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I rider in sciopero chiedono interventi a Comune di Torino e Regione. Il presidio sotto il Grattacielo Piemonte

In mattinata, i sindacati sono stati ricevuti in Comune e hanno chiesto a Lo Russo di farsi da tramite con Regione e Governo per chiedere più tutele

Marco Lovisolo

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TORINO – Giornata di sciopero e confronti sindacali per i fattorini del cibo a domicilio oggi, 16 luglio, in Piemonte. I lavoratori aderenti in Piemonte si sono fermati dalle 10 alle 17 in protesta contro il mancato rispetto da parte delle aziende di delivery delle normative anti-caldo regionali, che impongono l’astensione dal lavoro nelle ore più calde della giornata. Norme che, secondo i rider, sarebbero state aggirate dalle piattaforme di consegne a domicilio erogando un (misero) contributo economico ai fattorini in cambio della mancata astensione dal servizio.

A suscitare preoccupazione nel comparto sono inoltre, in generale, le condizioni di lavoro difficili nelle quali i rider si trovano a operare, a causa dei bassi compensi e del clima estivo torrido.

«Fermare le consegne nelle ore più pericolose è possibile se istituzioni e piattaforme decidono di assumersi una responsabilità»

A Torino, questa mattina un presidio dei lavoratori si è riunito di fronte al Grattacielo della Regione, per chiedere risposte alle istituzioni. Presenti insieme ai rider e ai sindacati anche esponenti politici. Così il M5S: «La tutela della salute e della sicurezza di chi lavora non può restare solo sulla carta. Continueremo a sollecitare gli organi competenti affinché vengano intensificati controlli e verifiche sull’applicazione dell’ordinanza, che vieta fino al 31 agosto le attività all’aperto con esposizione diretta e prolungata al sole tra le 12.30 e le 16. Le norme esistono, ma senza controlli adeguati rischiano di diventare inefficaci. Per il Movimento 5 Stelle la tutela della salute viene prima di tutto, non possiamo accettare che le persone siano costrette a lavorare in condizioni disumane».

«In Francia Uber Eats e Deliveroo hanno sospeso le consegne nelle zone con bollino rosso per il caldo, dalle 14 alle 18, su richiesta del Governo: un caso che ha fatto scuola in Europa. È la prova che fermare le consegne nelle ore più pericolose è possibile se istituzioni e piattaforme decidono di assumersi una responsabilità. Qui in Italia, invece, non esiste ancora un obbligo nazionale che imponga alle piattaforme di fermarsi quando il rischio climatico diventa estremo. Il risultato è una tutela diseguale, affidata alla buona volontà dei singoli Comuni o delle aziende» dichiara la Consigliera regionale Pd Laura Pompeo.

«È gravissimo che, a fronte di numerosi esposti, gli enti preposti non siano intervenuti con tempestività. Non possiamo accettare che la tutela della salute venga scaricata sui lavoratori, né che la sicurezza diventi un costo da sostenere individualmente» – continua Pompeo – «Il contributo di appena 2,71 euro per 20 giorni di lavoro non è neanche sufficiente ad acquistare acqua e sali minerali. È una cifra che offende la dignità delle persone».

Sindacati ricevuti dal sindaco Lo Russo

Sempre in mattinata, al Palazzo Civico di Torino, NIdiL CGIL Torino e CGIL Torino sono state ricevute, insieme a Felsa CISL e UILTemp Piemonte, dal sindaco Lo Russo e dalla vicesindaca Favaro in rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del food delivery, proprio per affrontare le criticità determinate dalle elevate temperature di questi giorni.

I sindacati hanno ribadito a Lorusso e Favaro che urge una presa di responsabilità da parte delle grandi piattaforme di food delivery, «datori di lavoro che, ad oggi, stanno ignorando la necessità di garantire condizioni di lavoro sicure» scrivono in una nota. Da parte del Comune è emersa la volontà di intensificare i controlli di vigilanza e controllo sul territorio sia attraverso lo SPRESAL e l’Ispettorato del Lavoro territoriale, sia attraverso un ordine di servizio che verrà diramato al Comando della Polizia Locale di Torino. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto al Comune di svolgere un ruolo politico con il Governo e con la Regione Piemonte, attivando fondi di emergenza e ammortizzatori sociali anche per chi non è dipendente: la maggior parte dei rider lavora da autonomo.

Al termine dell’incontro è stato concordato che il sindaco invierà una nota al Governo e alla Regione Piemonte per chiedere un rafforzamento delle misure a tutela della salute, della sicurezza e del reddito dei lavoratori del settore, in particolare strumenti di sostegno al reddito. Queste misure consentirebbero ai rider di sospendere l’attività nelle giornate e nelle fasce orarie a rischio senza subire conseguenze sul reddito, sull’accesso ai turni, sui punteggi o sulle successive assegnazioni.

Nelle intenzioni del Comune di Torino, gli ammortizzatori dovranno essere strutturati in modo che i relativi costi non ricadano sui lavoratori, ma sui soggetti che organizzano, gestiscono e intermediano il servizio attraverso le piattaforme digitali.

«Nessun lavoratore deve essere costretto a scegliere tra la propria salute e il proprio reddito» – sottolinea il primo cittadino di Torino – «Le piattaforme digitali hanno il dovere di garantire condizioni di lavoro sicure e le istituzioni devono assicurare che questo avvenga. Per questo chiediamo al Governo strumenti di tutela del reddito, alla Regione controlli efficaci attraverso gli organismi competenti e, come Città, metteremo a disposizione la Polizia Locale per supportare l’attività di vigilanza sul territorio, nell’ambito delle proprie competenze».

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