicoli in Puglia e l’uso di pezzi rubati per rigenerare scocche di vetture incidentate. Successivamente, la banda contraffaceva i telai e clonava targhe e libretti di circolazione utilizzando i dati di auto “pulite” di ignari cittadini, portando alla circolazione di doppioni dello stesso mezzo. Le vetture, solitamente SUV, venivano infine messe in vendita online a prezzi vantaggiosi e intestate a clienti inconsapevoli attraverso agenzie di pratiche auto sempre diverse.
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