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Continui blackout, intervengono anche i sindacati: appello alle istituzioni, chiesti a Iren fatti concreti

I sindacati sono intervenuti sui continui blackout che hanno interessato Torino

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TORINO – I blackout giornalieri che hanno interessato Torino hanno avuto conseguenze anche gravi per i cittadini, poiché hanno coinvolto persone anziane e fragili, cittadini che dipendono da apparecchiature elettromedicali, persone che hanno rischiato di rimanere bloccate negli ascensori e attività commerciali che hanno subito danni estremamente rilevanti.

Tanto che, ricordiamo, il primo cittadino di Torino era intervenuto firmando una ordinanza urgente per imporre a IRETI il potenziamento immediato delle squadre operative, il rafforzamento della presenza sul territorio e la revisione dei piani di intervento, affinché i tempi di ripristino della rete elettrica siano drasticamente ridotti.

La posizione dei sindacati

Per Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, i blackout, come quello di Torino, con un’intera città al buio, non sono incidenti episodici, ma l’effetto di condizioni strutturali mai affrontate in profondità. E sono la conseguenza prevedibile di scelte industriali sbagliate. Di cui ora si sta pagando un prezzo altissimo.

I sindacati ribadiscono come abbiano lanciato ormai da tempo l’allarme, considerando la crisi energetica derivata dalla guerra in Iran e le recenti condizioni climatiche che hanno portato alle note ondate di calore in tutta Europa. Un allarme ripetuto con forza anche lo scorso 29 maggio dalla Rsu di Ireti e dalle segreterie territoriali delle stesse organizzazioni sindacali, denunciando la mancanza di organici sufficienti ad assicurare un servizio all’altezza della situazione.

Solo ora, dopo l’ordinanza del sindaco di Torino Stefano Lo Russo e la reazione indignata da parte dei cittadini, Iren ha annunciato la destinazione di 150 tecnici h24, con un numero esiguo di assunzioni, e un piano da 515 milioni di euro fino al 2030; fondi necessari per la proroga della concessione, sbloccati solo dopo i blackout, ma che senza un incremento degli organici saranno inattuabili.

Una decisione imposta, va detto, per cause di forza maggiore. Non dimentichiamo che Iren ha provato fino all’ultimo a far passare sottotraccia questa l’emergenza; prova ne è stata la precettazione unilaterale nel fine settimana del 27-28 giugno, senza ricorrere agli strumenti contrattuali previsti e con indennità inferiori a quelle dovute.

La verità è che le Organizzazioni sindacali hanno sempre avuto ragione: i blackout vengono da lontano: è stata privilegiata la dimensione finanziaria a scapito del servizio; si è preferito chiedere un sacrificio a chi lavora, senza tuttavia riconoscerne il valore.

Per il momento, per evitare ulteriori difficoltà alla popolazione, Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil, in questa situazione hanno deciso di non proclamare lo stato di agitazione nella città.

Si legge in una nota. E rivolgono un appello alle Istituzioni, al governo, alla Regione e al Comune di Torino, di esercitare con continuità la funzione di controllo sui concessionari di servizi pubblici, individuando criticità, percorsi da intraprendere e precise responsabilità

Le Organizzazioni sindacali, come già sottolineato nel comunicato precedente, chiedono a Iren un cambio di passo e fatti concreti: un piano straordinario di assunzioni di personale operativo e la sostituzione preventiva degli operatori in prossimità del pensionamento, non soluzione temporanee con lavoratori presi in prestito da altri territori; investimenti strutturali certi e verificabili sulle reti, evitare annunci a rate calibrati sulla pressione politica del momento (basta solo con la politica dei dividendi); il pieno rispetto delle norme contrattuali in materia di orari, reperibilità e indennità, senza precettazioni unilaterali, e un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni sindacali sulla tenuta e sullo sviluppo della rete elettrica torinese.

Un servizio pubblico essenziale non può essere gestito come un portafoglio finanziario. La rete elettrica non è un asset da ottimizzare: è un’infrastruttura su cui si regge la vita di una città.

concludono le Segreterie Nazionali

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