CulturaTorino
Addio a Titti Garelli, la pittrice delle Regine gotiche che trasformava l’arte in fiaba
Tra i suoi cicli più celebri figurano “Le bambine cattive”, ironica e inquieta riflessione sull’infanzia lontana dagli stereotipi fiabeschi
TORINO – Il mondo dell’arte torinese piange la scomparsa di Titti Garelli, pittrice e illustratrice capace di creare un universo visivo inconfondibile, popolato da bambine irriverenti, regine misteriose e figure sospese tra il fascino del passato e la sensibilità contemporanea. La sua morte lascia un vuoto profondo nella scena artistica piemontese, che perde una delle sue interpreti più originali e amate.
Chi era Titti Garelli?
Nata a Torino nel 1948, Titti Garelli si era formata prima al Liceo Artistico e poi all’Accademia Albertina di Belle Arti, dove era stata allieva del maestro Sergio Saroni. Fin dagli anni Settanta aveva dimostrato una straordinaria abilità tecnica nel disegno e nella pittura, qualità che la portarono a lavorare per oltre vent’anni nel mondo della pubblicità e dell’illustrazione, collaborando con importanti agenzie italiane e internazionali.
Parallelamente all’attività professionale, Garelli sviluppò una ricerca artistica personale sempre più riconoscibile. A partire dagli anni Ottanta espose in mostre personali e collettive, conquistando collezionisti e appassionati grazie a uno stile raffinato e immediatamente identificabile.
Le bambine cattive e le regine gotiche
Tra i suoi cicli più celebri figurano “Le bambine cattive“, ironica e inquieta riflessione sull’infanzia lontana dagli stereotipi fiabeschi, e “Il giro del mondo con ottanta bambine”, opere nelle quali emergevano già il gusto per il dettaglio e la contaminazione tra suggestioni differenti.
Negli ultimi anni, tuttavia, il suo nome era diventato quasi sinonimo delle celebri “Regine gotiche”: figure femminili enigmatiche e solenni, ispirate alla ritrattistica medievale e rinascimentale, ma contaminate da riferimenti alla letteratura fantastica, al cinema horror, alla moda e perfino all’estetica contemporanea del web. Ogni particolare – dagli abiti ai gioielli, dalle acconciature agli sfondi – era frutto di una ricerca colta e meticolosa, trasformando ogni dipinto in un sofisticato gioco di citazioni e rimandi culturali.
Le sue opere riuscivano in un’impresa rara: parlare tanto agli studiosi e agli appassionati d’arte quanto a chi si avvicinava ai suoi dipinti semplicemente attratto dalla loro bellezza. Dietro quei volti austeri e magnetici convivevano rigore e leggerezza, ironia e malinconia, tradizione e contemporaneità.
La scomparsa di Titti Garelli
Con la scomparsa di Titti Garelli se ne va un’artista che ha saputo reinventare il linguaggio del ritratto, costruendo un immaginario personale fatto di eleganza, mistero e continua curiosità intellettuale. Restano le sue regine dagli sguardi penetranti, le sue bambine ribelli e tutte quelle figure nate dalla sua inesauribile fantasia: testimonianza preziosa di una creatività che ha lasciato un segno indelebile nella cultura torinese.
Torino perde una delle sue artiste più originali. Ma le creature di Titti Garelli continueranno a raccontare storie a chi saprà fermarsi davanti ai loro occhi e lasciarsi guidare nel loro mondo sospeso tra fiaba e inquietudine.
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

