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CronacaTorino

Il giallo della morte di Stefania: cosa è successo nelle sue ultime ore? Nessuna ipotesi esclusa

Non si esclude nemmeno l’omicidio

Gabriele Farina

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TORINO – La morte di Stefania Halip resta avvolta nel mistero. Dopo il ritrovamento del corpo della 24enne nel greto del torrente Fisca, a San Francesco al Campo, ora l’indagine si concentra soprattutto sulle ore trascorse tra il momento in cui la giovane si è allontanata da casa e quello in cui è stata trovata senza vita. Un intervallo di tempo ancora tutto da ricostruire e nel quale, al momento, nessuna ipotesi può essere esclusa.

La prima pista presa in considerazione dagli investigatori è quella di un gesto volontario. Il corpo è stato trovato sotto un ponte, a circa dieci metri di dislivello rispetto alla strada provinciale, e le lesioni riscontrate sarebbero compatibili con una caduta. Ma questo elemento, da solo, non basta a spiegare cosa sia realmente accaduto. La Procura di Ivrea e i carabinieri stanno infatti effettuando tutti gli accertamenti necessari anche per verificare l’eventualità che la giovane sia stata vittima di un omicidio.

La pista del gesto volontario

È lo scenario che, nelle prime ore delle indagini, sembra aver trovato alcuni elementi compatibili.

Stefania è stata ritrovata sotto il ponte del Fisca e sul corpo sarebbero stati riscontrati un trauma al volto e la rottura dei denti, lesioni compatibili con una caduta. Secondo quanto riportato da Repubblica, il medico legale avrebbe inoltre escluso, a un primo esame, evidenti segni di violenza sul resto del corpo.

Tuttavia, gli investigatori devono ancora stabilire se quella caduta sia stata volontaria, accidentale o conseguenza di un’altra dinamica.

C’è poi un elemento che rende più complessa la ricostruzione: secondo quanto riferito dai familiari, Stefania era una ragazza molto legata alla famiglia e abituata ad avvisare i genitori anche per spostamenti molto brevi. La notte della scomparsa, invece, si è allontanata senza dire dove fosse diretta e senza lasciare messaggi.

L’ipotesi dell’incidente

Tra le possibilità prese in considerazione c’è anche quella di una caduta accidentale.

Il luogo del ritrovamento sarà quindi fondamentale per capire la dinamica. Gli investigatori hanno esaminato l’area sotto il ponte e la posizione del corpo, cercando elementi che possano chiarire come Stefania sia arrivata in quel punto.

La domanda è semplice solo in apparenza: la giovane è arrivata autonomamente nei pressi del ponte e poi è caduta, oppure qualcuno l’ha accompagnata o condotta fin lì?

Per rispondere sarà necessario incrociare gli elementi scientifici con la ricostruzione dei suoi spostamenti.

Perché non viene escluso l’omicidio

È proprio questo il punto più delicato dell’inchiesta.

La Procura di Ivrea vuole verificare anche l’ipotesi che Stefania possa essere stata uccisa. Non significa che gli investigatori abbiano accertato un omicidio, né che esista al momento un responsabile: significa che, nella fase iniziale di un’indagine su una morte ancora da chiarire, vengono considerate anche le possibilità alternative alla prima ricostruzione.

La Procura vuole compiere tutti gli accertamenti necessari per escludere che qualcuno abbia provocato la morte della 24enne. Per questo assumono particolare importanza l’autopsia, gli esami medico-legali e la ricostruzione degli ultimi contatti della ragazza.

Gli investigatori dovranno soprattutto capire se Stefania abbia raggiunto da sola il luogo del ritrovamento e se, durante il percorso, abbia incontrato qualcuno.

Il mistero del telefono: l’ultimo segnale alle 4

Uno degli elementi più importanti potrebbe arrivare proprio dal cellulare.

Il telefono di Stefania sarebbe stato localizzato per l’ultima volta intorno alle 4 del mattino di lunedì, nella zona di un supermercato al confine tra San Francesco al Campo e San Maurizio Canavese. Da quel momento non è più risultato raggiungibile.

Il dato permette di restringere almeno in parte la finestra temporale nella quale ricostruire gli ultimi movimenti della giovane. Ma resta da capire cosa sia accaduto dopo quell’ultimo aggancio alla rete telefonica.

Il telefono potrebbe essere stato spento o essersi scaricato. Al tempo stesso, gli investigatori potranno verificare eventuali messaggi, chiamate, contatti e altri dati utili a ricostruire le ore precedenti alla morte.

Le telecamere e le persone incontrate

Un altro tassello potrebbe arrivare dalle immagini delle telecamere presenti lungo il percorso.

La distanza tra l’abitazione di Stefania e il luogo in cui è stato trovato il corpo è di alcuni chilometri. Gli investigatori dovranno quindi ricostruire passo dopo passo gli spostamenti della 24enne e verificare se abbia percorso quel tragitto da sola.

Saranno analizzati anche i racconti dei familiari e le testimonianze delle persone che potrebbero averla vista nella notte tra domenica e lunedì. L’obiettivo è stabilire non soltanto dove si trovasse Stefania, ma soprattutto con chi fosse e cosa stesse facendo nelle ultime ore.

L’autopsia può cambiare il quadro

Il passaggio decisivo sarà ora l’esame autoptico.

L’autopsia dovrà stabilire con maggiore precisione la causa e la modalità della morte e verificare se le lesioni riscontrate siano effettivamente compatibili con una caduta oppure se presentino elementi che possano suggerire una dinamica diversa.

È proprio da questi accertamenti che potrebbe arrivare la risposta alla domanda centrale dell’inchiesta: Stefania è morta in seguito a una caduta volontaria, a un incidente oppure per l’intervento di un’altra persona?

Per ora non esiste una risposta definitiva.

E proprio per questo il caso resta aperto in tutte le sue direzioni: dal gesto volontario all’incidente, fino all’ipotesi più grave, quella dell’omicidio. Saranno gli elementi raccolti dagli investigatori e soprattutto gli accertamenti medico-legali a stabilire quale di queste ricostruzioni possa essere sostenuta dai fatti.

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